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Adelchi Baratono e Adriano Tilgher, due filosofi da ristampare


Non so se la mancata ripubblicazione di opere senza dubbio decisive per la cultura del Novecento sia da addebitare alla spasmodica ricerca, da parte delle case editrici (anche quelle più scientificamente accreditate), di gratificazioni economiche che (è triste dirlo) soltanto libri à la mode possono loro procurare. Peccato che queste case editrici (tra le più importanti, almeno per quanto riguarda il panorama italiano) di fatto contravvengano moralmente, il più delle volte, alle indicazioni e ai programmi, culturali ed etici, dei loro fondatori.
Sta di fatto che, dalla sua prima edizione, risalente al 1934, Il mondo sensibile. Introduzione all’Estetica di Adelchi Baratono non è più stato ritenuto degno di una riedizione, così come l’Estetica di Adriano Tilgher, pubblicata nel 1931 e ristampata fino al 1944, attende da allora di rivedere la luce. Non credo sia necessaria, in questa sede, una ricognizione, per quanto veloce, sull’Estetica del Novecento italiano, se non attraverso un breve catalogo di alcuni suoi protagonisti, da Croce a Gentile, da Banfi a Pareyson, da Vattimo a Eco, né penso che i nomi di Baratono e di Tilgher siano sconosciuti a coloro che, anche soltanto lontanamente, si sono occupati di Estetica e di critica letteraria. Il mondo sensibile (lavoro forse più innovativo rispetto a quello di Tilgher) sancisce la transizione dall’idealismo a una rinnovata concezione dell’Estetica, sollecitando, insieme al pur ineludibile aspetto teoretico, la riconsiderazione del gesto «fabbrile», legato al «fare», dell’opera d’arte. Di fatto, la ri-considerazione di àmbiti sommersi del lavoro artistico e la rinnovata e doverosa enfasi data all’aspetto tecnico, che contraddistinguono la riflessione estetica di Baratono – forse più densamente rispetto a quella, coeva, di Antonio Banfi –, hanno segnato il progressivo venir meno delle istanze, allora dominanti, dell’idealismo crociano e dell’attualismo gentiliano.

Ma perché, se Croce e Gentile (doverosamente, senza dubbio, e senza indebiti pregiudizi ideologici) sono ristampati con discreta frequenza (per quanto con oscillazioni), non abbiamo da decenni riedizioni del Mondo sensibile di Baratono e dell’Estetica di Tilgher? Certo, la visibilità di Baratono (come in parte quella di Banfi, ma anche di Giuseppe Antonio Borgese) è, rispetto al protagonismo e al coinvolgimento anche politico di Croce e Gentile, decisamente marginale. Tuttavia, storicizzate le riflessioni di Croce e di Gentile, venuto in un certo senso meno (già, peraltro, con Borgese, con Banfi e con lo stesso Baratono), in àmbito accademico, anche il timore reverenziale nei loro confronti, credo non sarebbe male riconsiderare figure apparentemente marginali, nel panorama dell’Estetica del Novecento italiano, che tuttavia hanno imbastito una riflessione innovativa, oltre le secche dell’idealismo. La loro presunta marginalità configura dunque un pregiudizio critico, alimentato – tragicamente – da un pregiudizio di natura editoriale.
Va tuttavia notata, tra le recenti operazioni editoriali di opere dell’Estetica novecentesca, la coraggiosa ripubblicazione de La deformazione estetica di Miro Martini (prefazione di Dino Formaggio, Milano, Unicopli, 2002), uscita originariamente, postuma, nel 1955. Nonostante queste operazioni, però, restano ancora da ripubblicare opere decisive, e credo sottilmente ma non clamorosamente canoniche: oltre al Mondo sensibile di Baratono e all’Estetica di Tilgher, per fornire una più ampia campionatura di opere parzialmente marginalizzate, gli splendidi Scritti letterari di Antonio Banfi, editi per cura di Carlo Cordié presso Editori Riuniti nel 1970 e mai più ripubblicati.
Sarebbe interessante porsi, in limine, soprattutto per tentare di comprendere l’eticità culturale di certe strategie editoriali, la domanda sul perché della facilità con cui anche opere fondamentali del Novecento cadano o siano colposamente condannate a una damnatio memoriae senza tregua.

Matteo Vecchio

Bibliografia

Adelchi Baratono, Il mondo sensibile. Introduzione all’Estetica, Principato, Messina-Milano, 1934.

Adriano Tilgher, Estetica. Teoria generale dell’attività artistica. Studi critici sulla Estetica contemporanea, Roma, Libreria di Scienze e Lettere, 1931 (II ed., Roma, Bardi, 1935; III ed., ivi, 1943; IV ed., ivi, 1944).

Miro Martini, La deformazione estetica, Milano, Istituto Editoriale Italiano, 1955 (II ed., Milano, Unicopli, 2002).

Antonio Banfi, Scritti letterari, a cura di Carlo Cordié, Roma, Editori Riuniti, 1970.

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One thought on “Adelchi Baratono e Adriano Tilgher, due filosofi da ristampare

  1. Il mondo dell’editoria è giunto ad una fase di non ritorno dove l’unico punto fermo e prioritario sembra essere il tornaconto economico…Detto questo è davvero assurdo nonché vergognoso che testi come quelli su menzionati vengano lasciati, di proposito o per futile disattenzione nell’oblio e nella polvere, impedendo alle generazioni a venire di accedere a determinanti fonti d’erudizione e seppellendo in un moto senza fine l’opera di stimati autori che con il loro lavoro hanno aperto la strada a pensieri innovativi essenziali che meriterebbero un più giusto riconoscimento.
    Non ci rimane altro che prendere accurata nota di questi titoli prima che vengano definitivamente sepolti dall’indifferenza!

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