Recensioni

Centoparole: Raffaella D’Elia

Raffaella D’Elia, Adorazione, Edilet, Roma 2010

 

di Elio Grasso

Una dedica, «ad occhi chiusi», anteposta al capitolo introduttivo del primo libro pubblicato da Raffaella D’Elia. Siamo di fronte a un tentativo di straniamento, tale da rendere totalmente significante l’ingresso nell’assetto “visuale” di Adorazione. Responsabilità non da poco per un’opera prima. Che tra l’altro inizia con il regista Wenders, occhio psichico per eccellenza della visionarietà contemporanea, che si aggira in una Roma di biblioteche e fontanelle, facendo sostenere all’autrice una sorta di eccitazione controllata, ma vissuta senza sosta.

Che la condurrà, con scrittura minuziosa e attenta a ogni breve movimento, a incontri permeati di interrogazioni continue sulla poesia e sull’arte confinante: Sanguineti e le sue cartoline affettuose, un postkarten reale fra incontri estivi a teatro, e flashbacks familiari che lanciano per aria (rendendole ex novo visibili) storie di avanguardie e i colori brillanti di teorie d’un tratto efficaci. L’autobiografia qui s’incrocia, per dare un’idea, allo studio di certi ritratti di Reynolds, ricchi di bellezza “abitudinaria”, o all’osservazione del Grande vetro di Duchamp e delle incrinature che lo trasformano d’un tratto in opera compiuta, terminata, pronta all’esposizione. Come dice Trevi nell’introduzione, D’Elia «porta se stessa» nei percorsi, camminando a piedi dove il suo sguardo la guida, insieme ad amici scrittori o studiosi disincantati. In Ritratti senza cornice, le relazioni fra reperti artistici e persone si sciolgono in un film che non ha quasi fine. Qui si attua un continuo sconfinamento, fra i generi e le strade che diventano testimoni di smarrimenti e verità da condividere. Al termine del libro si comprende come le proporzioni del nuovo millennio abbiano a che fare con i reperti e il viaggio intrapreso allo scopo di svelarli. È vero che occorre una nuova struttura per riportare il diario di una simile ricerca: si pensi a una telecamera fatta di parole che insegua e inquadri da tutte le parti i soggetti (e i loro pensieri), tanto da concepire una specie di saggio tridimensionale. Occorre una certa dose di spietatezza per puntellare bellezza e autenticità. Dote che credo non manchi a Raffaella D’Elia, se la seguiamo nei suoi spostamenti verso gli “oggetti del desiderio”, e nel suo repentino riacciuffare dentro il pulviscolo in cui siamo immersi le immagini del mondo, così come appaiono per esempio nei ritratti di Cartier-Bresson.

Annunci

One thought on “Centoparole: Raffaella D’Elia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...