I libri migliori

La lingua muta di Emanuele Tonon

di Alessandro Angeli

Il nemico, Milano, Isbn Edizioni, 2009, pp. 102, Euro 14,00

Il nemico, di Emanuele Tonon arriva (più o meno puntuale) nel mercato editoriale italiano, per colmare un vuoto e una necessità, quella cioè di poter raccontare l’abbruttimento e l’orrore quotidiano, senza doverlo ascrivere ad una categoria letteraria, o nasconderlo dietro un presunto mostro, la cui eliminazione coincida con la catarsi del lettore. Perché ne Il nemico, non c’è catarsi, tanto meno l’opera si presta ad essere definita romanzo, nel senso canonico del termine, anche perché non esiste un vero e proprio intreccio e i dialoghi presenti sono pochi e molto spesso accessori. L’elemento formidabile del libro è la prosa dell’autore, le cui filippiche contro un dio interiore, lacerato e ormai perduto, raggiungono sulla pagina intensità parossistiche.

Perché sebbene i personaggi nella subalternità che li condanna siano falcidiati da una realtà ingrata ed implacabile, e da un sistema stringente e disumano che si compiace della loro condizione, le invettive del narratore sono rivolte in prima istanza contro Dio. Sembrerebbe quasi un tentativo di mistificazione questo, ma leggendo la prima parte: Sotto il sole di Lucifero, ci accorgiamo che così non è. Perché osservando la vita di Settimo, ascoltando dalle parole del figlio con quanta sacralità egli ogni giorno si presti al suo martirio, consumato dalla carta vetrata e obbligato a turni forzati in fabbrica, vedendo insomma come quest’uomo anteponga il lavoro alla sua stessa vita, non possiamo avere dubbi a definire la sua esperienza biblica. Proprio la morte del genitore, stremato dal lavoro nel corpo e nell’orgoglio, fa nascere nel figlio una lingua nuova che dalle viscere si affaccia con fatica agli occhi:

Quello che mi ha lasciato è questa nuova lingua che non si parla, questa reiterazione di gesti. La lingua che parlano gli annegati, la lingua dei pesci.

Una lingua muta che dagli abissi di un dio interiore morente si rivolge all’Altissimo, il quale ha ancora gli occhi abbagliati dal sole di Lucifero, inevitabilmente radicato nella realtà degli uomini, per ascoltarla. Con questa traslazione Tonon relega Dio nell’oscurità, impalpabile e assente e Lucifero nella luce, nel sole quotidiano che scalda la terra e che a suo modo, con i suoi crudeli capricci, fa andare la vita. In questa luce oscura, in questo sole smorzato, si muove l’esperienza di Settimo, la sua epica quotidiana, vana per molti, ma non per il figlio, capace di riconoscere la santità del padre e la spinta quotidiana con cui egli si approssima all’ altissimo niente.

Nella seconda parte del libro l’elemento centrale è ancora il male, che cova e germina in ogni dove. Il narratore e la sua sposa, profughi e ostaggi del microcosmo di provincia, cercano di sfuggirne gli assalti, fondendosi, sigillandosi insieme in un’unica entità. E ancora una volta la sola difesa è questa scrittura che si fa preghiera e che giunge al suo apice proprio quando i due sposi, ormai arresi, decidono insieme di soccombere al nemico.

Una lingua, una scrittura definita eretica, ma anche mistica, nel senso post moderno del termine, che fa di Emanuele Tonon, già teologo operaio, un apostolo della letteratura italiana.

***

Alessandro Angeli è nato a Roma nel 1972 e vive a Grosseto. Ha una laurea in lettere moderne conseguita presso l’Università di Siena con una tesi in “Teorie e Tecniche del linguaggio cinematografico”. Dopo aver frequentato il Master per “Redattori Editoriali” all’Università di Urbino, ha iniziato a collaborare con alcune case editrici. Attualmente è consulente e redattore editoriale per Dario Flaccovio editore e Martin Eden agenzia letteraria. Cura una rubrica di autori toscani su un mensile di cultura e tradizioni popolari della Maremma. Per il comune di Grosseto ha ideato e curato insieme a Luca Bonelli il progetto De-generazionipercorsi linguistici tra cultura moderna e oralità. Ha pubblicato un racconto su Sagarana e il romanzo Maginot, fotogenesi di un romanzo, Edizioni Controluce (2008). La lingua dei fossi, miseria e orgoglio di un fuorilegge è di prossima pubblicazione per Besa editrice.

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3 thoughts on “La lingua muta di Emanuele Tonon

  1. Alessandro, pur non avendo letto tuoi precedenti interventi, vuoi per mia ignavia vuoi per reale ignoranza del tuo contributo critico ma, a premessa conclusa, giudico la tua analisi del considerevole libro di Tonon eccessivamente aggregata al mero dato ‘semantico’ del testo eludendo quello che ritengo essere il nucleo portante e cogente del volume in oggetto e cioè il sottotesto (che poi tanto sotterraneo non è) teologico in cui con evidenza si precisa il messaggio dell’Autore e si corrobora la ‘sconvolgente’ visceralità de Il Nemico. Per ogni rimando si confronti la mia ‘recensione’ succinta per statuto da me pubblicata su ibs.it.

    • concordo, le mie osservazioni si limitano a sottolineare (se mai ce ne fosse bisogno) la potenza linguistica del testo … il miracolo espressivo di un soliloquio che si fa letteratura, osservazioni scritte di pancia nel confronto diretto con una prosa contagiosa, che non dà scampo. Ringrazio te per il rimando ai necessari approfondimenti testuali, che seguirò.

  2. Pingback: “Il nemico” di Emanuele Tonon « MondoBalordo

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