Segnalazioni

Notizie samghiane (Rossini, Roger Chartier, Manet a Londra)

a cura della Redazione
Rossini_oneandonlyUn anniversario mancato

Come spesso succede, a seconda della natura bisestile dell’anno, il 29 febbraio compare e scompare dal calendario; e con esso il ricordo della nascita di Gioachino Rossini, che si dovrebbe celebrare oggi. Forse la Vita di Rossini di Stendhal rimane ancora un’introduzione essenziale al compositore (esiste un’edizione italiana per EDT del 1992, curata da Bongiovanni Bertini), soprattutto per via del fatto che Stendhal riconosce la forza prorompente del ‘rumore’ rossiniano: un segnale che egli inscrive nel corpo sociale come una febbre bizzarra e malsana, paragonabile al colera e imputabile all’incremento di calore animale provocato dalle prime, grandi concentrazioni di pubblico in teatro. Il Rossini di Stendhal, e dei suoi contemporanei, non era solamente un genio della parola in musica ma anche uno sperimentatore di una fisiologia sociale, la cui temperatura cominciava a venir studiata dai riformatori francesi. Quando pensiamo a Rossini e al suo colpo di cannone, bisogna anche ricordarsi dell’effetto di sbigottimento totale con il quale gli spettatori (per esempio, dopo la premiere della Gazza Ladra nel 1817) tornavano a casa tramortiti, sentendosi, come si legge nelle testimonianze e nelle caricature dell’epoca, ridotti al livello di una molla meccanica. s.g.

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AVT_Roger-Chartier_6588Roger Chartier a Filadelfia

Pochi studiosi hanno la grazia e il rigore di Roger Chartier nell’attraversare confini geografici e disciplinari, e nell’ostinato tentativo di praticare una filologia romanza che non sarebbe dispiaciuta ad Auerbach o a Braudel (a cui, infatti, Chartier ritorna, sottolineando come certe condizioni economiche di povertà oggettiva abbiano creato un terreno di coltura privilegiato per la nascita del genere picaresco e dei capolavori di Cervantes). Venerdì 25 febbraio, a Filadelfia, Chartier ha parlato della Relación de la Destruycion de las Indias, un testo spagnolo che viaggiò in traduzione da Siviglia ad Anversa, fino a Londra, dando anche una dimostrazione, ludica e teatrale fino a un certo punto, del suo attaccamento personale alla metodologia francese del paratesto e dei suoi segreti editoriali. s.g.

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manet-luncheon-1868-grangerManet a Londra

La Royal Academy di Londra ha allestito un’importante mostra su Manet (Manet: Portraying Life, fino al 15 aprile), che si giova di diversi prestiti illustri (anche dalla National Gallery e dal MET di New York) e si concentra sulle commissioni private. La chiave è innovativa, e permette di passare in rassegna il ritratto paradossale del politico Henri Rochefort, Emile Zola del 1868 e molti altri. Manet aveva forse il sogno di realizzare uno spaccato intellettuale simile a quello della corte di Madrid dipinta da Velázquez, e spesso si sono paragonati i metodi dei due pittori; mai come in quest’occasione è possibile verificare quest’ipotesi, partendo, per esempio, dall’enorme Colazione nell’atelier (qui di fianco) dove blocchi di nero producono un effetto inverso di illuminazione al centro del quadro. s.g.

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