Riflessioni

Khaled al Asaad, un silenzio simbolico e concreto

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di Fabio Malvaso*

Dedicare una sala in ogni museo di antichità romane presenti in Italia all’archeologo Professor Khaled al Asaad  è il minimo che si possa fare per onorare la memoria di un uomo che ha dovuto suo malgrado diventare un eroe.

Il silenzio che egli ha opposto ai suoi aguzzini è concreto e simbolico al tempo stesso. Concreto perché il Professore non ha rivelato dove aveva nascosto opere di inestimabile valore legate ad uno dei siti archeologici più importanti del medio oriente: il sito di Palmira, in Siria, teatro delle vicende svoltesi nel III secolo d.C. e che vedono quali protagonisti la regina Zenobia e l’imperatore romano Aureliano; sito che avremmo, dunque, dovuto difendere in primo luogo noi occidentali. Non abbiamo ricostruzioni precise dell’accaduto, ma dal modo in cui il corpo di Al Asaad è stato straziato possiamo immaginare che non glielo abbiano chiesto con le buone.

Simbolico perché contro la ferocia e il fanatismo messi in atto dai membri dell’ISIS non c’è comunicazione possibile: gli idiomi sono gli stessi, le lingue sono diverse.

Si attribuiscono patenti di eroe a molte persone, spesso forzando il significato della parola stessa. Eroi molte volte sono state definite le vittime innocenti di un attentato a causa di una retorica di commiserazione messa in atto dai mass media e in parte dalla politica che, non sapendo difendere i cittadini, cerca di rimediare in tale maniera. Le vittime del fanatismo non vanno mai dimenticate, e il Professor Khaled al Asaad è stato qualcosa di più. Principale responsabile della promozione del sito archeologico di Palmira, patrimonio dell’umanità riconosciuto dall’UNESCO, insignito di varie onorificenze per meriti culturali anche da istituzioni occidentali (ad esempio, in Francia), il Professore è diventato un eroe poiché, nonostante le torture ripetute e terribili, nonostante la violenza subita nel corpo e nello spirito, è riuscito a nascondere diverse opere di inestimabile valore, salvando almeno in parte la nostra memoria. Questo archeologo di 82 anni ha resistito alla ferocia del fanatismo religioso ed ha dimostrato di essere un grande uomo.

La bocca chiusa, dicevamo: quella che dovrebbero tenere i finti e improvvisati sacerdoti della cultura occidentale che non hanno mosso un dito per fermare il disastro culturale e umanitario perpetrato dalle forze dell’ISIS. A noi, però, in questa sede non interessa una perorazione di carattere politico.

Il Professor Khaled al Asaad aveva diretto il museo legato al sito archelogico di Palmira per buona parte della sua vita e mai avrebbe voluto vedere quel luogo distrutto; si sentiva realmente il guardiano di un pezzo di storia dell’umanità. La distruzione del sito di Palmira era anche la fine della sua vita. Difficile immaginare le atroci sofferenze che ha dovuto subire per non rivelare il luogo cercato dai membri dell’ISIS. Quel silenzio ha fatto di quest’uomo un eroe.

Il Ministero dei Beni culturali  dovrebbe adoperarsi affinché venga istituita una sala Khaled al Asaad in ogni museo di antichità romane presenti sul territorio nazionale. Non ci laveremo la coscienza con questo provvedimento, ma onoreremo la memoria di un grande archeologo e di un grande uomo.

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l.*Fabio Malvaso insegna Storia e Filosofia al Liceo Classico “G. Giusti” di Torino. Tra i suoi interessi di ricerca: la Prima Guerra mondiale e in particolare le battaglie sul Piave.

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