Poesia/Porto sepolto

LIDIJA VUKČEVIČ: inevitabile è la poesia come l’alba, la spada o la Via Appia.

di Adriana Gloria Marigo

ilveloa[1]Nella mia raccolta di libri smilzi dalla copertina verde acqua che Via del Vento edizioni pubblica nella collana acquamarina in tiratura limitata, scegliendo la preziosità della carta vergatina avorio, apponendo in calce la dicitura “copia ad personam” in gentile maiuscoletto, c’è un volumetto che porta il titolo Il Velo e altre poesie. La pubblicazione risale al dicembre 1997, l’autrice è Lidija Vukčevič; le alette di copertina riportano poche notizie, tuttavia esaustive per avere di lei un profilo che suscita interesse e rimanda alla ricerca dei suoi libri che, ahimè, in Italia sono inesistenti. Wikipedia Italia non presenta note biografiche e bibliografiche, mentre in lingua croata esistono poche righe a riguardo; il sito Via del Vento edizioni riproduce la copertina del librino, una breve poesia, la “foto da giovane” dell’autrice, la stessa nota biografica che ritroviamo all’interno della raccolta, che consta di ventiquattro poesie tradotte in italiano dalla stessa autrice con la partecipazione di Eridano Bazzarelli, slavista.

Lidija Vukčevič nasce da una famiglia di origine montenegrina a Zagabria nel 1954; insegna lingua e letteratura croata in un liceo di Zagabria. Compiuti gli studi in letterature e lingue slavo-meridionali e filosofia all’Università di Zagabria, consegue il dottorato con una tesi sullo scrittore serbo del Novecento Miloš Crnjanski; in seguito si occuperà di letteratura serba e croata del Novecento pubblicando alcuni saggi su Miličević, Desnica, Crnjanski. Collabora a «Republika» e «Prosvjeta». Le pubblicazioni di poesia sono tutte in lingua croata, salvo le ventiquattro liriche edite da Via del Vento: Boja šafrana (Il colore dello zafferano), 1992; Pergamene prah (La polvere della pergamena), 1995.  Il sito croato  http://butua.com/izvjestaji-reportaze/trg-pjesnika-lidija-vukcevic/ presenta una lunga bio-bibliografia dell’autrice da cui risulta che l’ultimo lavoro  è un romanzo edito da Skener studio Zagreb, 2012 dal titolo Kiši li neprekidno nad Kotorom?

Ritornando a Il velo e altre poesie c’è da aggiungere che in calce alla Nota al testo di Eridano Bazzarelli «si ringraziano i poeti Daniela Marcheschi e Amedeo Anelli per la collaborazione».

Da una serie di particolari evidenziati dallo slavista Bazzarelli si evince l’originalità della scrittura di Vukčevič: a partire dalla significativa formazione culturale in cui convergono l’origine della famiglia  ̶  da una regione arcaica, montana quale il Montenegro, s’insedia in Croazia, in una città universitaria quale Zagabria aperta alle influenze dell’impero asburgico, alle suggestioni culturali dell’est, alla convivenza di quattro fedi religiose -, alla frequentazione di varie linee letterarie senza aderire pienamente all’una o all’altra, poiché l’interessante e il vivifico è l’emergere nella pienezza individuale, nell’emanazione di ogni dettaglio immaginifico che nella parola del verso risolva se stesso in termini di poesia. Nella Nota al testo si cita il critico Marko Grčić che connota con il termine “mediterraneità” l’elemento portante ed afferente della poetica di Lidija Vukčević. I ventiquattro testi contenuti ne Il velo e altre poesie evidenziano il concetto espresso dal critico croato, poiché mediterranee non sono tanto le atmosfere dei contenuti, quanto e propriamente le figure che costituiscono il paesaggio poetico: figure che salgono dai secoli e si riferiscono ai miti come in Ultima Thule o dalle immediate vicinanze degli spazi geografici, implicate da certe presenze antiche, il genius loci come in Canto sotto il cielo blu. La ricchezza del contenuto, che presenta temi classici e mitologici – la temporalità, le istanze del pensiero, la natura nei suoi aspetti marini, celesti e floreali –, si coniuga all’aspetto formale di una sintassi complessa, che si avvale di preziose metafore, creando un’atmosfera lirica appassionata ed evidenziando  la capacità dell’autrice di elaborare il dato biografico alle finalità di quello universale.

***

da Lidija Vukčević, Il velo e altre poesie, a cura di Eridano Bazzarelli, Via del vento edizioni, 1997

Inevitabile è la poesia

Inevitabile è la poesia
Arriva col soffio del tiepido scirocco
Assale da illusioni barocche
Giunge dai prestiti che il futuro mi fa
Inevitabile è la poesia
Come gli echi delle anime di chi la legge
Inevitabile come il maltempo
Non puoi scampare a questa invasione saracena
È diluita dappertutto, tra la scrittura dell’Altissimo
Dispone dell’eternità, questa vana seta di cielo
È irriducibile la sua luce di rubino al discorso mortale
Inevitabile è l’illusione, suo regno
Inevitabile è la poesia come l’alba, la spada, o la Via Appia
E tu lettore indifferente, che pensi di essere sfuggito
Tu circondato dai fantasmi
Non aver paura, non le sfuggirai
A questo aspro sguardo di zingara
A questi tuoni d’amore
Perché inevitabile è la poesia come i gigli di Leonardo
Queste trappole perfette
Inevitabile è la sua ombra, che non puoi sfuggire
Inevitabile è la poesia, la misura di tutte le misure
Inevitabile come il notturno o la tristezza vellutata
Che la riempie.

*

L’ordine totale

Sonoro ondeggia il brivido e s’increspa malinconica la fiacca
Dal sapore di fumo
Il tabacco sottomette tutto a se stesso nelle ghirlande dorate
Sulla terrazza del padre: da un fianco all’altro del lago
È come essere vicini a Dio e viceversa, troppo vicini e troppo lontani
In quest’attimo sbadiglia, stirandosi, un gatto nero-brillante
E un’agile e sazia notte sta per accadere
Le svolte e le strade portano all’annullamento delle cose
Dov’è l’ultima pergola, con l’ombra di tutte le ombre
Ma tu non ti uccidi, solo così e apposta
A un’avida urgenza
Il mare è dietro le montagne, e rotola la sua nota storia azzurra,
Porta la rosa dei venti e tu, dall’odore del sale
Riconosci l’antica vicinanza, i lembi, il paese nativo.

*
Ultima Thule

Lì, sono le navi pesanti e i divini cavalli vanno
verso le cupole viola e cupe
Lì, c’è l’ampio orlo dei passaggi fulvi
e il mare cupo si frange sugli scogli
Lì, regnano arditi incantesimi, perché lì, dio a dio
è progetto, enigma, tesoro
Lì, sono i cieli gravi e tenebrosi, stanchi del turbine
e tremano di un tremore diverso
Lì, è la luna sempre rotonda, mentre umile, mentre
modesta chiede perdono, indulgenza
O, torbida, lontana e vicina Thule, l’argento del Nord
dove c’è il lucido vertiginoso Sud
Dove c’è la patria di rame, mentre vibrante e stupenda,
con un vezzo di perle nere al collo
Invoca l’ebbrezza del ritorno, i fondamenti deboli, mentre
accanto al sole di mezzanotte versi le lacrime
annoti il dolore.

*
Nix

La luna giovane, superba, bella e pigra
nel cuore mette la follia
E mentre si bagna, contro il vento, nella propria
ebbra pienezza
Megara arde nel fuoco forte,
e Nix esce alla sera
A mezzanotte, quando il Dioniso blu ha il presentimento
e il destino voleva così
Che lo incontrassi in un posto dove
si spolvera il giglio
dove s’incontrano il Sud e il Nord tenebrosi
innumerevoli parole
Chiacchierava, trasportato da una passiuone a capofitto,
la più saggia era Nix
Poiché prima dell’alba si copre con l’abito della notte
e va verso il porto
Dove l’aspetta una nave con le vele
che placano il dolore.

*

Canto sotto il cielo blu

Apro le porte degli orti, l’infinito benedetto
si stende oltre, oltre
La materia cupa che va al fondo conquistata da vano buio
l’orizzonte vicino si avvista
Le curve dei fiumi, degli archi, delle albe fulminanti
lascia il collare della cavezza
Che hai così fortemente legato intorno a innumerevoli prigioni
questi beni di futilità
Che hai così abilmente ingarbugliato, soffrendo per lo sciupìo
perché, sai, la divisione non s’è iniziata
Non liberarti di niente, guardando giù verso
le care e dure starde
Non avere paura, naviga verso un vento faorevole, mentre
mentre si vede il fragile
E bugiardo paese, che accanto alle bestemmie e ingiurie
versa le lacrime, bacia le tue tracce.

 

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