Poesia e traduzione

Three Poems. Marco Genovesi translated by Hoyt Rogers

Marco Genovesi*

TRE POESIE

 

Ricordo molto bene

Ricordo molto bene le giornate che seguivano a un’offensiva. La città si toglieva l’uniforme militare, e i soldati non giravano più in squadroni. Gli altoparlanti non facevano più squillare le sirene per le strade, la metropolitana tornava a funzionare regolarmente. La sera si potevano tenere le luci accese fino a quanto si voleva, e ogni notte stavamo alzati fino all’alba, a bere, ascoltare musica, chiacchierare e fare l’amore. In quei giorni, la gente che incrociavi per strada era molto più distesa. Era come un piccolo miracolo, vedere una bambina fare l’equilibrista su un muretto di mattoni rossi, seguita a ruota dalla madre, in uno dei primi giorni di sole. Uno dei primi giorni di primavera.

***

I vecchi

La città è enorme, e quasi interamente popolata da vecchi. Sono tutti alti e scheletrici, e le loro facce si sono trasformate in un gomitolo di rughe e pelle raggrinzita. Tutti hanno i capelli bianchissimi. Le strade sono piene delle loro voci. Parlano di continuo, schiamazzano, ridono. Sono continuamente di corsa. Corrono sempre verso qualcosa o qualcuno. I vecchi ridono, parlano, cospirano, spettegolano, si aiutano o si combattono l’un l’altro in quella folle rincorsa per le strade sterminate della metropoli. Quando li avvicini, sono gentili. Ti accolgono a braccia aperte e con un sorriso. Parlano con te senza mai guardarti negli occhi, ma ogni tanto le loro mani secche e rugose ti battono sulla spalla, per farti coraggio. Dopo un po’, ti salutano e, improvvisamente di nuovo impazienti, ti lasciano su quella sedia e tornano alla loro vita piena di impegni, incombenze ostacoli e obbiettivi. I vecchi non si fermano mai un secondo. Le strade sono piene del loro odore appiccicoso e ingiallito, dei loro capelli bianchi, scintillanti al sole o mossi dal vento.

***

Sia la luce

I

Fuoco.
Ampie macchie rosse nell’ombra.
La notte non è più la fine del mondo. Il fuoco ha agganciato la notte al tempo. Le cose, prima informi e incolori, hanno cominciato a emergere. Parlano in lingue nuove e antichissime, pongono domande incomprensibili. Non danno mai risposte.
In maniera stranamente naturale, i buchi bianchi nel cielo hanno preso a scrivere nuovi alfabeti.
La piccola radura dove il fuoco dipinge l’ombra si è separa dalle foreste enormi, fredde e irraggiungibili che la circondano e che non sono ancora state infettate dall’esistenza.
Dalla paura, nasce il disperato tentativo di capire.

 

II

La terra, affogata dal sole, è deserta. La luce è tanto forte da schiacciare tutto quanto. Le poche cose che si stagliano contro quel muro di luce assomigliano a strani cancri neri. La strada lo porta alla fine della città, su una collina spoglia. A quel punto lui sussurra: «È il momento». Quindi, con il suo bastone, traccia una linea sulla sabbia.
La terra non è più affogata dal sole. Ogni colore, adesso, è chiaro e vivido. Ogni cosa brilla di luce propria e di verità. È difficile credere che mondo sia esistito anche prima di allora. In un certo senso, è come se, scrivendo sulla sabbia, abbia creato il mondo dal nulla.
«Ecco.», dice, «Questa è la verità. È esistita da sempre, e l’ho appena immaginata.»

 

III

Il soldato di guardia si ferma. Da un lato della muraglia, vede la città con le sue luci e i suoi grandi palazzi. Dall’altro, il buio più assoluto.
Apro un libro. Le parole arrivano ai miei occhi, ma nella bocca sento sapore di polvere.
Fuori, per le strade, dei bambini giocano e scherzano accanto a un monaco che brucia.

 

IV

Tra i colonnati distrutti e baracche in fumo, mi imbatto in alcuni amici miei. Li raggiungo e andiamo a stare all’ombra di una statua di marmo sfigurata. Lì giochiamo con un cane randagio che abbiamo incontrato per strada e beviamo una bottiglia di vino dopo l’altra.
Non ci sono più maestri. Non c’è più verità. Non c’è più vita, in nessun luogo.
Respiro profondamente l’odore del bruciato e dell’erba bagnata.
Siamo tutti morti, e non siamo mai stati così liberi.

 

 

Three Poems by Marco Genovesi

Translation by Hoyt Rogers**

(Copyright 2014)

I Remember Very Well

I remember very well the days that followed an attack.  The city threw off its uniform, and the soldiers didn’t pace around in squadrons anymore.  The sirens stopped blaring on every corner, and the subway returned to its normal hours.  You could keep the lights on after dark as long as you wanted, and every night we stayed up till dawn, drinking, listening to music, shooting the breeze, and making love.  In those days the people you ran into on the streets were more carefree.  It was like a small miracle to see a little girl balancing on a low, red-brick wall, followed closely by her mother, on one of the first sunny days.  One of the first days of spring.

 

***

The Old

The city is huge, and peopled almost entirely by the old.  They’re skinny and tall, and their faces have turned into wrinkly balls of shriveled skin.  All of them have stark-white hair.  The streets overflow with their voices:  they talk nonstop, shouting and laughing.  They’re always on the move, rushing off to something or someone.  The old folks cackle, they chat, they plot, they gossip, they help each other or quarrel in their mad dash through the endless streets of the metropolis.  When you go up to them, they’re kind.  They greet you with smiles and open arms.  They speak without looking you in the eyes, but now and then their dry, wizened hands pat you on the shoulder to cheer you on.  Suddenly restless, after a while they say good-bye.  They leave you sitting in your chair and plunge into their lives again, packed with chores and goals and stumbling blocks.  The old never sit still for a second.  The streets are full of their yellowed, gummy smell—of their white hair glinting in the sun, ruffled by the wind.

***

Let There Be Light

I

Fire.
Wide red splotches in the dark.
The night is no longer the end of the world.  The fire has arrested the night in time.  Things that were formless and colorless before have begun to emerge.  They speak in new and ancient languages, ask inscrutable questions.  They never give any answers.
In an oddly natural way, the white holes in the sky have started writing new alphabets.
The little clearing where fire paints the darkness has become distinct from the enormous forests that surround it; unreachable and cold, they have yet to be infected by existence.
The desperate attempt to understand is born from fear.

 

II

Drowned by the sun, the earth is empty.  The light falls so heavily it crushes everything.  The few objects that stand out against the wall of light resemble strange black cancers.  The street leads him to a bald hill at the end of the city.  At that point he whispers:  “The time has come.”  Then he traces a line in the sand with his cane.
The earth is no longer drowned by the sun.  Now every color is clear and vivid.  Each thing shines with truth and a light of its own.  It’s hard to believe the world existed before now.  It’s as if he had created the world out of nothing by writing on the sand.
“There,” he says.  “This is the truth.  It has always existed, and I have just imagined it.”

 

III

The sentry stops.  On one side of the wall he sees the city with its lights and massive buildings; on the other, absolute darkness.
I open a book.  The words reach my eyes, but I in my mouth I taste only dust.
Outside in the streets, children horse around beside a burning monk.

 

IV

Among the ravaged colonnades and smoldering shacks, I run into some friends of mine.  We linger in the shade of a marble statue, now defaced.  Drinking wine, bottle after bottle, we fool around with a stray mutt we’ve found in the street.

There aren’t any masters anymore.  There isn’t any truth anymore.  There isn’t any life anymore, no matter where you look.
I breathe deeply—inhaling the charred smell, the odor of wet grass.
All of us are dead, and we have never been so free.
________________________________________________
unnamed*Marco Genovesi was born in Vasto, Abruzzo. He grew up in Italy, and has also spent a great deal of time in Denmark and the United Kingdom. After receiving his undergraduate degree in International Relations from the University of Bologna, he obtained his Master’s in England, at the University of Warwick. Eight of his poems appeared in The Fortnightly Review in 2013, with English translations and an essay on his work. A bilingual collection of his poems and short stories, Telegrams from the City Under Siege, was published in the Odd Volumes series in 2015. He currently lives in Edinburgh.

Marco Genovesi è nato a Vasto, Abruzzo. Cresciuto in Italia, ha speso
molto tempo in Danimarca e nel Regno Unito. Dopo aver conseguito la
laurea in relazioni internazionali presso l’Università di Bologna, ha
ha ottenuto il master nell’Università di Warwick, in Inghilterra. Otto delle sue poesie sono apparse nella Fortnightly Review del 2013, con una traduzione inglese e un saggio sul suo lavoro. Una raccolta bilingue delle sue poesie e racconti, Telegrammi dalla città assediata, è stato pubblicato nella serie Odd Volumes nel 2015. Vive attualmente a Edimburgo.

 

**Hoyt Rogers has published a poetry collection, Witnesses, and a volume of Hoyt Rogers photo (1)criticism, The Poetics of Inconstancy. His poems, stories, and essays have appeared in many periodicals. He translates from the French, German, Italian, and Spanish. His translations include the Selected Poems of Borges and three books by Yves Bonnefoy, The Curved Planks, Second Simplicity, and The Digamma. In 2014, in collaboration with Paul Auster, he published Openwork, an André du Bouchet reader. His translations of Marco Genovesi, Telegrams from the City Under Siege, appeared in 2015. He divides his time between Latin America and Europe.

Hoyt Rogers ha pubblicato una raccolta di poesie, Witnesses, e un volume di critica, The poetics of inconstancy. I suoi racconti, i suoi saggi e le sue poesie sono stati pubblicati in molti periodici. Ha tradotto dal francese, tedesco, italiano e spagnolo. Le sue traduzioni includono le Poesie scelte di Borges e tre libri di Yves Bonnefoy, The Curved PlanksSecond Simplicity e The Digamma. Nel 2014, in collaborazione con Paul Auster, ha pubblicato Openwork, una antologia di André du Bouchet. Le sue traduzioni di Marco Genovesi, Telegrams from the city under siege, sono state pubblicate nel 2015. Divide il suo tempo tra l’America Latina e l’Europa.

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