Poesia/Recensioni/Saggi

Lorenzo Calogero e “L’ombra assidua della poesia”

di Bruno Nacci

Schermata 2016-02-28 alle 11.48.16 (1)Anno importante il 2010 per il poeta calabrese Lorenzo Calogero (1910-1961), fantasma (uno dei tanti) delle patrie lettere, a cui due volumi rendono giustizia: L’ombra assidua della poesia, a cura di Vito Teti, Catanzaro, Rubbettino, 2010 e la riedizione delle poesie giovanili a cura di Mario Sechi, con un’Introduzione di VitoTeti, Parole del tempo, Roma, Donzelli, 2010. Scrive Teti nell’Introduzione al volume delle giovanili: «una poesia quasi geologica, naturale, capace di cogliere profondità, sfumature, colori, onde sonore del paesaggio». E in effetti questi versi, la cui complessa situazione editoriale viene ben riassunta anche in relazione alla vicenda esistenziale del poeta (viene in mente un suo omologo nella prosa e forse anche nella vita, Guido Morselli), che risentono in egual misura della recente lezione ermetica e della sconsolata visione leopardiana, tendono a coinvolgere nel sentimento della solitudine le parole e il paesaggio: «e così vado solo / per infiniti firmamenti / ad aspettare». Smarrimento forse anche dettato dalla temperie storica (le poesie di Parole del tempo, furono scritte negli anni Trenta), precarietà della vita, una solitudine dolorosa mai rimarginata, come una ferita contro cui sentimenti e pensieri nulla possono, e un bisogno straziante di vedersi rispecchiato, ma in qualche misura anche riscattato, dalla pagina scritta, fanno dire a Mario Sechi nella Prefazione: «la sua voce scarta non di rado fuori binario, suoni e segni si incidono come lampi e come disordinate scorie di senso». La sintassi moderna, a cui fa da contrappeso, non di rado, un lessico più arretrato, fermo sulla soglia dell’ottocentismo aulico quando non neoclassico, a tratti lo avvicina al primissimo Montale, ma con più struggente amarezza, con un’immedesimazione nella natura, romanticamente partecipe, che non riesce a sfociare neppure in una sentenziosità negativa. Se prendiamo a modello e ad esempio Silenzio rimena il meriggio, che non solo per il vocabolo “meriggio” ricorda la poesia montaliana Meriggiare pallido e assorto, possiamo constatare le differenze, pur nella comune e spaesante sensazione del nulla (il «solido nulla» di Leopardi):

Silenzio rimena il meriggio
Negli orti suburbani e gli avelli
Dove le piccole onde della vita
Smosse nemmeno si odono.

Grave nota di malinconia
Solleva nell’aria densa verso il cielo
Un’atmosfera nebbiosa.

Ad una radura ti addurrà.
Sogni che è mattina.

Identica è l’atmosfera panica, ma mentre in Montale il sole, il mare, il suono delle cicale, creano come un frastuono Schermata 2016-02-28 alle 12.34.41che duplica lo sconforto dell’anima, accentuandone l’estraneità proprio nel momento in cui sembra partecipare del movimento della natura, Calogero rappresenta una natura silenziosa, brumosa, attraversata dallo sciabordio della vita con invisibili e inavvertibili increspature, e il distico finale, con un fortissimo dissonante, immette l’assurdità dell’esistenza sotto forma di visione onirica, sbocco ingannevole e salvifico, forse.

Nel volume collettaneo L’ombra assidua della poesia, nella Prefazione Vito Teti fa il punto sugli studi calogeriani, a partire dal tardivo accesso alle carte autografe («nel giro di pochi mesi le carte di Calogero, adesso custodite nel Centro ArchiLet,[1] sono state inventariate, schedate, scannerizzate, trasferite su supporto informatico»), fino a sottolineare l’importanza del risveglio critico e dello sforzo che ha visto uniti facoltà enti pubblici e privati. Tutto questo lavoro è sfociato nel Convegno internazionale del 2010, organizzato in occasione del centenario della nascita di Lorenzo Calogero dal dipartimento di Filologia (oggi Dipartimento di Studi Umanistici) dell’Università degli Studi della Calabria, gli Atti del quale vengono qui raccolti. Chi volesse orientarsi negli studi e nell’opera di Calogero, può trovarvi contributi di spessore, che presentano nuovi spunti sulla produzione calogeriana, dal saggio iniziale di Giorgio Patrizi, all’attenta ricostruzione di Carmela Reale sui rapporti tra il poeta di Melicuccà e i suoi editori dalle prime pubblicazioni al 1956, all’analisi dei testi di Mario Sechi, ai contributi di Giuseppe Tedeschi, Giuseppe Antonio Martino, Luigi M. Lombardi Satriani, Angela Francesca Gerace, Stefano Giovannuzzi, che nel volume cura anche quindici inediti poetici, Mario Calogero, Francesco Iusi, Caterina Verbaro, Fulvio Librandi, Arianna Lamanna, Andrea Amoroso, Florinda Fusco, Vito Teti, Luigi Tassoni, Sonia Rovito, Annarosa Macrì, Gianni Cartieri, Enzo Rega, Mariagrazia Palumbo, Claudio Damiani, Franco Dionesalvi, Franco Martino.

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[1] L’Archivio Calogero è gestito dal Centro ArchiLet, il laboratorio archivistico istituito presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi della Calabria, Direttore Scientifico è la professoressa Carmela Reale.

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One thought on “Lorenzo Calogero e “L’ombra assidua della poesia”

  1. Molte poesie di Calogero sono disponibili anche in francese, nella traduzione di J.-Charles Vegliante e del gruppo di ricerca CIRCE (Sorbonne Nouvelle); una corposa Antologia è in rete sul sito della stessa équipe: http://circe.univ-paris3.fr/Lorenzo_Calogero.pdf (Poesie), mentre la rivista “Les Carnets d’Eucharis” pubblica questo marzo 2016 due sequenze di testi bilingui di L.C.

    M.

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