I libri parlano con più persone/Recensioni

Il libro e l’anima di Davide Puccini

di Gianni Criveller

Davide-Puccini-Il-libro-e-lanima-copertinapiattaDavide Puccini, poeta, critico (i suoi primi studi sono stati dedicati al poeta ligure Camillo Sbarbaro), filologo e italianista, da anni sulla scena accademica e letteraria, ha pubblicato nel 2015 il suo primo romanzo Il libro e l’anima per i tipi LietoColle (Falloppio, Como). L’editore riporta la specificazione di “libriccini da collezione” e la collana ha per titolo “et nunc imprimatur”. Si comprende, dunque subito, che entriamo, idealmente, in una rete di appassionati, anzi amanti, di libri e siamo lontani da logiche commerciali o di facile successo (torneremo su questo punto). Originario di Piombino, Puccini ha ambientato la sua fantasiosa storia nella bella cittadina toscana. Il libro appartiene al genere fantasy, ovvero un racconto fantastico, simile alle storie impossibili e un po’ inquietanti che, nel passato non troppo lontano, venivano tramandate nei racconti delle sere invernali. Devo confessare che quello ‘fantastico’ non è un genere che prediligo. Sono stato, tuttavia, affascinato dalla trama della narrazione: ho presto iniziato a interpretare la lettura come una specie di dramma metafisico, in cui era in gioco il significato dei libri nella vita delle persone e nel destino del mondo. Ho ritrovato temi che mi sono particolarmente cari, e che sono pure propriamente significativi in questo tempo. Temi come la narrazione e la scrittura, il tempo e la memoria. Se qualcuno ha decretato, con troppo anticipo e senza solide evidenze, la fine prossima e definitiva dei libri, e in particolare dei libri cartacei, questo romanzo è un testamento d’amore per la narrazione stampata e confezionata su carta. L’autore dei romanzo e l’autore di questa recensione appartengono a coloro che resistono alla preannunciata fine del libro. Anzi ci auguriamo che questa non avvenga affatto. Ci trascinerebbe in una deriva sciagurata, impigrita, che svuota il cuore, la mente e l’anima delle persone. L’anima appunto.

Questo romanzo racconta la forza interiore dei libri, narra della loro anima. Ognuno legge nel libro cose diverse, esattamente come avviene nel libro misterioso al centro della narrativa di Puccini. I libri, come diceva Matteo Ricci, missionario e scienziato gesuita nella Cina dei Ming, parlano e dicono più e meglio delle parole parlate. Lo scritto, infatti, parla a più persone, contemporaneamente e poi ancora nel corso del tempo. I libri, inoltre, camminano da soli; una volta messi in circolazione non sono soggetti ad alcuna costrizione, e nessuno sa dove vanno. Il libro è libertà: lo stesso sostantivo, liber, significa appunto libro e, allo stesso tempo, uomo libero. Il libro – libero – sceglie il lettore ed arriva persino a leggerlo, invertendo così le parti in gioco. Proprio così, il libro legge l’anima del lettore: «Se affermassi che il libro l’ha scelta, per quanto l’espressione sia approssimativa e poco appropriata, forse non sarei troppo lontano dalla verità» (p. 89). «È come se il libro, prima di farsi leggere, penetrasse nella mente di chi prova a leggervi e vi leggesse come in un libro aperto» (p. 90).

Quando c’è di mezzo la libertà, allora entra in gioco il destino ultimo dell’uomo e della stessa umanità. Il romanzo è una parabola della vocazione e del destino dei libri. Quando il libro perde la sua anima, la sua libertà, quando diventa un oggetto schiavizzato, ad uso commerciale, e non più espressione della libertà interiore e della fantasia di chi scrive e di chi legge, allora il libro diventa strumento di male: «Lei non ha veri interessi, per lei ormai i libri sono diventati soltanto oggetti che hanno un valore di scambio, talvolta anche ingente» (p. 89).

Il romanzo diviene a questo punto un thriller, sempre più inquietante, in quanto rivela che la forza del male può raggiungere e stravolgere il libro, anzi il mondo, per piegarli alla volontà di potere, di fama e di guadagno. Puccini sembra suggerire che persino i successi commerciali e i riconoscimenti mondani, a partire da quelli dei premi letterari, possono rispondere a questa logica malefica.

Bisogna dunque tornare al piacere genuino dello scrivere e della lettura. Bisogna che il liber sia veramente espressione di un’anima libera. Come libere sono le anime dei bambini e dei ragazzi che leggono, e grazie alle loro letture realizzano i primi viaggi in mondi altri e sconosciuti. Puccini ci accompagna in un viaggio a ritroso, attraverso i libri evidentemente da lui prediletti, quelli che segnano l’infanzia, la giovinezza e poi la maturità. Il romanzo ci rimanda alle atmosfere magiche che i libri sono capaci di suscitare nei bambini e nei ragazzi, fino a segnarne indelebilmente la loro vita. La lettura è davvero un’esperienza meravigliosa che non può essere sbrigativamente sostituita: quanta emozione, incanto e stupore la lettura infonde nell’anima dei giovani lettori. Puccini ci accompagna attraverso letture di tutta una vita, e il romanzo diviene, soavemente, una raffinata antologia, che include tantissimi autori, italiani e non, antichi e contemporanei.

Davide Puccini ha familiarità con varie tecniche narrative, compresa quella del romanzo nel romanzo. Vengono dunque inseriti due racconti, brevi e indipendenti, fantasiosi e originali: un’odissea nello spazio lunga diversi secoli e la prodigiosa possibilità di scrivere la fantastica vita di Mozart.  L’autore, un cultore di grande erudizione e competenza, concentra nel romanzo anni di studi e di approfondimenti, senza peraltro che queste qualità rendano il romanzo serioso o moralista. Il romanzo ha una vena morale, ha un messaggio rivolto al lettore, ma è espresso con la persuasione della bellezza narrativa e di una storia surreale e accattivante, che qui non può essere anticipata.

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