Interviste/Poesia

Intervista a Vittorio Sermonti, voce della “Commedia” di Dante

Oggi, 24 novembre 2016, è venuto a mancare il Professor Vittorio Sermonti, narratore, poeta, saggista, traduttore, regista, attore, dantista, che ha dato voce alla ‘Commedia’ di Dante con il suo contributo critico e attraverso una lunga serie di notevoli e appassionanti letture pubbliche.

Ripropongo l’intervista che con squisita disponibilità il Professor Sermonti mi ha concesso per Samgha.

 

a cura di Teresa Caligiure

La passione di Vittorio Sermonti per Dante risale alla sua prima adolescenza per poi rivelarsi pubblicamente da venticinque anni a questa parte nella lettura integrale delle terzine della Commedia precedute da rigorosi e travolgenti racconti critici, prima alla radio, poi a Ravenna, Roma, Firenze e Milano, e poi, singolarmente, nei teatri, nelle piazze, nelle chiese e nei maggiori centri di cultura italiani ed esteri. Tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta, Sermonti pubblica per Rizzoli le sue letture della Commedia (Inferno e Purgatorio con la supervisione di Gianfranco Contini, Paradiso con la revisione di Cesare Segre); seguirà nel 2001 un’edizione ampliata e riveduta. Di recente Giunti editore ha pubblicato un elegante cofanetto che comprende i tre volumi della Commedia di Dante insieme a tre CD audio che contengono la versione definitiva dei cento racconti critici e dei cento canti nella voce di Sermonti, nella doppia veste di scrittore e attore. Inoltre, sempre per  Giunti, sono usciti l’ebook e il DVD eVoice Book, una novità multimediale ottenuta sincronizzando la voce al testo che scorre sullo schermo, così da poter seguire le parole scritte e contemporaneamente ascoltarne il suono nella voce di Sermonti. Il preziosissimo lavoro, La Commedia di Dante raccontata e letta da Vittorio Sermonti (Giunti, 2012), che unisce alle premesse critico-narrative, acute e ricche di spunti linguistici, filosofici e storici, la voce dei canti del poema è un unicum. L’eccellente opera divulgativa,  corredata da uno studio profondo sul testo e sui suoni, rende la giusta importanza al rapporto fra scrittura e oralità che all’epoca di Dante era maggiormente sentito e dunque mostra l’energia vocale della Commedia, avvicinando il lettore moderno all’opera dantesca.

1. Come  spiega, da Boccaccio ai nostri giorni,  il forte interesse verso l’oralità  della Commedia dantesca?

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La misteriosa popolarità della Commedia di Dante risulta affidata all’oralità da molto prima che Boccaccio leggesse in Santo Stefano i primi diciassette canti, se a Firenze osti, tintori e maestri di ginnastica pare canticchiassero per la strada, storpiandole, le terzine dell’Inferno appena entrate in circolo, come deprecava il Petrarca con una punta di invidia. Sono convinto che siano insieme la natura della lingua, ibrida, spuria, che si approvvigiona all’energia vocale delle cento parlate della penisola, e la struttura performativa del poema (tecnicamente, una interminabile profezia in forma di monologo), a pretendere il suono della voce di chi legge. Diceva magnificamente Gianfranco Contini: la Commedia, come un arduo spartito, pretende l’esecuzione.

2. Qual è il messaggio di autonomia e libertà intellettuale  che Dante ci ha lasciato nel poema?

L’autonomia intellettuale di Dante — e a dire così si rischia l’eufemismo — presiede all’invenzione della favola, e la presidia da capo a fondo con determinazione totale; vedo che c’è una scuola di dantisti che si compiace di assegnare a Dante, con sommessa ironia, un ipertrofico Superio. Sarà. Come escluderlo? Ma ciò che continua a sorprendere ed emozionare nell’antico poeta è l’incredibile libertà morale: e non parlo solo delle variazioni che, nello scaglionare dentro l’imbuto dell’inferno e sui terrazzamenti del purgatorio dannati e penitenti (ma anche i beati nei cieli planetari), apporta ai protocolli della teodicea scolastica; parlo della temerarietà (vogliamo dire: della spudoratezza?) con cui il poeta ritratta nella Commedia idee ed entusiasmi della giovinezza (ad esempio, l’averroismo di Sigieri, le teorie linguistiche…), senza tentare di procurarsi una illibatezza intellettuale autodenigrando il giovane che era stato; con cui, vincendo se stesso, conserva, insieme, l’umiltà del vincitore, la dignità dello sconfitto. Atteggiamento così poco italiano…

3. In cosa consiste lo  “scandalo linguistico” che la Commedia costituisce da sempre?

Lo “scandalo linguistico” della Commedia sta, mi pare, nel carattere non selettivo (a posteriori verrebbe detto “non letterario”) di un lessico che, accavallando latinismi e gallicismi, tesaurizza la phoné delle cento parlate della penisola; nella sbalorditiva slavina della sua sintassi che rischia il visionario e l’onirico, contaminando spavaldamente i generi della letteratura: caratteri che destinano le terzine del Dante comico, come dicevo, all’oralità, isolandole rispetto alla tradizione petrarchesca che egemonizzerà per secoli l’uso poetico della penisola, e condizionerà buona parte dell’Europa letteraria: tradizione terribilmente selettiva, invece, e sostanzialmente afona; non è accidentale infatti che per conferirle sonorità generazioni di madrigalisti si adopreranno, spesso genialmente, a iscrivere versi taciturni fra le righe del pentagramma. Dante è tutt’altra cosa; la musica è inclusa nella struttura prosodica del testo; così, quando sento la lettura pubblica dei suoi versi condita con un qualsiasi commento musicale, ho la sensazione di sentire Bach eseguito con sottofondo di Chopin.

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555065_106506636205566_1348627977_nVittorio Sermonti, narratore, poeta, saggista, traduttore, regista, attore, nasce a Roma il 26 settembre del 1929. Ha insegnato Italiano e Latino al liceo, e Tecnica del verso teatrale all’Accademia nazionale d’arte drammatica; ha collaborato con vari giornali e con la Rai.  Ha pubblicato tre romanzi: La bambina Europa (Sansoni 1954); Giorni travestiti da giorni (Feltrinelli 1960); Novella storica su come Pierrot Badini sparasse le sue ultime cartucce (Garzanti 1968) e un libro di racconti praghesi: Il tempo fra cane e lupo (Bompiani 1980). E’ autore di tre volumi danteschi in forma di racconto critico: L’Inferno di Dante (1988); Il Purgatorio di Dante (1990); Il Paradiso di Dante (1993), editi da Rizzoli, i primi due con la supervisione di Gianfranco Contini, il terzo con la revisione di Cesare Segre, ampiamente riveduti per la riedizione del 2001 e ora anche in ebook ed eVoice Book, completi della lettura dei cento canti (Giunti 2012). Dalla sua mania per il calcio nasce il saggio-epopea sui Mondiali del 1982: Dov’è la vittoria? (Bompiani, 2004); è anche autore di un libro di versi: Ho bevuto e visto il ragno, cento pezzi facili (Il Saggiatore, 1999), di quattordici opere di Verdi in forma di racconto (Sempreverdi, Rizzoli, 2002), di un volume di saggistica varia e stravagante: Il vizio di leggere (Rizzoli, 2009). Ha curato una traduzione dell’Eneide di Virgilio (Rizzoli, 2007), che ha letto in pubblico a Milano e a Roma; è in corso di pubblicazione la sua traduzione delle Metamorfosi di Ovidio. Membro dell’Accademia Virgiliana di Mantova, dell’Aspen Institute Italia, membro d’onore della «Dante Alighieri» di Parigi e della Società Dantesca di Firenze, e cittadino onorario di Ravenna e Palermo, Vittorio Sermonti ha letto per intero la Commedia di Dante per la radio e poi a Ravenna, Roma, Firenze, Milano, e per singoli canti in tutta Italia e nel mondo.

 

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