Poesia e traduzione

Poesie di Dario Villa English translations by Gayle Ridinger

 

Poesie di Dario Villa

English translations by Gayle Ridinger*

 

 

la notte sbava per Milano,
le sfila l’abito grigio,
la veste da cortigiana,
si fotte i marciapiedi sotto l’occhio
lubrico dei cantoni…
s’inarca la piattura suburbana;
i segnali screziati dei lampeggi
d’auto incastrate tra tenebre fanno
l’effetto di una scura tarlatana
tempestata di perle:
caduta dalle carni strane
di una ragazza che si vende
si offre ai miei passi, che non hanno meta,
è morbida ed ingombra
come una morta medusa l’angusto
universo
                –la schivo,
non mi ci voglio mettere, è già l’alba
e figure tramontano ai lati
di stanze piene di domande, scatti
alti di soglie, soprassalti, morbide
inframmettenze di risvegli, tonfi
di corpi assorti in torpori parziali…
incrudelisce
un vento, solleva i giornali
marciti dalla pioggia lungamente,
e li trascina, fino all’alba, in cerchi
concentrici, per nebbie, blocchi, viali,
nella città circolare, figura
speculare del sole, gioiello
del medioevo, grog di vecchie storie
–districazioni parziali…
–da che catene?…i navigli,
l’acqua e la cerchia delle meraviglie…

l’ora fa una cerniera tra due incanti:
sigilla nel sonno gli amanti,
trascina in vorticose
spirali mille passanti

 

the night drools for Milan,
takes off her grey dress,
dresses her like a courtesan,
screws the sidewalks under
the lewd gaze of the corners…
the arching of the suburban flatness;
the variegated signals of the blinking
cars stuck between darknesses give
the effect of dark tarlatan studded with pearls;
fallen from the strange flesh
of a girl selling her body
she offers herself to my footsteps going nowhere in particular,
she is soft and obstructs
this narrow universe
like a dead medusa
                –I dodge her,
I don’t want to get myself into that, it’s already dawn
and figures wane on the sides of rooms full of questions, high
jumps of thresholds, sudden starts, soft
meddlings with reawakenings, thuds
of bodies immersed in partial states of torpor…
a wind
grows cruel, lifts the newspapers
long rotting from the rain,
and drags them, till dawn, in concentric
circles, through fogs, road blocks, avenues,
in the circular city, mirror form
of the sun, jewel
of the Middle Ages, grog of old stories
–partially extricated…
–from what chains?…the canals,
the water and the circle of wonders…

the hour is a fastener between two enchantments:
it seals the lovers in their sleep
and drags into swirling spirals
a thousand passersby.

 

*
 

Scatta. Non perdere un solo minuto.
La luce va bene. Non hai bisogno
di calcolare al millimetro. E’ inutile
prendere le misure. Qualsiasi taglio.

Devi fissare la mia faccia adesso.
Le mani come rottami roventi.
Annuso belve. Il naso.
Questo pallido gelo che mi sento addosso.

Il solo scrupolo di meraviglia
che irrita la pupilla. Come mi vedi.
Se puoi vedermi, obiettivo
di questo instante polaroide. E’ notte?

E’ notte forse. E’ questa posa
In cui qualcosa mi stringe.
Devi sbrigarti. Comincio a trasfigurarmi.
I nervi cantano come bandiere bagnate.

Apri l’occhio, cratere lunatico, non aspettare
che si congeli in blocchi di ragione
il blu sublime del subconscio, il sublunare
fluire delle correnti abissali.

Scatta, non fare morire il mio esserci
in quest’inutile combinazione
di spazio e tempo, tra gli angoli, lungo
il filo delle fessure di un attimo.

Se lo fai ti regalo un canestro
di orchidee immaginarie. I retroscena di un sogno.
E inoltre un nastro magnetico,
la carta vergine. Mi scriva la tua luce.

Tu prestati a certe esigenze. Anche se
tutto va chiaramente perduto.
Naturalmente ho bisogno
della mia immagine.

 

Snap. Don’t lose a single minute.
The light is fine. You don’t need
to calculate to a millimeter. It’s pointless
taking measurements. Any size will do.

You’ve got to fix on my face now.
My hands like scorching scrap metal.
I smell wild beasts. My nose.
This faint chill that’s come over me.

Marvel as the only scruple
that irritates my pupil. How you see me.
If you can see me, objective
of this Polaroid instant. Is it night?

It’s night perhaps. And this pose
in which something is squeezing me.
You’ve got to hurry. I’m beginning to be transfigured.
My nerves sing like wet flags.

I open my eye, moody crater, don’t expect
the sublime blue of the subconscious, the sublunary
flow of deep currents,
to freeze into blocks of reason.

Snap, don’t put an end to my being here
in this useless combination
of space and time, between the corners, along
the thread of cracks in a moment.

If you do so, I’ll give you a basket
of imaginary orchids. The ins and outs of a dream.
And also a magnetic tape,
virgin paper. Your light writes to me.

You be game to certain needs. Even if
all clearly ends up lost.
Naturally I still need
my image.

 

*
 

Guardo la gatta che
mi guarda e (penso) pensa.
Ma cosa, a cosa mai,
potrà pensare un animale, argento?

Avrà notato, sì, che nuoto in nulla,
nel puro vuoto; che scuoto, in molteplici
modi, le zampe davanti e non uso
granché le posteriori.

Ma ignora certo il resto:
che morirò; che, quando penso, tremo
per vuoto di pensiero, per le ombre
che vedo a notte confuse cadere.

Non sa che si consumano
le dita tra le pagine dell’ansia…
come sfogli il mio intimo animale…
Forse è felice se le sfioro il pelo.

 

I watch the she-cat who
watches me and (I think) thinks.
But about what, what ever,
might an animal think—silver?

She must, yes, have noticed that I am swimming in nothingness,
in a pure vacuum; that in various
ways I shake my front paws and hardly use
my hind ones at all.

But she is certainly in the dark about the rest;
that I will die; that when I think, I tremble
for my lack of thoughts, for the confused shadows
I see fall at night.

She doesn’t know that fingers
wear out between the pages of anxiety…
how you riffle my animal intimate …
Maybe she is happy if I brush against her fur.
 

*
 

scusami, mamma, ma ti pare il caso
di visitarmi in sogno, interferendo
tra l’altro con un incubo squisito,
solo per dirmi che la vita è bella
perché è varia ma a volte è un vero schifo
e che la carie scava
trafori nella notte? non concordo:
la mia vita è una nave in avaria
sballottata da un mare che spalanca
fauci affatto sdentate; quanto al resto,
la mia bocca è un ammasso di macerie,
un covo di tristezze:
c’è rimasto ben poco da cariare
(e adesso, smamma, e sappi che odio e amore
sono quelli di sempre; grazie a te,
ombra vagante, d’ora in poi potrò
sognare acque serene e spaventosi
spazzolini da denti)

 

excuse me, mom, but do you think it’s appropriate
to visit me in a dream, interfering
by the way with an exquisite nightmare,
just to tell me that life is wonderful
because it’s varied, yet at times it’s revolting
and decay digs
tunnels into the night? I don’t agree:
my life is a damaged ship
tossed by a sea that opens wide
its jaws, not a tooth missing; as for the rest,
my mouth is a heap of rubble,
a den of sorrows—
there’s little left to grow carious
(and now, clear off, and keep in mind that hate and love
are what they’ve always been; thanks to you,
wandering shade, from now on I will be able
to dream calm waters and terrifying
toothbrushes.)
 

*
 

redattore dell’aria, ho molte volte
voltato tra volume d’etere, tremanti nevi,
ho stampato refusi folgoranti
nel cielo plumbeo delle tipografie,
volutamente confondendo le
valutazioni della mente, visto
si stampi, fatalmente
ho curato volumi di pagine senza una riga,
secondo le volute del mio enciclopedismo:
non è bastato: la censura ha espunto
certi spazi bianchi, certe
trasparenti allusioni (un tal candore,
tanta clarté fin nei margini
infastidiva le mosche): i miei colleghi
sono tutti morti, escono
dall’aldilà del tempo, levano la testa
da palinsesti penosi e non hanno più mani
per emendare l’opera della storia,
vivono d’eco e d’interpretazioni;
ho chiesto asilo poetico in regioni astrali,
perseguitato da cavilli a dondolo,
minacciato d’archivio e di lavori
forzati su carta traslucida a vita
per editare a dispense in cento secoli
il bianconero del reale, ho riempito di errori
le mie memorie, d’aporie i sistemi
che mi frullavano per il cappello,
ho sottratto mattoni ai cantieri del metodo,
non c’è casa al cui senso mi senta tranquillo;
forse mi è capitato di descrivere
l’assordante violenza del vuoto,
il lavorio da topo dell’alienazione,
il punto in cui le parole non tengono,
la nitida imprecisione dei sogni…
ma il fine non l’ho capito, non ho trovato la frase,
non ho risolto teoremi minimi,
non dispongo di chiose per certi capitoli,
non so glossare la morte

 

editor of the air, I have many times
flown through volumes of ether, trembling snows,
I’ve printed blazing typos
in the leaden sky of typography shops,
purposely muddling mental assessments, ok
print it, fate has it
I’ve edited volumes of pages without a line,
following the spirals of my encyclopediaism:
it wasn’t enough: censorship removed
certain white spaces, certain
transparent allusions (such brilliance,
such clarity even in the margins
bothered the flies); my colleagues
are all dead, they emerge
from the hereafter of time, raise their heads
from distressful palimpsests, and don’t have hands anymore
for emending the work of history,
they live on echoes and interpretations;
I’ve asked for poetic asylum in stellar regions,
persecuted by rocking caveats,
threatened by filing work and forced
labor for life on translucent paper
to compile into handouts in a hundred centuries
the black-and-white of the real, I’ve piled errors
into my memories, and logical impasses into
the systems whirling in my hat,
I stole bricks from the building yards of method,
there isn’t a house whose sense puts me at ease;
maybe I did happen to describe
the deafening violence of the void,
the chipping away as mouse of alienation,
the point at which words don’t hold together,
the clear imprecision of dreams…
but I haven’t understood the aim, haven’t found the phrase,
haven’t resolved any minimum theorems,
I haven’t got footnotes for certain chapters,
I don’t know how to gloss death.

 

* un altro testo poetico di Dario Villa e la traduzione di Gayle Ridinger saranno pubblicati a breve su Samgha
________________________

foto-gayle-ridinger-2016

Gayle Ridinger, nata negli Stati Uniti, si è laureata in letteratura inglese presso Oberlin College nel 1979. Ha lavorato come giornalista vicino a Cleveland per due anni prima di trasferirsi a Milano (Italia) nel 1981. D’origini italiane da parte di madre, insegna inglese e tecniche di traduzione a partire dal 1987, prima all’Università IULM e in seguito all’Università del Piemonte Orientale. Le sue traduzioni di poesia italiana moderna e contemporanea sono apparsi in riviste come Modern Poetry in Translation (King’s College London) e Yale Italian Poetry. Per l’antologia in edizione bilingue, ITALIAN POETRY 1950-1990 (Branden/Dante University Press, Boston, 1996), a cura di Gayle Ridinger e Gian Paolo Renello, traduzioni di Gayle Ridinger, le è stato conferito “Il Premio nazionale per la traduzione” dal Ministero dei Beni Culturali nel 1997. Nel 2001 ha ricevuto una borsa (“grant award”) da parte della Raiziss-DePalchi Foundation (Academy of American Poets) per completare la sua traduzione di SHAVINGS,  selected prose poems by Camillo Sbarbaro (Chelsea Editions, New York, 2006). Nel 2003 è stata insignita dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine della Stella della Solidarità Italiana da parte del Presidente della Repubblica Italiana Azeglio Ciampi. I suoi racconti sono apparsi in alcune riviste letterarie americane e  italiane (le più recenti in Chelsea, New York) e il suo libro per bambini A STAR AT THE BOTTOM OF THE SEA, pubblicato da Edizioni Arka nel 2001, è successivamente uscito in più lingue: Greco, Coreano, Arabo, Cinese e Inglese (Gareth Stevens-USA). Il suo ultimo romanzo, THE SECRET PRICE OF HISTORY, scritto a quattro mani con Paolo Pochettino e pubblicato nel 2014, ha vinto il Finalist Prize per la categoria “historical mysteries” nel Readers’Favorite International Book Awards del 2015.

 

12375580_1102419976465273_1573966586_o1-248x360Dario Villa è nato il 12 giugno del 1953 a Milano, dove è scomparso prematuramente nel marzo del 1996. Ha incominciato ad interessarsi della poesia già all’età di 13 anni e durante i suoi anni al Conservatorio di Milano, dove ha studiato il flauto traverso. Ha pubblicato Architettura, pittura, fotografia (1980), Lapsus in fabula (1984), Proemi in posa (1985), Tra le ciglia (1993, con versione inglese di Tom Raworth), Haikai Half a Century (1994), La bambola gonfiabile e altre signore (1994), Abiti insolubili, 1995), Venus rudoyée par les lunatiques (1995), e Sotto zero, (1996). Venere Strapazzata dai lunatici/ Venus Ill-treated by the Odd Ones (traduzione di Duncan McNaughton) è uscito postumo nel 2001. Idem per Dario Villa: Tutte le poesie 1971-1994, Seniorservice Books, con prefazione di Giovanni Raboni. Per Lapsus in fabula, a Dario Villa è stato attribuito il Premio Mondello 1985 Opera prima. Ha scritto di letteratura per Il Sole 24 Ore e ha tradotto testi di Blake, Gascoyance, Isherwood, e Rimbaud. Va anche ricordata la sua traduzione dell’opera poetica di Basil Bunting, a cui lavorò per oltre vent’anni, che è stata pubblicato nel 1998. È presente nell’antologia Poeti nati dopo il 1950, a cura di Adriano Spatola (1983),  nell’antologia Italian Poetry 1950-1990, a cura di Gayle Ridinger e Gian Paolo Renello, traduzioni in inglese di Gayle Ridinger (Boston,1996), e nell’antologia Poesie e realtà 1945-2000, a cura di Giancarlo Majorino (2000).

 

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