Poesia

‘Passaggi nell’aria’ di Lia Serafini

Lia Serafini, Passaggi nell’aria, Edizioni Forme libere (Il gheriglio 21), 2017

 

dalla Prefazione di Teresa Caligiure

La silloge, la prima pubblicata dall’autrice, è divisa in tre sezioni e testimonia un lungo percorso creativo, poetico e musicale. Lia Serafini è, infatti, una musicista e una cantante di fama internazionale. La cura delle immagini e dei suoni, la presenza di varianti espressive ricche di delicate, quanto intense, risonanze («fra le pieghe del vento, / bisbigliano / frali sonagli d’ossa // rotte voci di corvi») sono la cifra stilistica della sua ricerca poetica. L’eleganza, l’armonia e il nitore che caratterizzano ogni singolo verso rappresentano una risposta alla vertiginosa necessità di comunicazione e decifrazione della realtà. Prendendo ispirazione dalla medicina tradizionale cinese, il gioco di suoni riflette l’associazione tra i moti dell’animo e il ritmo delle cinque stagioni, ossia il ciclo incessante della vita; da qui il titolo della prima parte Cinque movimenti, in cui l’accettazione di sé, la riflessione sul passato, sul dolore e la nostalgia si coniugano con le molteplici manifestazioni della natura. Ne conseguono metafore e similitudini in cui prevalgono elementi semplici e quotidiani per descrivere estasi e tormenti interiori, ma anche profonde connessioni. Il peregrinare dell’animo («gli erranti pensieri») alla scoperta del dolore primordiale che genera la vita, e al tempo stesso ne concepisce il distacco, delinea un drammatico quadro di affetti, fragilità e separazioni nel quale si staglia l’amata figura della madre, cui è dedicato il secondo ciclo intitolato Risonanze.

L’identificazione tra uomo e natura («e io respiro ancora / con consumate branchie / nei tuoi pensieri») è associata al mistero indecifrabile del vivere, alla percezione dell’immutabile passato e alle conseguenze che il presente rispecchia. Solitudine e «cruda nostalgia» determinano Altrove, l’ultima sezione della silloge, in cui la figura paterna, a lungo ricercata, viene infine assolta e accettata nella sua radicale lontananza: «rivedo il tuo sorriso / nuvola struggente / nell’azzurro perfetto».

Il desiderio di ciò che non è stato («vorrei penzolare / da un ramo frondoso // come la lunga radice / di una fluttuante /orchidea. // E invece / eccomi a terra // intenta a scavare una buca / nello spazio risonante / del cuore») non rimane, però, un’arida constatazione, piuttosto, in opposizione alla staticità del passato, genera speranza. Anche il silenzio, uno dei motivi chiave della raccolta, assurge, nell’ambito della multiforme interiorità dell’animo, a simbolo del dolore in un «groviglio di risonanze amare», ma pure di quiete interiore. E se il tema del tempo evidenzia il contrasto doloroso tra passato e presente («nel flusso dimentico / il sospiro del tempo»), tra ricordo da un lato e urgenza della vita rivolta al futuro dall’altro, tuttavia il senso ultimo della silloge è la fiducia nella vita, in una sempre rinnovata ricerca di misura e di equilibrio: «così la vita vince / l’immobile / quadro del giorno / e con audace speranza / svolta il corso».

*

CINQUE MOVIMENTI

 

Movimento della primavera
o del legno

Movimento
Un turbine mi veste
con sete impazienti di sole

e nastri vorticosi
sfrenati nella danza.

Scopro fra le mani
respiro di erba che cresce

e nelle caviglie legate
istinto di destriero.

Mi lascio trasportare
col tacco calzato di vento

e nel flusso dimentico
il sospiro del tempo.

 

*

Movimento della tarda estate
o di terra

In ascolto
È tempo di stare silenti
fra l’erbe stente e le radici amare
a filare

scabri pensieri.

Qui, fra le pieghe del vento,
bisbigliano
frali sonagli d’ossa

rotte voci di corvi.

Sulla terra odorosa
di fervido mattino
anche il respiro si tace

in ascolto.

*

RISONANZE

 

Risonanze
Madre mia, conosco
il tuo dolore.

È incarnato
nelle mie ossa contorte,
confuso
nel morso di muscoli
e denti.

Scorre muto
pulsando alle orecchie,
storia non mia,
vita
mai vissuta.

Segreti sudari
ti avvolgono in pianto,
ma io, Madre,
brucio
della tua guerra,

perduta nel groviglio
di risonanze amare.

*

ALTROVE

 

 

Altrove
Sale e vento freddo

la voce del passato
graffia rauca la pelle.

Si sbriciola il presente

roso dal suo moto
arso e indifferente.

Sommesso

balena un desiderio
da già straniati passi.

Forse per questo,

Padre,
ovunque ti cerco

è altrove.

 

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foto_lia Malcesine.jpgLia Serafini: nata a Vicenza, dove attualmente risiede, ha compiuto studi classici ed è diplomata in pianoforte. Soprano dalla voce agile ed espressiva, nella sua lunga carriera internazionale è stata diretta dai più grandi artisti che hanno improntato di sé la rinascita e la valorizzazione della musica antica.  Insegna Canto rinascimentale e barocco al Conservatorio “F. A. Bonporti” di Trento. È stata segnalata in alcuni premi di poesia:
– Quarta classificata al Concorso internazionale M. Yourcenar 2013 con la poesia Musica.
– Menzione d’onore al Memorial Vallavanti Rondoni 2014 con la poesia Come una rosa.
– Segnalazione della Giuria al concorso J. Prevert 2014 con la silloge Cinque movimenti.
– 2° Premio al 7° Concorso “I segreti dell’animo” 2014, con la silloge Risonanze.

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