Mitteleuropa/Saggi

Otto Gross: Eros e Rivoluzione

di Luca Ormelli

«Fuggi da quanto ha già forma/agli aperti reami delle forme possibili» [Goethe, Faust, vv. 6276-6277].

«La psicologia del profondo è la filosofia della rivoluzione, vale a dire che è chiamata a diventare il fermento della rivolta all’interno della psiche, il processo di liberazione dell’individualità, tenuta a freno dal proprio inconscio. E’ chiamata a rendere possibile la libertà interiore, è chiamata al lavoro preparatorio alla rivoluzione» [Otto Gross, Zur Überwindung der kulturellen Krise, 1913].

Dal Regno delle Madri. E’ in questo orizzonte ctonio, una delle forme molteplici che assume l’archetipo della Grande Madre, puttana e santa, che Otto Gross [1877-1920] sembra, paradossalmente, vedere la “luce”. E Michelantonio Lo Russo, con questo suo accurato saggio monografico [Otto Gross - Psiche, Eros, Utopia, Editori Riuniti, Roma, 2011 - le citazioni qui riportate sono estratte dal succitato volume], restituisce tanto allo studioso di scienze umane quanto all’appassionato di psicoanalisi la singolarità, l’eccentricità del giovane medico austriaco, misconosciuto profeta dell’anomia sessuale quale prodromo ineludibile sulla via della rivoluzione sociale ed infine politica.

« (…) il personaggio principale del gruppo era Otto Gross. Aveva l’aspetto più vicino all’ideale romantico del genio che mai io abbia incontrato, e illustrava inoltre la supposta somiglianza tra genio e pazzia, perché soffriva di un’inconfondibile forma di pazzia». A parlare qui è Ernest Jones, il biografo di Freud; il gruppo al quale lo psicoanalista britannico si riferisce è il gruppo di giovani intellettuali che animano e abitano il quartiere di Monaco Schwabing agli albori del Novecento, luogo privilegiato dell’emigrazione anarchica russa e del movimento bohémienne che deflagrerà nell’espressionismo. Ma, e ben più rilevante, Jones ci fornisce un prezioso cammeo di Otto Gross, discepolo della prima ora di Freud, paziente egli stesso di Jung in una vertiginosa cineseria o matrioška speculativa.

Gross, secondo da sinistra, affiancato alla sua sinistra da Jung

Lo Russo dipinge magistralmente, in un chiaroscuro di rimandi alle febbri dello spirito che attraversano l’Europa avviata tambureggiando alla Grande Guerra, un affresco a tinte forti proprio di Otto Gross, insinuandone una affascinante rilettura: un deus-ex-machina ma ben absconditus, una personalità magnetica e dirompente che percorre gli albori della psicoanalisi a cavallo della rivoluzione antropologica di Nietzsche, armato dell’estremismo post-hegeliano di Max Stirner, araldo dell’anarchismo più “scientifico” e votato al ritorno del matriarcato [una "moda" quella dellla ginecocrazia riportata in auge grazie all'opera di Bachofen Il matriarcato. Ricerca sulla ginecocrazia nel mondo antico nei suoi aspetti religiosi e giuridici] quale sola speranza per la liberazione dell’individuo dapprima e della società in second’ordine. Vi è Gross a monte delle prime increspature nel rapporto, all’apparenza monoliticamente edipico, tra Freud e Jung [proprio Freud, in vista dell'internamento di Gross al Burghölzli di Zurigo, scriveva a Jung il 19 aprile 1908: « (...) Anche di Otto Gross dovremo certo occuparci: ha urgente bisogno in questo momento del suo aiuto medico: è un peccato che quest'uomo, pieno di talento e nostro convinto seguace, finisca così male. E' pieno di cocaina e probabilmente è alle soglie della paranoia tossica da cocaina»; sul certificato che Freud redigerà per il ricovero di Gross il fondatore della psicoanalisi dichiarerà che: « (...) il Dr. Otto Gross, che conosco da anni, Privatdozent di neuropatologia, necessita urgente internamento in istituto per procedere, sotto osservazione medica, alla disintossicazione da oppio e cocaina, medicamenti di cui egli negli ultimi anni ha fatto uso in una misura tale da minacciare la sua salute psicofisica»]; vi è Gross – e segnatamente il suo rigoroso inneggiare all’immoralità anche e soprattutto in ambito sessuale atteso che l’eziologia “ortodossa” freudiana esortò a leggere le psicopatologie quali repressioni o frustrazioni della libido – nell’accensione della reazione a catena della relazione clandestina tra Jung e la sua paziente nonché futura psicoanalista Sabina Spielrein [relazione al centro della recente pellicola di David Cronenberg, A dangerous method, e della più datata opera di Roberto Faenza, Prendimi l'anima]; vi è Gross, anche se larvatamente, in controluce nelle opere di Max Weber successive al 1913 [i Weber, Max e Marianne sono intimi della moglie di Gross, Frieda e frequentano, come buona parte dell'intelligencija europea del tempo - da Bakunin a Rilke, da D. H. Lawrence a Hesse, da Lenin a Stefan George per tacere di molti altri - i borghi elvetici che si aggrappano alle pendici del Monte Verità di Ascona, laddove si vagheggiava di un nuovo ordine sociale, in un clima di fervore intellettuale da proto "controcultura"; un modello, quello della "comune" di Ascona e di Monte Verità ben presente ai teorici della liberazione post-adorniani come Marcuse o Norman Brown]; vi è Gross in alcune, sorprendenti analogie, tra l’opera di Kafka e la biografia dell’analista “eretico” di Gniebing [«Gross lo conoscevo appena, mi sono però reso conto che si trattava di una personalità ragguardevole (...). Lo sgomento degli amici e dei parenti (...) ricordava per certi versi l'atmosfera dei discepoli di Cristo radunati ai piedi della croce» scrive Kafka in una lettera a Milena Jesenská il 25 giugno 1920]; vi è Gross, anche e forse soprattutto nella Repubblica dei Consigli di Monaco di Baviera, esperimento politico di breve durata – dal novembre del 1918 al maggio del 1919 – coagulatosi intorno alle figure eminenti di Gustav Landauer ed Eric Mühsam, anarchico di primo piano nonché amico ed estimatore di Otto Gross e del portato più spiccatamente “rivoluzionario” e libertario delle sue ricerche psicologiche.

Lo Russo ci restituisce con documentata vividezza l’inquietudine di Otto Gross [geniale anticipatore di temi e ricerche che verranno trattati da psicoanalisti a lui coetanei come Wilhelm Reich o Sándor Ferenczi; proprio quest'ultimo dichiara a Freud, in una lettera del marzo 1910, come Gross sia: « (...) il più importante fra coloro che finora L'hanno seguita. Peccato sia destinato a rovinarsi»], la sua presunta correità nella morte per suicidio di due sue pazienti, Lotte Hattemer e Sophie Benz [« (...) Il Dottor Gross mi ha detto che, poiché egli trasforma le persone in immorali sessuali, ha eliminato subito la traslazione sul medico. La traslazione sul medico e la fissazione perdurante che essa comporta non è altro, dice, che un simbolo monogamico, e quindi come simbolo di rimozione fa sintomo. Lo stato veramente sano per il nevrotico è, sempre a suo parere, l'immoralità sessuale. Perciò egli la associa a Nietzsche» dirà Jung di Gross - «peccato che sia tanto psicopatico: è un cervello di prim'ordine» ancora il "peccato" contrassegna la corrispondenza su Gross, quasi che il disappunto fosse il tema conduttore sprigionato dalla sua persona in chi lo frequentava - in una lettera indirizzata a Freud il 25 settembre del 1905] la sua incessante lotta col demone del padre, Hans Gross – giurista tra i più autorevoli della monarchia absburgica nonché padre fondatore della moderna criminologia – uno strenuo corpo-a-corpo che si protrarrà per tutta la sua vita randagia, tra richieste di internamento e di interdizione, nelle aule dei tribunali o lungo i corridoi dei più celebrati sanatori mitteleuropei, fuggendo dalle case di cura e trovando ricovero, con insaziata voracità sessuale, nei fumi mentolati del tabacco dei più chiacchierati café letterari di Monaco, Vienna, Praga e Berlino dove – a causa di una polmonite acuta certamente contratta durante i suoi ultimi, disperati vagabondaggi – si concluderà nel febbraio del 1920 e che l’Autore segue con infaticabile puntualità e partecipazione.

Nota: le immagini allegate sono proprietà della International Otto Gross Society.

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