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Vivere in laboratorio /1

Io penso che le Chungking Mansions siano uno dei posti piu’ assurdi e interessanti di Hong Kong. Un labirinto fatiscente di appartamenti, negozi, ristoranti luridi e guest houses ancora piu’ luride, abitato da una massa multiforme di immigrati indiani, profughi africani e varie genti di etnie insolite. Se sei un occidentale  e hai l’aspetto di un viaggiatore, inevitabilmente qualcuno dall’aria simpatica ti avvicinera’ proponendoti di comprare il suo hashish.

Ma nonostante quel che puo’ sembrare, le Chungking Mansions non sono pericolose. Lo giuro, ci sono stato un sacco di volte!, e ogni volta mi sono goduto i suoi personaggi caratterizzanti.

Il professor K., invece, pensa che le Chungking Mansions siano un postaccio da evitare. La nostra divergenza di vedute ha avuto una ricaduta curiosa sulla vita di F., giovane dottorando italiano in visita appena arrivato ad Hong Kong. Procediamo con ordine.

Settimane fa sono stato avvicinato dal professor K., che dopo aver isistito sul fatto che Marini e’ il cognome dell’allenatore del Milan, mi ha spiegato che F. sarebbe presto arrivato: come gia’ detto giovane dottorando italiano in visita. Io avevo conosciuto F. ad una conferenza, sapevo che aveva fatto domanda per studiare qualche mese nella mia universita’ e che probabilmente sarebbe arrivato nel mio laboratorio. Tutto a posto, quindi, col professor K. (a parte la strana storia sul mio cognome ed il Milan, e’ una brava persona).

F. e’ arrivato questa settimana. Siccome so che e’ un duro, gli ho subito consigliato di prendere una stanza alle Chungking Mansions (dove tra l’altro sta vivendo una mia amica messicana) in un ostello all’ultimo piano, per miseri sei Euri a notte. Lui ha accettato di buon grado ed e’ collassato per il jet lag dopo una birretta bevuta con calma in Ashley road.

Il giorno dopo, una telefonata.

“Pronto?”

“Simone? Sono il professor K.”

“Ah! Buongiorno.”

“E’ arrivato F.?”

“Si’, l’ho incontrato ieri.”

“Dove alloggia?”

“Alle Chungking Mansions.”

“Alla…? Ah, ho capito. Ascolta, gli telefono e gli dico che domani mattina deve fare il check out e andarsene.”

“…”

“Senti, potresti aiutarmi? Domani mattina passo da te in macchina e lo andiamo a prendere insieme.”

“Ma…”

“Passo alle 9 domani. Sai dov’e’ Shangai street?”

“Si’. E’ dietro casa mia…”

“Fatti trovare da qualche parte in Shangai street, passo alle 9 e ti chiamo. Adesso telefono a F. e lo avverto di fare il check out.”

K. non si fidava a lasciare F. alle Chungking Mansions. La soluzione temporanea per l’alloggio di F. e’ stata quindi la seguente: il laboratorio.

Non sto scherzando. Io, F. ed il professore siamo andati nel mio laboratorio. C’e’ una saletta riunioni che non usiamo mai, con un grande divano nero e un grosso tavolo rotondo. F. ha provato il divano e il professor K. era soddisfatto che fosse sufficientemente lungo per farlo stare comodo.

F. inizia ad aprire le valige, e scatta la scoperta micidiale: qualcun altro, in precedenza, aveva usato la stessa saletta come foresteria. Qualcun altro aveva gia’ vissuto li’ dentro. Rovistando negli armadi e nei cassetti con la gioia di Indiana Jones in una tomba antica, abbiamo trovato: un materasso leggero piegato in due, due morbidi cuscini, una coperta, un copriletto, sapone, detergenti vari, portasapone, un piccolo mastello, alcuni CD di opera lirica e vari viveri di conforto (cioccolatini).

Da quel che ho capito, il professore non ha ritenuto necessario spiegare al personale del laboratorio che per qualche tempo F. si stabilisce nella saletta conferenze. Ovviamente anche io me ne sono ben guardato dal farlo.

Sorpresa, sopresa…

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2 thoughts on “Vivere in laboratorio /1

  1. Pingback: Conseguenze di una divergenza di opinione | Cuore, cervello e altre frattaglie ~ Heart, brain and other giblets

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