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Lettere tracciate col gesso bianco sulle sponde del vecchio biliardo

raymond rousselOggi, per l’inizio di questa avventura, mi piacerebbe incominciare con una lista. Una qualunque. L’importanza del suo contenuto è relativa. È proprio la lista in sé che conta, la lista come Sistema Letterario Attuale ovvero SLA, da nobilitare eventualmente con il recupero, magari leggermente forzato, del passato universale delle narrazioni.

La lista in sé è valida perché trasporta il diritto di un’intenzione, di un programma, di una visione (quella della letteratura per l’appunto), rende la sagoma artistica del suo autore – o il suo cartonato – netta come uno sfregio di rimmel, dal momento che crea una linea di separazione tra lo scrittore medesimo, ciò che ha elencato e tutto quello che invece ne è rimasto fuori, e poi è facilmente azzannabile dai critici, proprio in virtù delle precedenti e di altre caratteristiche.

Anzi, per i critici, è una vera e propria manna poiché possono collocare un libro, una storia, un’idea perfezionando la loro analisi con parametri dallo spettro cromatico più ampio di quello di un arcobaleno: l’ironia, il colpo ad effetto, l’autobiografismo, l’obbligo del Genere, il Giovanilismo (che come si sa, qui da noi, è a sua volta un Genere), le strette osservazione e osservanza del proprio ombelico (che si differenzia dall’autobiografismo quanto una palla stroboscobica da una pagina di Umberto Eco sugli Specchi), la letteralità, la letterarietà, il tralalà.

Se ci fate caso, la ricerca dei segnali di un’opera, intesi come coordinate narrative di un autore, si svolge spesso al di fuori dell’opera stessa, chiamando in causa questo e quello, spesso anche quell’altro.

Se ci fosse un Rettore Supremo della Letteratura e della Poesia, avulso dal Tempo, dispensato dallo scriverne, sufficientemente sereno come potrebbero esserlo un anatomopatologo che legge Cioran o un astronomo Dante, ecco che entrerebbe nelle nostre orecchie l’unica, vera risata in grado di seppellire il mondo. La sua.

Protomoderni d’ogni luogo e tempo, unitevi e ribellatevi!

Alberto Savinio sosteneva di attendere con curiosità i refusi impressi dai suoi polpastrelli sulla macchina per scrivere, per mantenerli e dare a loro il comando della conseguente sterzata narrativa (o saggistica).

Insomma, come avrebbe molto più tardi sintetizzato Brian Eno con una delle sue Strategie Oblique – mazzo di carte di piccole frasi senza figure create per togliere l’impasse a un procedimento creativo arenato e da usare esattamente come dei tarocchi -: «Nobilita il tuo errore».(Che anche questi miei disordinati pensieri siano attribuibili all’utilizzo delle Strategie? Non ve lo dico).

Ben più lontano arrivò l’opera di Raymond Roussel, vero inventore della letteratura combinatoria, ludica e enigmistica – collocata ben prima degli atti ufficiali dell’Oulipo, l’Opificio di Letteratura Potenziale di Le Lionnais e Queneau – e che, come spesso avviene quando gioco azzardo e mistero incominciano a ballare insieme, regalò all’autore un epilogo umano di tale bizzarra tragedia da interessare persino la penna indagatrice di Leonardo Sciascia.

A un certo punto il Nostro, forse schiacciato dalla feroce incomprensione che i critici suoi coevi riversavano sul suo operato scrittorio, per tacere della rumorosa denigrazione che i suoi testi teatrali ricevevano in sala, decise di vergare una ventina di pagine intitolate Come ho scritto alcuni miei libri.

Ecco come iniziano.

«Mi sono sempre proposto di spiegare in che modo avevo scritto alcuni dei miei libri (Impressions d’Afrique, Locus Solus, L’Etoile au Front e La Poussière de Soleils).

Si tratta di un procedimento molto particolare. E, questo procedimento, mi sembra che sia mio dovere rivelarlo, perché ho l’impressione che qualche scrittore in futuro potrebbe forse sfruttarlo con successo.

Giovanissimo scrivevo già racconti di poche pagine impiegando questo procedimento.

Sceglievo due parole quasi simili (…) per esempio billard (bigliardo) e pillard (predone).

Poi vi aggiungevo parole simili ma prese in due sensi differenti, e ottenevo così due frasi quasi identiche.

Per quanto riguarda billard e pillard le due frasi che ottenni furono queste:

  1. 1.              Les lettres du blanc sur le bandes du vieux billard…
  2. 2.              Les lettres du blanc sur les bandes du vieux pillard…

Nella prima, lettres (lettere) era preso nel senso di “segni tipografici”, blanc (bianco) nel senso di “gesso” e bandes (bande) nel senso di “sponde”:

“Le lettere tracciate col gesso bianco sulle sponde del vecchio biliardo”.

Nella seconda, lettres era preso nel senso di “missive”, blanc, nel senso di “uomo bianco” e bandes nel senso di “orde guerriere”:

“Le missive inviate dall’uomo bianco a proposito delle orde del vecchio predone”.

Trovate le due frasi, si trattava di scrivere un racconto che potesse cominciare con la prima e finire con la seconda.

Dalla soluzione di questo problema ricavavo tutti i materiali.

Nel racconto in questione c’era un blanc (un esploratore)che, sotto il titolo Parmi les noirs (Fra i neri), aveva pubblicato in forma di lettres (missive) un libro in cui si parlava delle bandes (orde) di un predone (re nero).

Al principio si vedeva qualcuno scrivere in blanc (gesso) alcune lettres (segni tipografici) sulle bandes (sponde) di un biliardo. Queste lettere, in forma crittografica, componevano la frase finale: “Les lettres du blanc sur les bandes du vieux pillard”, e tutto il racconto era imperniato su una storia di rebus basata sui resoconti epistolari dell’esploratore».  

Povero Raymond! (il suo romanzo terreno terminò a cinquantasei anni, nel luglio 1933, in una camera d’albergo del Grand Hotel Delle Palme di Palermo, con un finale a colpi di barbiturici. Il libro di Sciascia è Atti relativi alla morte di Raymond Roussel).

Ma parlavamo di liste, mi pare. Che sono altro dalla letteratura elencatoria (di che si tratta? Di Georges Perec? Di Rabelais? Sade? Moresco? Le opere con la parola numeri nel titolo?), altro dall’unione virtuale delle stelle in cielo degli astronomi dell’alfabeto e altro persino da ciò che sono.

È questo il vantaggio di scrivere una storia che contiene delle liste, o che non le contiene ma che è a livello organizzativo paragonabile a una sola, grande lista, o che denunzia più o meno velatamente, meno o più sarcasticamente altre storie scritte da autori di lista ovvero listati dai funzionari professionali delle liste: il vantaggio di diventare, magari senza nemmeno averlo desiderato o soltanto pensato, nipotini dei proto-, figli dei post-, moderni, ovviamente.

È la letteratura italiana del terzo millennio, bellezze, diamoci dentro.

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One thought on “Lettere tracciate col gesso bianco sulle sponde del vecchio biliardo

  1. Alcune riflessioni questo testo me le impone. Ma anch’io non so bene dove andrò a parare, per cui faccio una lista di premesse e convinzioni personali.

    1.In senso lato non c’è dubbio che la letteratura sia un’arte combinatoria, non vedo come altro si potrebbe definire un qualcosa che “estrae” lingue e strutture rendendole stabili prendendole dal presente e rendendole presenti. Che Roussel abbia estremizzato un aspetto di questa arte fa parte della sua osssessione di scrittore e della sua voce.
    2.In qualche modo credo che uno scrittore debba “spiegare” la sua scrittura all’interno di ciò che scrive, più semplicemente, cioò che si scrive quando si narra dovrebbe essere già esaustivo rispetto a qualsiasi spiegazione che può essere aggiunta dall’autore stesso. Io sicuramente credo che le mie idee sulla scrittura, nonostante io possa scrivere cose molto diverse, emergano comunque nei miei libri in maniera più o meno esplicita.
    In più credo sia compito dei critici fare considerazioni su ciò che producono gli scrittori, con un’analisi che si protrae nel tempo e cerca di non tirarsi indietro. Ma in Italia questa cosa mi pare scarsa, limitata da ritmi ossessivi e altre faccende che esulano dai testi, e i critici che ci provano, anche giovani, sono emarginati tanto quanto gli scrittori che provano a stare alla larga dal quotidiano gioco balordo degli incontri.

    3.Credo che oggi come oggi siamo di fronte ad un momento di passaggio in cui la lingua e la struttura del romanzo, ad esempio, sono arrivate al giusto grado di saturazione per poter nei prossimi anni mutare forme di espressione. Sarà una cosa faticosa, non credo che abbia niente a che vedere con il postmoderno o con ciò che va per la maggior ora come ora anche in Italia (mi riferisco ai libri a metà strada tra fiction e saggio…) e penso che i lettori debbano essere messi alle strette, piuttosto che vezzeggiati. Ma non perché ci sia questo fine primario, ma come conseguenza del fatto che si cercano punti di vista alieni per raccontare meglio.
    Io credo che quando uno scrittore viene raggiunto dai suoi lettori (in poche parole raggiunge il cosidetto successo diventando un bestseller) ecco, in quel preciso momento, non abbia più altro da “dire” come scrittore, per il semplice fatto che ci sono centinaia di migliaia di persone che “sentono” ciò che sente lui. Parlo ovviamente di “concentrazione” di lettori in uno spazio di tempo breve, non dei classici o dei libri che vengono letti ancora dopo secoli..quello a mio avviso è proprio il procedimento virtuoso opposto di ciò che può raggiungere uno scrittore.

    4. Io credo, dopo quindici anni, di aver capito che in fondo si scrive sempre lo stesso libro “lista”, o perlomeno, io sento che per quanto possa andare in direzioni opposte e usare strumenti opposti quel che esce da me è sempre un nuovo capitolo del grande libro che mi ossesiona la vita. Ma non credo di essere originale in questo no?

    5. In Italia a me pare che ci siano ottimi scrittori e non credo al ritornello che gli scrittori all’estero scrivono grandi cose e noi no….credo semplicemente che da noi ci sia una saturazione esterofila del mercato e una compensazione verso gli italiani data da autori molto leggibili, molto insediati nel sistema editoriale a tutti i livelli e molto in definitiva ossessionati più dal campare che non dalla loro ossessione di scrittori, passando attraverso una necessità di vita e non di scrittura. E così forse vengono percepiti anche dai lettori se persiste questo ritornello generalista che gli scrittori italiani non vengono letti.

    6. Faccio una pausa di riflessione, perché credo di aver fatto già abbastanza condfusione.

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