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Ray Kurzweil, La singolarità è vicina

«Stiamo raddoppiando la potenza delle tecnologie dell’informazione […] circa una volta all’anno. C’è un fattore di incremento mille ogni dieci anni, un milione in vent’anni, un miliardo in trent’anni. […] L’elettronica è solo uno dei tanti esempi. Un altro esempio: ci sono voluti 14 anni per sequenziare il virus dell’HIV; più recentemente, il virus della SARS è stato sequenziato in soli 31 giorni».

Ray Kurzweil

(CC) by Don Solo

(CC) by Don Solo

Il buon Ray Kurzweil si è guadagnato da vivere negli ultimi vent’anni (anche) grazie alle sue ottime previsioni sul futuro. Riusciva a vedere oltre: capiva quali tecnologie sarebbero diventate utili e diffuse e investiva risorse in maniera intelligente. Le tecnologie, proprio come l’arte, hanno un loro momento magico: anticiparlo o posticiparlo significa non saper cogliere l’onda (e non guadagnare), proprio come avvenne per la bolla dell’e-commerce negli anni ’90. Si investì troppo puntando sul mercato degli acquisti online, un mercato assolutamente non maturo per decollare.

Cosa prevede Ray a lungo termine? Quale futuro per l’umanita’? Semplice: trascenderemo. Trascenderemo il concetto stesso di essere umano, espanderemo le nostre intelligenze oltre i limiti del cervello biologico, integrandolo con le macchine, e alla fine satureremo l’universo di informazione. Il che, a pensarci bene, ci fornisce una teoria che descrive il destino finale dell’universo (l’essere appunto saturato di informazione) ma non si basa su una qualunque forma di teismo.

Ray è un visionario? Può essere. Spiega però  le sue teorie molto lucidamente, fornendo più prove possibili per giustificare le conclusioni a cui e’ arrivato. Il suo libro La singolarità è vicina (Apogeo editore, 2008) è un’opera di divulgazione, comprensibile per la quasi totalità anche a chi non ha competenze scientifiche. Rappresenta un punto importante per gli studi di Ray, una summa delle sue riflessioni.

Lineare vs esponenziale.

Ray ha notato che il progresso della tecnologia è esponenziale, e non lineare come suggerirebbe la nostra esperienza. Cosa vuol dire esponenziale? Cosa vuol dire lineare? Qual è la differenza? Difficile spiegarlo senza accennare alla matematica. Cercherò di farlo nella maniera più veloce, semplice e brutale possibile. Probabilmente qualche matematico desidererà picchiarmi sevlaggiamente dopo aver letto questo esempio. Bene, che venga!, tengo una pala arrugginita qui in laboratorio pronta per l’occasione.

Immagino un’automobile che aumenta la sua velocità in maniera lineare di 2 km/h al minuto. Vuol dire che, se un minuto fa procedeva a 10 km/h, ora procede a 12 km/h. Tra un minuto procederà a 14 km/h, tra due a 16 km/h e via dicendo. Non mi pare molto complicato! Basta aggiungere 2 km/h ad ogni passaggio. Questo è un aumento lineare. Immaginiamo che parta da ferma (velocità 0). Dopo un minuto avrà velocità  2, dopo due minuti velocità  4. La serie è  dunque: 2, 4, 6, 8, 10, 12, 14, 16, 18, …

Ora, un’altra automobile amenta la sua velocità  in maniera esponenziale, secondo una potenza di due. Al primo minuto avrà  velocità 1 (perche’ 1 elevato alla seconda dà sempre 1). Al secondo minuto avrà velocità 4 (2 alla seconda). Al terzo minuto avrà velocità 9 (3 alla seconda), e così via. La serie risulta: 1, 4, 9, 16, 25, 36, 49, 64, 81, …

Come è possibile vedere, l’esponenziale progredisce più velocemente. Magari parte più lenta. Alla fine del primo minuto infatti l’automobile che aumenta esponenzialmente la velocità va addirittura piu’ lenta dell’altra, e allo scoccare del secondo minuto hanno velocita’ identiche. Ma col passare del tempo, l’esponenziale vince. Non ci si faccia ingannare dai numeri che ho scelto, volutamente maneggevoli e piccoli: l’esponenziale esplode. Al trentesimo minuto, la prima auto va a 60 km/h. La seconda, quella con accelerazione esponenziale, va a 900 km/h. Le due velocità diventano, al novantesimo minuto, rispettivamente 180 km/h e 8100 km/h. Al minuto 150, la differenza è ancora maggiore: 300 contro 22500. Dopo 10 ore (600 minuti), la prima va milleduecento km/h, la seconda a trecentosessantamila.

La tecnologia ha un incremento esponenziale, non lineare. Cio’ è anche dovuto al fatto che la tecnologia si autoincrementa: usiamo i nostri strumenti piu’ precisi per progettarne di ancora più precisi. Il nostro cervello non è veloce e preciso come una calcolatrice. Per questo, appunto, l’abbiamo progettata! Uno strumento che sostituisce temporaneamente il nostro cervello nello svolgere un compito, e lo svolge meglio e più velocemente. Prima della calcolatrice, negli anni ’70, c’era il regolo calcolatore. Prima di esso, le utili tabelline e le tavole pitagoriche. Prima ancora, i segni lasciati a mano. Prima ancora, la visualizzazione di numeri contandoli sulle dita e l’ammonticchiare pietruzze.

Se si confronta l’aumento della capacità di calcolo nel corso dei secoli, appunto dai primi rudimentali mezzi ai supercalcolatori odierni, si può notare come l’aumento della potenza di calcolo sia esponenziale.

La crescita esponenziale della potenza di calcolo.

La crescita esponenziale della potenza di calcolo negli anni 1900 – 2000

La singolarità.

Ray definisce la singolarità come quel particolare momento in cui la tecnologia sarà così abile nello svolgere i suoi compiti, che l’intelligenza artificiale eguaglierà quella umana, per poi superarla.

La cosa può lasciare increduli.  Si pensi però a come l’intelligenza artificiale stia già permeando la nostra vita. A come ogni giorno molte intelligenze artificiali prendono decisioni per noi: dalle sospensioni intelligenti ai programmi intelligenti della lavatrice che decidono il tipo di lavaggio; dall’autofocus della macchina fotografica ai software di aiuto per i medici nella diagnostica, fino ai programmi di riconoscimento vocale per automatizzare determinati processi. Ne La singolarità è vicina è documentato (con pignoleria scientifica) un elenco impressionante di applicazioni. Ad esempio, lo stato dell’arte di certe tecnologie applicate a patologie neurali quali il morbo di Parkinson, implica l’interfaccia diretta fra i neuroni del cervello e  una scheda (intelligente) inserita chirurgicamente. La scheda lentamente impara e corregge gli errori di comunicazione causati della malattia, rallentandone di molto il processo degenerativo. Il firmware di tale scheda (cioe’ il software che la fa funzionare) viene aggionato man mano che se ne scrive una versione migliore. L’aggiornamento, ovviamente, avviene tramite wireless.

Quando scrisse il suo libro precedente (The age of spiritual machines, 1999), Kurzweil dovette sforzarsi parecchio per trovare degli esempi pratici di intelligenza artificiale applicata. Nel 2005, durante la stesura de La singolairtà è vicina, fu invece costretto a dover selezionare attentamente quali esempi citare, visto l’enorme numero di applicazioni raggiunte. Erano passati solo sei anni.
Non abbiamo un buona capacità di prevedere questa accelerazione, perchè la maggior parte di noi prevede istintivamente i progressi della scienza in maniera lineare. Ci basiamo sulla nostra esperienza e la nostra memoria per immaginare quel che succederà. Ci basiamo, insomma, sulla velocità che il progresso aveva in passato. Secondo il buon Ray dovremmo invece prevedere una crescita esponenziale (e proprio per questa ragione, egli sostiene, molti esperti sbagliano di grosso le loro previsioni sulle tecnologie del domani). Mentre scrivevo questa recensione, una persona mi ha telefonato. E’ stata una videochiamata da 9000 chilometri di distanza, entrambi con connessioni wireless. Ed è stata gratis. Difficile prevdere una cosa del genere, anche solo dieci anni fa, quando su internet si andava in pochi con il doppino 56k, e se mia madre alzava la cornetta saltava la connessione.

A vision of the future -- computer-based textile designing.  From the 1970 publication "Computer Technology for Textiles".  (CC) by Dave & Bry

A vision of the future — computer-based textile designing. From the 1970 publication “Computer Technology for Textiles”. (CC) by Dave & Bry

Posto che queste previsioni su una scienza portentosa siano vere, quando l’esponenziale sarà esplosa, e arriverà la singolarità, saremo ancora umani? Il continuo progresso teconologico non arriverà a minare la nostra umanità? Se trascenderemo, non perderemo la nostra individualità, che è fatta anche di debolezza? Non è innaturale e perverso vivere per sempre?

A queste domande legittime, Kurzweil risponde in maniera molto semplice. Sostiene che abbiamo sempre accettato la morte come inevitabile proprio poichè fino ad ora non abbiamo avuto modo, oggettivamente, di evitarla. Ma accettare la morte non è nella nostra natura, anzi!, è proprio la nostra natura di umani che ci spinge a risolvere problemi e forzare i limiti che il mondo ci impone. Avevamo freddo e l’evoluzione non ci avevo dato il pelo lungo: così abbiamo inventato gli abiti. Non avevamo ali per volare, e abbiamo inventato gli aeroplani. La civiltà è  caratterizzata da una serie di miglioramenti (all’inizio piccoli passi, ora passi decisi, in futuro salti supersonici) che spingono i limiti di quel che possiamo fare sempre un po’ più in là. Se non fosse così, non saremmo ancora ominidi con una vita media di venti o trent’anni?

Il numero di argomenti toccati nel volume è impressionante. Come già menzionato, Ray si spinge a predire il destino dell’intero universo! Ma è soprendente come lo faccia in maniera semplice e comprensibile. E’ un nerd e un pignolo, quindi non si esime dall’accumulare grafici, tabelle, e centinaia di note per ogni capitolo. Nanobots e nanotecnologie, cyborg, menti collettive, il concetto di amore vissuto da una macchina, reverse engineering del cervello (vale a dire capire così bene come il cervello funziona, da poterne ricreare uno artificiale che funzioni in modo sostanzialmente identico)… decisamente troppi argomenti per discuterli tutti. Il lettore che è arrivato a questo punto della recensione potrebbe essere abbastanza affamato e incuriosito. Allora perché non leggersi la versione italiana di questa bella intervista allo stesso Kurzweil? Include molti argomenti che qui non ho potuto nemmeno accennare. Dovrebbe essere sufficiente a scatenare un’appetito tale da procurarsi il libro.

Evolution moves towards greater complexity, greater elegance, greater knowledge, greater intelligence, greater beauty, greater creativity, and greater levels of subtle attributes such as love. In every monotheistic tradition God is likewise described as all of these qualities, only without limitation: infinite knowledge, infinite intelligence, infinite beauty, infinite creativity, infinite love, and so on. Of course, even the accelerating growth of evolution never achieves an infinite level, but as it explodes exponentially it certainly moves rapidly in that direction. So evolution moves inexorably towards this conception of God, although never quite reaching this ideal. We can regard, therefore, the freeing of our thinking from the severe limitations of its biological form to be an essentially spiritual undertaking.

La singolarità è vicina!

(CC) by Don Solo
(CC) by Don Solo
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8 thoughts on “Ray Kurzweil, La singolarità è vicina

  1. Molto interessante! Non conoscevo questo autore (non sono così nerd come sembro…), credo proprio che andrò a sbirciare questo libro in libreria!
    Anche se sinceramente, da esemplare medio del genere umano, faccio fatica a immaginare questa singolarità come qualcosa di edificante.
    Ora vado a leggere l’intervista :-)

  2. Da appassionato dilettante di fisica teorica, IA e discorsi sulla qualità del mondo e conoscitore di niente apprezzo molto gli spunti forniti a partire da questo articolo che affrontava “solo” il discorso di Kurzweil e “il riassunto” fornito da Ignazio di varie questioni nel link postato qui sopra.
    Ho l’impressione che sia molto giusto considerare che le sinergie tra fisica teorica e biologia abbiano il compito di scoprire ancora molto, puntando i riflettori da una parte verso l’immensamente “lontano” e dall’altra verso il profondamente vicino, il nostro cervello. Ho la sensazione che entrambi gli sguardi stiano risalendo le nostre”radici” e che questa cosa ci servirà molto per creare il nostro futuro. Se non troviamo talune risposte legate alle nostre “radici” biologiche e fisiche non avremo possibilità di compiere questo salto ipotizzato da Kurzweil con la sola forza della computazione, la quale, per inciso, ora come ora e senza capirne molto potrebbe sembrare (forzo un po’ il paragone) nella stessa posizione della relatività quando ha cominciato a dimostrare di “funzionare”: uno strumento rivoluzionario e di potenza inaudita per la descrizione del mondo. Poi arrivò la meccanica quantistica e le cose si complicarono.
    Non ho fiducia che la computazione da sola possa creare l’IA, e ancora secondo me non abbiamo un’idea coerente di cosa intendiamo per IA, se sarà un’intelligenza artificiale pari all’intelligenza umana oppure una cosa completamente diversa che usa l’intelligenza umana come ponte per nascere. Gli approcci, a rami della scienza divisi, mi sembrano portare a configurazioni diverse di una definizione di IA, proprio perché guardano tutti i meccanismi ma si chiedono poco delle risultanze. Siamo proprio sicuri che se dovessimo creare una forma di IA che ci sembra simile all’intelligenza umana saremo in grado di riconoscerla e di riconoscerne anche le evoluzioni? Non potrebbe questa intelligenza (ammesso che saremo in grado di “vederla nella sua interezza”) essere solo apparentemente simile a quella umana ma evolvere in maniera completamente diversa senza darci la possibilità di capirne gli sviluppi? Del resto sembra che noi potremmo creare qualcosa in maniera sensibilmente diversa da come sembra essersi creata e sviluppata la nostra mente, di cui sappiamo ancora troppo poco.
    E intelligenza, nell’uomo, cosa vuol dire? Siamo intelligenti perché ci domandiamo cose su di noi, perché proviamo ed elaboriamo esperienze etc etc…ma alla fin fine non è che l’unica “qualità” “intelligente per la nostra esistenza” che veramente abbiamo singolarmente secondo per secondo è: “Sopravvivi ad ogni costo” o meglio “Continua a respirare e preservati dalla morte” mentre le catena delle nostre azioni “intelligenti” nel tempo potrebbe tranquillamente anche portarci dritti alla morte, sia singolarmente che come specie, sia nel quotidiano che nel lungo periodo?
    Trascendere in un’intelligenza artificiale da noi creata è trascendere? Oppure trascendere vuol dire non solo “estrarre” qualcosa all’interno del nostro mondo ma riuscire a vedere e comunicare con qualcosa che potrebbe far parte del nostro mondo fisico ma non ci è accessibile per i nostri intrinseci limiti fisici (penso ad energia e materia oscura ad esempio…)?
    Solo alcune domande abbastanza vaghe che mi vengono in mente….
    Credo che Kurzweil, con tutti i limiti, indichi però che la computazione è uno strumento indispensabile a comporre il quadro di un’intelligenza, come lo è la matematica per la fisica teorica e la biologia per le neuroscienze, e tutte queste cose una per l’altra. A me sembra che l’unica cosa prevedibile per il futuro sia che questo mondo esiste perché altamente correlato, semplicemente dipendente da ogni cosa esistente e quindi le scienze che lo descrivono e lo mutano nel nostro sguardo dovranno per forza di cose convergere mettendo in comune i loro sforzi, anche partendo da posizioni apparentemente inconciliabili o divergenti.
    Il dibattito sul “come fare in pratica”, purtroppo, io lo devo lasciare a chi ha più strumenti di me, ma mi piace moltissimo seguirne gli sviluppi.

  3. su kurtzweil, transumanisti e visioni: c’è un progetto che potrebbe interessare la discussione: una piccola intelligenza artificiale che, usando le suggestioni della singolarità, si produce in un personaggio artificiale/artificioso dedito all’hacktivism. Nel corso delle vicende il piccolo Angel_F (così si chiama) è stato addirittura ospitato all’Internet Governance Forum di Rio de Janeiro (un incontro periodico delle nazioni unite per studiare le libertà digitali) nel 2007, come unico esponente delle “forme di vita digitale”, e lì ha presentato un videomessaggio nel workshop internazionale su privacy e definizione di spazi pubblici/privati :)

    vi lascio un piccolo sunto dell’operazione. tra poco ne esce anche un libro sotto forma di “diario della IA”. comunque su google trovate un sacco di info

    ciao

    Angel_F is a child artificial intelligence. it is the digital son of Derrick de Kerckhove and the Biodoll, a digital prostitute. Angel_F acts as a spyware collecting texts from internet users and uses it to synthesize language. it has been seen in performances worldwide, some on activist issues such as intellectual property and freedom of speech.

    angel_F also participated to the internet governance forum in rio de janeiro in 2007, where it was the only digital being present: it made a contribution in the digital freedoms workshop

    angel_f has a blog, where it expresses itself using its surreal generated language, also triggering generative reactions on several social networks where it expresses its multiple identity.

    here is the address:

    http://www.angel-f.it

    on the blog it is also possible to interact with little angel_f, and to explore its digital mind

    there is loads of documentation about angel_f on the web, including the videos in which its digital dad, de kerckhove, publicly recognized it as its digital child

    :)

  4. Pingback: La teoria di Darwin prende a cazzotti persino le nanomacchine! (grazie a un manga) « Samgha

  5. RE: Ray Kurzweil, La singolarità è vicina.

    E’ sempre meritorio diffondere la cultura scientifica.

    Ma la serie esponenziale dell’esempio e’ una serie quadratica. (n^2 e non 2^n)

    Saluti

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