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Cyberpunk, adesso? /1: Mercenari

Ricordo con grande gioia il manuale di Cyberpunk 2020. Per i profani non mi dilungherò troppo nella spiegazione preliminare di cos’è un gioco di ruolo, cosa si può trovare all’interno di un manuale e quant’altro. Non serve. Un gioco di ruolo sono due o più persone che fanno finta di essere altra gente. Come gli attori, solo che il copione non c’è e i giocatori mitragliano improvvisazione, tutto nel tentativo di andare da un punto narrativo A a uno B. Fine.

In giovane età ero un assiduo giocatore e tra i tanti giochi nei quali sono inciampato c’è Cyberpunk 2020. All’epoca del mio incontro con questo bel manuale non avevo idea di cosa fosse il Cyberpunk e a malapena mi ero avvicinato alla corrente musicale. Fortunatamente l’edizione italiana del librone era talmente curata da convincere gli editori di tutto il mondo ad allineare tutte le altre pubblicazioni alla nostra e, cosa più importante, da agganciare il 200% delle mie risorse cognitive nel tentativo di esplorare quel mondo geniale.

Quasi tutti i giocatori di Cyberpunk 2020 che incontravo sulla mia strada rimanevano affascinati dall’aspetto prettamente tecnologico e fantascientifico dell’ambientazione. C’era quello che sbavava sulle armi intelligenti, quello che desiderava segretamente i veicoli a spinta vettoriale e chi sognava l’avvento della medicina a base di nanomacchine.
Io rimasi turbato dallo scenario sociopolitico. In particolare mi rimase impressa la poco plausibile situazione dei veterani dei grandi eserciti nazionali. In seguito al collasso del potere governativo e al conseguente emergere delle multinazionali come organi di controllo pseudo-statale, gli ex soldati degli eserciti nazionali che avevano combattuto innumerevoli guerre, si ritrovavano letteralmente a piedi. Ai miei occhi era assolutamente brillante come idea, più per la sua assoluta originalità che per le strade narrative (ed economiche) che apriva. Nella fattispecie l’esubero di manodopera e lo scenario sociale e “politico” sempre più selvaggio avevano generato società multinazionali che offrivano un servizio molto semplice: forze armate a noleggio. In termini di ricollocamento delle risorse umane è una dinamica quasi banale, ma in termini di plausibilità e realismo alla fine degli anni ottanta la cosa era veramente incredibile. La multinazionale che si occupava esclusivamente di “mercenariato” era il Lazarus Military Group. Con sede a Rosslyn, Virginia e uffici a Londra, il Cairo e Tokyo, la Lazarus era il frutto dell’unione delle risorse economiche di Nelson Katzadoulos e dell’esperienza militare del Colonnello Emile Lazarus. Il ventaglio di servizi offerto dalla Lazarus andava dalle operazioni speciali condotte da singoli mercenari alle operazioni militari su ampia scala, forti della enorme disponibilità di uomini e mezzi corazzati; stipulare un contratto con la Lazarus era semplice e assolutamente confidenziale: si contattava un ufficio, dal quale partiva un rappresentante che andava a incontrare personalmente il cliente. A contratto firmato l’attesa per il dispiegamento delle forze andava dalle 24 alle 72 ore, in base all’entità delle stesse, ed erano sotto contratto per un periodo minimo di una o due settimane. Il salario di un soldato Lazarus era di 1750 Dollari, ma la valuta non è direttamente comparabile con quella attuale, un po’ per lo scenario di dissesto economico del gioco e un po’ per i venti anni trascorsi dalla pubblicazione del manuale. Al di fuori dell’ambito più squisitamente guerrafondaio, la Lazarus si occupava anche di altre due fasce di mercato: l’addestramento truppe e la consulenza. Disponendo di veterani con anni di esperienza sul campo e di graduati ritirati dall’esercito, la Lazarus offriva la possibilità di dispensare addestramento speciale o avanzato alle truppe al servizio di chiunque potesse pagare. D’altra parte, gli stessi esperti potevano anche limitarsi a offrire consulenza tattica o strategica.

A questo punto spero che il lettore sia abbondantemente affascinato da questo scenario nel quale un signor Succhiapetrolio qualsiasi può alzare la cornetta e vedersi recapitare in un paio di giorni una divisione corazzata e due plotoni di fanteria armati fino ai denti e pronti a far capire la clausola 51 del contratto agli abitanti della cittadina disgraziatamente edificata sul futuro sito di estrazione. Io lo ero. Completamente.

C’è da dire che il fascino di uno scenario del genere confina con quello suscitato dalle invasioni aliene, dai cataclismi che inabissano i continenti e dalle ribellioni che finiscono bene. In sostanza uno viene attratto dall’assoluta carenza di plausibilità di una cosa del genere e fantastica su quanto sarebbe bello radere al suolo la casa del vicino. Lo stesso valse per me, all’epoca. Non vi dico quanti calcoli per capire quanto mi sarebbe venuto a costare la conquista militare del quartiere del mio liceo. E quanta tristezza nel constatare che, ahimè, non mi potevo permettere nemmeno una recluta. Monca.

Ebbene, il magico mondo di fantasia del Lazarus Military Group esiste. E fa soldi a palate.

Facciamo un enorme passo indietro. I “soldati a noleggio” sono sempre esistiti, nonostante siano una delle categorie umane più difficili da definire in assoluto. Attualmente utilizziamo il termine mercenario per definire un soldato che combatte in cambio di denaro, ma, come è facile intuire, questa definizione si adatta praticamente a qualsiasi combattente sulla faccia della terra. Soprattutto oggi che la coscrizione obbligatoria è solo un ricordo e che i militari sono volontari molto ben retribuiti. Quindi la discriminante del salario non ci aiuta. La Convenzione di Ginevra (Protocollo Aggiuntivo del 12 Agosto del 1949) definisce la questione nel seguente modo
“Art. 47 Mercenari
1. Un mercenario non ha diritto allo statuto di combattente o di prigioniero di guerra.
2. Con il termine «mercenario» si intende ogni persona:
a) che sia appositamente reclutata, localmente o all’estero, per combattere in un conflitto armato;
b) che di fatto prenda parte diretta alle ostilità;
c) che prenda parte alle ostilità spinta dal desiderio di ottenere un profitto personale, e alla quale sia stata effettivamente promessa, da una Parte in conflitto o a suo nome, una remunerazione materiale nettamente superiore a quella promessa o corrisposta ai combattenti aventi rango e funzioni similari nelle forze armate di detta Parte;
d) che non sia cittadino di una Parte in conflitto, né residente di un territorio controllato da una Parte in conflitto;
e) che non sia membro delle forze armate di una Parte in conflitto; e
f) che non sia stato inviato da uno Stato non Parte nel conflitto in missione ufficiale quale membro delle forze armate di detto Stato.”

Il punto C, che dovrebbe essere quello cruciale, è un po’ vago, ma d’altra parte anche la storia dei mercenari è vaga. Durante il secondo anno del regno del faraone Ramesse II, l’Egitto fu attaccato dai pirati Shardana (da alcuni identificati come gli antenati degli abitanti della Sardegna). Nonostante la grande perizia in combattimento, gli Shardana furono sconfitti da Ramesse II il quale, in seguito, li impiegò in battaglia contro gli Ittiti nella famigerata Battaglia di Kadesh. Quello che a un’analisi superficiale sembra il banale impiego di truppe costituite da schiavi, però, si rivela essere ben altro, dato che uno degli apporti principali degli Shardana alla battaglia fu la “consulenza” durante lo sviluppo della strategia da adottare contro gli Ittiti. Non si deve però pensare che nell’antichità il ruolo del mercenario fosse ad appannaggio esclusivo delle classi sociali più basse, anzi. Nel 988 Basilio II di Bisanzio, detto “il massacratore di bulgari”, diede in sposa la sorella Anna al Principe Vladimir I di Kiev, detto “il santo”, in cambio di 6000 guerrieri Variaghi (ossia Vichinghi). Scelti per la loro appartenenza a un popolo a dir poco avvezzo alla battaglia e privo di legami con le fazioni in lotta nei territori dell’impero, i Variaghi divennero la principale componente della famosa Guardia Variaga, il corpo militare personale dell’imperatore. Tra le loro fila spiccava Harald III, detto “lo spietato”, erede al trono di Norvegia.
Forse l’unico dato certo che accomuna tutti i mercenari è la loro innata propensione per la violenza, indipendentemente dalla levatura intellettuale o morale. Archetipo di questa affermazione è Sigismondo Malatesta, detto “il lupo”, signore rinascimentale di Rimini e successivamente condottiero mercenario, ricordato da Ezra Pound come “il miglior perdente della storia”. Sigismondo fu un enorme mecenate e mise al suo servizio artisti come Piero della Francesca e Leon Battista Alberti, si distinse inoltre come condottiero, difendendo il suo piccolo regno dagli attacchi delle grandi potenze dell’Italia dell’epoca, e in un’occasione sbaragliò un esercito papale tre volte più numeroso di quello a cui faceva capo. Questo popò d’uomo, però, passò alla storia per aver sodomizzato in pubblica piazza il quindicenne vescovo di Fano, di fronte all’intero esercito che applaudiva entusiasta. La Chiesa Cattolica ha dichiarato che soltanto due individui sono senza dubbio alcuno all’inferno: Giuda Iscariota e Sigismondo Malatesta. Anche il rapporto tra nazioni riconosciute e forze mercenarie è quanto di più nebuloso si possa immaginare. Durante la seconda Guerra Sino-giapponese, il conflitto tra la Repubblica Cinese e l’Impero Giapponese che dal 1941divenne parte della Seconda Guerra Mondiale, l’aviazione cinese si avvalse delle Tigri Volanti, nom de guerre dell’American Volunteers Group. Il gruppo fu una geniale intuizione di Roosevelt, il quale si servì dello stratagemma dei volontari per poter intervenire nel conflitto sino-giapponese, cosa esplicitamente proibita dal Neutrality Act del 1939, e grazie alla brillante guida del Generale Claire Lee Chennault divenne un incredibile successo. Le Tigri Volanti avevano il compito di difendere le forze cinesi, godevano di un salario di 600$ e un bonus di 500$ per ogni velivolo giapponese abbattuto; il simbolo del gruppo, una tigre alata, era stato creato dalla Walt Disney Company.

L’anello mancante tra le compagnie di ventura del passato e le fantascientifiche compagnie militari private di Cyberpunk 2020 va cercato nel ventennio a cavallo tra gli anni sessanta e settanta, più precisamente nella “Congo Crisis” del 1960. All’indomani dell’indipendenza del Congo dalla dominazione belga, spinti dal crescente dissenso, i soldati della guarnigione di Leopoldville (Kinshasa) si ammutinarono ed assalirono la popolazione bianca della capitale. Contemporaneamente, supportata dai forti interessi economici da parte del Belgio, le province del Katanga e del Sud Kasai si separarono dalla neonata Repubblica del Congo. In questo scenario emersero due nomi: Mike Hoare e Bob Denard. Hoare fu un ufficiale nell’esercito britannico in Nord Africa durante la Seconda Guerra Mondiale e concentrò la sua carriera di mercenario durante la Congo Crisis. Bob Denard, invece, combattè nella Congo Crisis da mercenario, ma si distinse nelle isole Comore. In questo arcipelago tra Africa e Madagascar, Denard mise a segno ben quattro golpe e creò prima la sua base logistica, dalla quale fece partire operazioni in Zimbabwe Yemen, Iran, Nigeria, Benin, Gabon, Angola e Zaire, ed infine un vero e proprio regno con tanto di possedimenti terrieri, alcuni hotel e un esercito personale. Secondo lo scrittore Xavier Renou, è proprio riorganizzando questo piccolo impero che Bob Denard ha di fatto traghettato i mercenari vecchia maniera alla nuova realtà delle Private Military Companies.

Una Private Military Company (PMC) è in sostanza una società che offre servizi, proprio come quelli offerti dal fittizio Lazarus Military Group, di natura militare. Le PMC si distinguono in due tipologie: quelle che offrono servizi di supporto agli organi militari (come catering, lavanderia e alloggi) e quelle che invece offrono vere e proprie forze armate a noleggio. Come per la Lazarus, il cliente firma un contratto e acquista le prestazioni offerte dalla PMC per un certo periodo di tempo. I mercenari, reclutati dalla PMC attingendo tanto al grande bacino dei veterani disoccupati quanto a quello dei civili con addestramento militare, vengono definiti Contractors proprio per la loro natura di lavoratori a contratto. La somiglianza tra la Lazarus e una qualsiasi PMC è sconvolgente: ad esempio la Executive Outcomes (scioltasi alla fine del 1998) ha schierato contro l’insurrezione del Fronte Rivoluzionario Unito del 1995 in Sierra Leone non solo banali soldati, ma anche un elicottero d’attacco Mi-24 Hind, due Elicotteri Mi-8 Hip, e il veicolo da combattimento di fanteria BMP-2.

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La Military Professional Resources Inc. (MPRI) invece offre posti da Law Enforcer in Afghanistan e Iraq. Nel sito della MPRI viene spiegato che le mansioni sono sia di tipo investigativo che antiterroristico ed è richiesta esperienza sia come poliziotto che come militare. E’ un lavoro abbastanza banale, tutto sommato. Basta non badare al fatto che la MPRI non è nè un esercito nazionale, nè una forza di polizia di uno stato riconosciuto. Questo dettaglio non solo avvicina lo scenario di Cyberpunk 2020 alla nostra realtà, ma comporta anche qualche inghippo con la Convenzione di Ginevra. Nonostante, per fare un altro semplice esempio, nella recente guerra in Iraq ci fosse un Contractor (mercenario) ogni dieci soldati americani regolari, la posizione di questi militari a noleggio è scarsamente regolamentata. Tecnicamente l’Articolo 47 sopra riportato li qualifica come combattenti illegittimi e nega loro lo status di prigionieri di guerra in caso di cattura. A fare le spese di questo dettaglio sono stati ad esempio i mercenari coinvolti nel tentato colpo di stato in Guinea Equatoriale del 2004. Andato letteralmente a rotoli il piano, circa 19 mercenari sono stati arrestati, uno ucciso e gli altri torturati al fine di individuare l’organizzatore e i mandanti del golpe. E tutto questo impunemente, dato che si trattava di comuni criminali da strada armati fino ai denti e intenzionati a rovesciare il governo di Obiuang. Almeno in questo la nostra realtà differisce da quella di Cyberpunk 2020.

A dire il vero c’è un altro elemento che distingue in modo sostanziale la fittizia Lazarus e le reali Private Military Companies: le seconde si occupano di sicurezza. Uno degli elementi che ha caratterizzato il proliferare delle PMC nell’ultimo decennio è stato il loro votarsi alla causa della Private Security. Nel momento in cui ci sono degli individui di particolare importanza (sul piano politico, economico o strategico) in aree interessate da conflitti a bassa intensità, è indispensabile l’applicazione di misure di sicurezza. Il più delle volte si tratta di veicoli blindati e scorte armate. Verrebbe naturale pensare che gli alti funzionari dell’esercito o del governo siano scortati da militari convenzionali, ma non è così. Spessissimo il personale civile (tanto il presidente dell’Afghanistan quanto il signor Succhiapetrolio qualunque di cui sopra) viene scortato da Contractors delle più disparate PMC. E’ indubbio che esista quindi una fascia di mercato tecnicamente all’interno dei limiti della Convenzione di Ginevra che consente alle PMC di nascere e sopravvivere alla luce del sole, ma è anche indubbio che spesso una situazione come quella dei Contractors in servizio di sicurezza privata diventi parecchio nebulosa. L’esempio più noto è quello dei Blackwater Baghdad Shootings nel 2007. Una scorta armata della Blackwater (oggi Xe Services LLC), forse la più grande e rinomata PMC, stava sorvegliando un convoglio di veicoli del Dipartimento di Stato americano nel tragitto verso la parte occidentale di Baghdad quando nella Nisour Square ha aperto il fuoco (qualcuno dice senza motivo) uccidendo 17 civili iracheni. Alla fine del 2008 i Contractors coinvolti sono stati accusati di strage da un tribunale, non iracheno, ma americano.
Per la cronaca: non è certo a causa della nebulosità del diritto internazionale in materia di contractors che la Lazarus non si occupa di private security, ma semplicemente perchè è una fetta di mercato dominata dalla Arasaka, mostruosa e sanguinaria megacorporazione che difficilmente accetterebbe un antagonista nel suo territorio economico.

~Stefano Moscardini

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