I libri migliori

Chi vuol essere un nuovo Don Chisciotte?

Vorrei lanciare un appello ai colleghi scrittori, o un invito, o una provocazione. Forse è solamente uno scherzo, per la verità non sono ancora in grado di dirlo con esattezza. Oppure, questa che segue è la naturale continuazione del discorso sulla letteratura elencatoria con il quale mi sono presentato a voi qui, nella comunità Samgha. Lo scherzo (o l’esortazione), ora che ci penso, non riguarda solo gli scrittori, ma è aperto anche ai lettori, che potranno aggiungere le loro voci numerate progressivamente a partire dall’ultimo numero raggiunto.

Chi vuol essere Rosario Girondo? Chi vuol essere Pierre Menard? E chi è disposto a togliersi di mezzo con una sacrosanta motivazione? Ecco di che cosa si tratta: di smettere di scrivere.

Girondo è un personaggio dello scrittore spagnolo Enrique Vila-Matas, è ossessionato dal futuro della Letteratura, vuole salvarla (ma salvarla da cosa? La letteratura può salvare e può essere salvata? Si raccomandano risposte), e a questo scopo compulsa un diario personale nel quale scandaglia fittiziamente i diari privati dei suoi scrittori preferiti. Ma Girondo, nel libro stesso, che s’intitola «Il mal di Montano», è a sua volta un personaggio dietro il quale si cela un narratore di professione.

Pierre Menard è il signore che in un breve racconto di «Finzioni» di Jorge Luis Borges, intende riscrivere in versione novecentesca un capolavoro del Seicento, il «Don Chisciotte della Mancia» di Cervantes, finendo per ricopiarlo alla perfezione, pur credendo di avere apportato sostanziali modifiche.

Matteo Galiazzo, invece, è uno scrittore anagraficamente e geograficamente più vicino a noi di quanto non lo siano Cervantes e Borges, uno scrittore che ha volontariamente smesso di pubblicare (e, forse, ma nessuno lo sa, volontariamente smesso di scrivere), e che è, almeno dalle mie parti, molto citato e considerato dai suoi colleghi con maggiore ammirazione di quei due hidalgo della penna, nella forma inalterabile di una domanda che due scrittori incontratisi per caso sotto un portico, per la strada, finiscono inevitabilmente per farsi, con un sussurro: “Non è che per caso sei finito in Zona Galiazzo?”

Bene. Riprendiamo lo scherzo. Ciao Matteo.

Quindi, ciò che normalmente viene considerato l’Horror Vacui dello scrittore – il foglio bianco, lo schermo bianco, la mente bianca e inceppata – e che, in pittura e scultura, ha prodotto artisti di interesse (e ricovero) psichiatrico come Adolf Wölfli o il Postino Cheval, personaggi che non hanno potuto far altro che colmare compulsivamente di segni e materia il foglio e lo spazio e che successivamente l’ingenuità tardosurrealista e la cupidigia dei galleristi recintò dentro la definizione di “Art Brut” –,  quell’Horror Vacui, nel presente invito (o provocazione), cambia di orientamento e diviene benedetta quiete.

Ma per far sì che la quiete sia una vera quiete e non una pausa della fermentazione mentale di uno scrittore, è necessaria una lista di motivazioni (con contraddittorio in parentesi aperta e sospesa…

Potrebbe (per scherzo) incominciare così:

  1. In questo Stato, oggi come oggi, scrivere letteratura ombelicale o poesia è un atto irresponsabile (
  2. Tutte le storie sono state già scritte, e meglio, in un modo o in un altro (
  3. Leggere, oggi come oggi, è non soltanto un atto più nutriente dello scrivere, ma anche più sovversivo (
  4. Ho incontrato il vero Pierre Menard dal panettiere e mi ha ingiunto di tacere sulla carta (
  5. Ci sono troppi cattivi scrittori e cattivi poeti in circolazione per pensare di non essere uno di loro (
  6. Durante una lezione di scrittura creativa ben remunerata ho improvvisamente smarrito il filo del discorso, ho incominciato a ridere a crepapelle e non sono più riuscito a smettere (
  7. I generi stanno soccombendo, oggi come oggi, alla oggettiva realtà: la fantascienza è sorpassata, il canto lirico è stonato, il romanzo giallo è ghettizzato, il bildungsroman è inadeguato ai tempi, eccetera… (
  8. (E il romanzo storico?) (
  9. Ho incontrato il vero Rosario Girondo dal panettiere e mi ha ingiunto di ritornare dentro la sua opera (
  10. La funzione sociale dell’opera è stata neutralizzata (
  11. Il valore letterario di un’opera è stato saldato ai valori di scambio umani e editoriali (
  12. Le motivazioni Orwell e Shakespeare, le motivazioni Petrarca e Samuel Beckett, i diari di Kafka (
  13. Tutte le storie scritte si trovano nella musica, senza spargimento di autodichiarazioni (
  14. Ho incontrato Matteo Galiazzo su facebook e mi ha chiesto di cosa diavolo stessi parlando (
  15. Dentro le storie ci sono le frasi e le frasi sono sempre in odore di estetica (
  16. (E le storie per bambini?) (
  17. Detesto la letteratura ammiccante, detesto la letteratura saccente, detesto la letteratura inutile (essendo incapace personalmente di produrne di utile) (
  18. La letteratura cosiddetta utile dovrebbe essere in odore di autoespulsione (e fare altro) (ma non lo fa) (
  19. Ogni volta che trovo una buona storia da raccontare, finalmente, finalmente, mi domando: “Perché?” (

(continuare qui sotto)

Advertisements

3 thoughts on “Chi vuol essere un nuovo Don Chisciotte?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...