Poesia/Saggi

Un maestro di resistenza. Mario Martelli: filologia, verità e letteratura

di Alessandro Polcri*

La nostra vicenda si va dunque accordando con quella celeste […].

Mario Martelli, Frammento d’un diario del ’72**.

Credo che domandarsi cosa significhi davvero la parola maestro oggigiorno non sia ozioso[1]. Di maestri si ha sempre più bisogno e occorre riconoscerli e farli conoscere. L’Italia è un paese soffocato dalle scuole e dalle fazioni-famiglie attendate attorno a un dipartimento, a un circolo editoriale, alla spartizione delle cattedre e dei dottorati, ai reciproci favori. In questo ambiente spesso nascono, crescono e vengono sbandierati falsi maestri riconosciuti tali per il potere editoriale-accademico piuttosto che per il reale valore delle loro idee e dei loro scritti. Ebbene, Martelli si dimostrò fin da subito un intellettuale ‘eccentrico’ perché rimase completamente estraneo al potere e ai suoi giochi e invece costruì il proprio magistero solo sulle idee e sulle battaglie culturali condotte con corsi universitari ‘di ricerca’ (non ne duplicò mai nemmeno uno), saggi e libri sempre ricchi di interpretazioni e proposte davvero innovative. Egli, cioè, fu uno studioso che – se mi si passa il termine – definirei ‘di resistenza’ perché, appunto, resistente ai compromessi accademici e alle mode critiche, capace di concentrare tutte le proprie energie vitali e intellettuali esclusivamente sull’insegnamento, sulla ricerca e sulla corretta interpretazione di un’opera o di un autore, che erano le uniche cose che davvero considerava importanti. A mio avviso già tale impostazione di pensiero e tale approccio culturale, difesi e praticati con coerenza per tutta la vita, sarebbero sufficienti per riconoscere in Martelli un maestro.

Ma la complessità e il valore del suo magistero andarono ben oltre questo, come vedremo subito dopo la seguente necessaria precisazione: non vorrei dare la sensazione di stare scrivendo una nota agiografica. Non mi interessa edulcorare il ritratto di Martelli e questo non solo perché non ne ha bisogno, ma in particolare perché non voglio offendere la memoria vera che ho di lui, a volte aspro e diretto, magari ‘difficile’, ma sempre onesto e pronto a riconoscere la verità a qualunque costo, e soprattutto uomo e intellettuale libero. Direi anzi che l’estraneità alle dinamiche dei potentati accademici, la libertà di pensiero e il metodo con cui l’ha sempre difesa e applicata alla letteratura sono, oltre ai notevolissimi risultati scientifici ottenuti, le vere ragioni per cui Martelli, con i suoi scritti e il suo insegnamento, è stato una autentica e necessaria guida la cui presenza sarà ben forte ancora per lungo tempo, se non altro perché sulla strada che ha tracciato stanno camminando molte persone.

Il suo lascito culturale è enorme[2]: più di 300 titoli tra saggi, volumi ed edizioni critiche e un magistero che continua a dare i suoi frutti duraturi nella scuola che ha creato e che è raccolta intorno, ma non solo, a Interpres. Rivista di studi quattrocenteschi da lui fondata nel 1978 (ora diretta da Francesco Bausi[3]).

Definito, a ragione, da Vittore Branca «uno dei più geniali rinnovatori della storiografia del periodo laurenziano»[4], Martelli ha sempre saputo coniugare ai più alti livelli il rigoroso metodo filologico appreso alla scuola di Roberto Ridolfi e dello stesso Branca con una minuta attenzione al dettaglio storico e culturale rivelatosi spesso illuminante perché a sua volta illuminato da una mai paga curiosità, da una non comune finezza analitica e da una ferma volontà di non dare mai nulla per scontato. A tale proposito, nel suo penultimo volume Zapping di varia letteratura – in cui, tra le schede rigorosamente critiche (chiamate «Variazioni»), a volte si leggono brani autobiografici (e anche poesie e prose poetiche) – Martelli racconta il seguente significativo episodio (estratto da una lettera a un amico e collega):

La Rosanna Bettarini, quando le ho lodato il suo commento al Petrarca, mi ha ringraziato, assicurandomi che essere lodata da me la lusingava: e al mio «Perché?», ha risposto: «Perché non ti torna mai niente». È il mio carattere. E, diciamocelo in amicizia, esso non mi dispiace del tutto, finché sia accompagnato dall’onestà intellettuale che qualcuno mi riconosce, e si conservi scevro da ogni forma di presunzione[5].

Credo che questo suo ricominciare sempre da capo rimettendo sempre tutto in discussione di quanto è stato scritto su un autore o su un testo, sia una delle più importanti e affascinanti lezioni che Martelli ha saputo lasciare in eredità a coloro che vorranno ascoltarlo.

Si tratta di un «carattere» o, meglio, di una forma mentis, che ha influenzato e determinato, fin dall’inizio della sua carriera, la nascita di un vero e proprio metodo critico che venne raffinato negli anni fino a trovare compiuta teorizzazione in più di una occasione[6], come, per esempio, nel seguente passo, molto bello – che, dunque, vale la pena citare nella sua interezza –, tratto dal primo capitolo del suo libro su Poliziano:

È mia radicata convinzione che l’opera di uno scrittore – tanto più se poeta – non possa essere intesa nella autenticità della sua sostanza, se non procedendo ad un doppio cammino, l’uno analitico e l’altro sintetico: quello, che dall’altrimenti inconoscibile quid originario («anima», «personalità», o comunque quell’entità segnata da asterisco – molto o poco o nulla che sia – voglia essere chiamata) porta all’attività pratica dispiegata dal soggetto nel tempo reale e nelle situazioni concrete del suo ambiente; questo, che viceversa, da una tale attualizzazione diacronica, riunifica i dati in un ideale «motivo» metastorico – o, se si vuole, in una formula caratterizzante (in senso crociano) la sua opera intera. Un doppio cammino, in una sorta di andata e ritorno; ma un’andata e ritorno, che implica una decisa e netta gerarchizzazione: quella stessa che un tempo sottopose la vita attiva a quella contemplativa. D’altronde, che cos’altro significa se non rifarsi a quei due livelli di vita, parlare di un dispiegarsi nella temporalità, e di un raccogliersi poi, da questa, ad una unicità metatemporale? Vita attiva, dunque: o – che fa lo stesso – vita politica, ossia, dando alla parola il suo senso più vasto e più vero, quella che si attua nei rapporti con l’ambiente che, circondandoci, ci condiziona e, ad un tempo, ci stimola e ci determina: nel caso di Poliziano, vita impegnata ed assorbita nell’organica collaborazione ad un programma di politica culturale, che, proprio del potere mediceo (sotto Lorenzo prima e, poi, sotto Piero), trascolorò e si modificò nel trascolorante modificarsi della situazione politica fiorentina[7].

Il senso finale del lavoro di ricerca, il suo scopo, così come era presente in ogni momento della sua attività di studio e così come sempre ce lo comunicava anche a lezione, era per Martelli molto chiaro: si trattava di confrontarsi con la realtà ‘vivente’ della letteratura (fatta di autori ‘segnati’ dal vincolo vitale e mutevole con la situazione reale che li aveva generati e con la politica culturale – sintagma molto caro a Martelli – che ne aveva condizionato la creatività), con un mondo, cioè, spesso imprendibile nella sua più vera essenza e, tuttavia, avvicinabile mediante la ricerca filologica e storica onesta, attenta al dettaglio e precisa, in uno sforzo intellettuale costantemente volto a frenare, se non a impedire, la dispersione, l’indebolimento o, peggio, l’appannamento (spesso causato, secondo lui, dalle ideologie e/o dalle teorie accettate a priori) dello sguardo critico su un determinato momento storico, su un autore o su un testo, evitando così di perdere di vista l’«autenticità della sua sostanza». Martelli quello sguardo lo possedeva acutissimo e volle sempre mantenerlo puro, ascoltando il testo e interrogandolo senza mai farsi guidare nello scavo ermeneutico da idee preconcette che per lui – come spesso diceva – erano utili solo a trovare non la verità, ma ciò che si desidera trovare ‘per fare tornare le cose’ in appaganti sintesi storiche in cui tout se tient[8]:

Il mondo della letteratura è, per usare un’espressione della filosofia fenomenologica, una vera e propria Lebenswelt, un ‘mondo della vita’, in cui ciò che nasce, che vive, che muore – o, anche, permane e sopravvive – non affiora alla luce né vi si sottrae per la libera e determinante volontà dell’uomo; ma, quella volontà trascendendo, ubbidisce ad un convergere d’elementi, spesso disparati, che lo storico si sforzerà d’identificare e di fare interagire, solo nella misura in cui possa o sappia rappresentare la selva della vita culturale nel suo, non dirò “irrazionale” (visto che dell’irrazionale non saprei farmi un’immagine se non sulla base della razionalizzante ragione), ma complesso, intricante, multivolo, incessante aggregarsi e disgregarsi, emergere e sprofondare, definirsi e dissolversi di forme e di idee[9].

Martelli ha saputo sempre «rappresentare» con acume e finezza la «selva della vita culturale» da cui un autore o un testo oggetto di studio sono stati generati e, ovviamente, i suoi numerosi lavori sono lì a dimostrarlo. Tra di essi spiccano i saggi su Lorenzo de’ Medici, Angelo Poliziano, Luigi Pulci, Leon Battista Alberti, Niccolò Machiavelli (allo studio del quale si è, in particolare, dedicato costantemente per tutta la vita e con pubblicazioni memorabili, come la recentissima edizione critica del Principe), Giosue Carducci e Eugenio Montale (un autore molto amato, su cui Martelli ha scritto ben tre volumi). A queste ora citate, si aggiungano, poi, le ricerche sulla storia della metrica dal ’500 fino ad Andrea Zanzotto e quelle su moltissimi autori minori del ’400 fiorentino, spesso addirittura riscoperti e restituiti a nuova vita (come, per esempio, Antonio Bonciani e Francesco d’Altobianco degli Alberti)[10].

Dal mondo della letteratura («in fondo in fondo il 90% della mia vita»[11]) Martelli è stato a lungo e profondamente affascinato, lo ha attraversato per più di quaranta anni (la sua prima pubblicazione è del 1958) divenendo un maestro, vivendo e lavorando intensamente[12], e producendo numerosi studi fondamentali che ora sono – e sempre più lo diventeranno in futuro – guide sicure e imprescindibili per chi voglia continuare il viaggio. Un viaggio che sostanzialmente consiste nel rivolgere allo studio e alla letteratura una inesausta e pressante domanda di senso che illumi le cose e il mondo. La risposta che Martelli indicò è mirabilmente sintetizzata in una sua bella lettera privata (che cito interamente) inviata a una sua più giovane collega e pubblicata da Francesco Bausi in un toccante ricordo del suo maestro:

Carissima, auguri anche a lei, per il prossimo Natale, ma, soprattutto, per un 2007 pieno di ottimo lavoro. E, con questo secondo augurio, penso di aver risposto alla sua disperazione. Non credo che in altri tempi le cose siano andate diversamente; o, per dir con maggiore esattezza, diversamente sì, meglio, forse, no. Lo spettacolo della vita non è certo tale, oggi, da rallegrare; ma, ieri, era forse più allegro? Se Genova piange, Firenze non ride: sudicia, volgare, presuntuosissima. La verità è che la presunzione, la volgarità, il sudiciume sono caratteristiche inalienabili dalla società; e l’umanità suole mescolare sudicia e volgare presunzione con la capacità di scrivere poesie, a volte bellissime, e, spesso, musica stupenda. Quanto a me, ho cercato sempre di vivere per quanto mi è stato possibile lontano dal marcio, fra libri e CD. Così fo ora. Sta per uscire un mio enorme (quasi settecento pagine) libro, intitolato Zapping di varia letteratura, mentre il sottotitolo suona Verifica filologica. Definizione critica. Teoria estetica. Si tratta degli appunti che, nel corso delle mie letture e dei miei studi, ho registrato in questi ultimi quindici-vent’anni. Sono andato sistemandoli in un file che avevo chiamato, per mio uso e consumo, Zapping, proprio perché era come se cambiassi canale continuamente, dalla letteratura greca passando all’italiana, dalla latina alla francese e anche, di quando in quando, all’inglese e alla tedesca (poco poco per quest’ultime due, ché male conosco le due lingue imparate da adulto e da me solo). Il libro, a me, piace, e non poco. Servirà a qualcosa? Non saprei dirlo. Certa è una cosa: esso è il “bene”; e il “bene”, in questa lotta senza quartiere contro il male, segna con questo libro un punticino, -ino -ino quanto vuole, ma lo segna, a suo vantaggio. L’ho dedicato «Alle donne di casa mia – Graziella, Caterina, Teresa, Costanza –, che mi hanno fatto, e mi fanno, pulita e bella la vita». I quattro nomi sono, nell’ordine, quelli di mia moglie, con cui ho vissuto cinquantuno anni, delle mie due figliole, che mi assomigliano molto, di mia nipote (figlia di Caterina), che ho aggregato alla compagnia solo perché le voglio bene. Nient’altro da fare, oggi come oggi, se non resistere al male nell’unico modo che ci è concesso di resistergli, contribuendo cioè al bene che solo si trova nella vita dello spirito. Noi abbiamo una grande arma a disposizione, quella di poter contribuire con i nostri studi al bene. Non deponiamola senza averla usata iuxta potentiam nostram. Certo, questo che le ho detto è per me – ormai ottantunenne, residente in campagna, libero di frequentare poco i miei simili – abbastanza facile da mettere in pratica; ma così mi sono comportato sempre, forse con minore consapevolezza, ma con uguale, istintiva determinazione. Credo che Francesco abbia assimilato la lezione; e la Rossella Bessi so che assimilata l’aveva; così altri fra i miei allievi. Non si preoccupi delle condizioni esterne in cui lavora; curi quelle interne. Lei, come me, come Francesco, come la Rossella, ha una grande missione da compiere; né le è consentito tradirla. Vede?, un medico può salvare una, due, mille vite, può restituire la salute e, con la salute, la serenità a uno, a due, a mille ammalati; così per tutte le altre professioni; solo a noi è consentito di combattere perché l’umanità intera non si arrenda e soccomba. Auguri, dunque, non tanto di felicità, quanto di buon lavoro, ché quella dipende in definitiva e in gran parte da questo. Glielo dice una persona in cui il pessimismo della ragione non è mai riuscito a stroncare l’ottimismo della volontà e che ora sa da che cosa dipende il suo ottimismo della volontà, dal fatto cioè che anche la ragione, senza saperlo, era ottimista[13].

Bibliografia di Mario Martelli[14]

Volumi

L’opera di Roberto Ridolfi, Firenze, Olschki, 1962.

Studi laurenziani, Firenze, Olschki, 1965.

L’altro Niccolò di Bernardo Machiavelli, Firenze, Sansoni, 1975.

Il rovescio della poesia. Interpretazioni montaliane, Milano, Longanesi, 1977.

Una giarda fiorentina. Il ‘Dialogo della lingua’ attribuito a Niccolò Machiavelli, Roma, Salerno editrice, 1978.

Eugenio Montale. Introduzione e guida allo studio dell’opera montaliana, Firenze, Le Monnier, 1982.

Ugo Foscolo. Introduzione e guida allo studio dell’opera foscoliana. Storia e antologia della critica, Firenze, Le Monnier, 1983.

Guida alla filologia italiana, Firenze, Sansoni, 1984 (in collaborazione con Rossella Bessi).

Le glosse dello scoliasta. Pretesti montaliani, Firenze, Vallecchi, 1991.

La metrica italiana. Teoria e storia, Firenze, Le Lettere, 1993 (in collaborazione con Francesco Bausi).

Angelo Poliziano. Storia e metastoria, Lecce, Conte, 1995.

Letteratura fiorentina del Quattrocento. Il filtro degli anni Sessanta, Firenze, Le Lettere, 1996.

Machiavelli e gli storici antichi, Roma, Salerno Editrice, 1998.

Saggio sul “Principe”, Roma, Salerno Editrice, 1999.

Zapping di varia letteratura. Verifica filologica. Definizione critica. Teoria estetica, Prato, Gli Ori, 2007.

Tra filologia e storia. Otto studi machiavelliani, a cura di Francesco Bausi, Roma, Salerno, 2009.

Ragione e talento. Studi su Dante e Petrarca, a cura di A. Ciadamidaro, prefazione di Vincenzo Fera, Cosenza, Falco, 2009.

Pascoli 1903-1904: tra rima e sciolto, Firenze, Società Editrice Fiorentina (in corso di stampa, uscita prevista per il 2010).

Edizioni critiche e curatele

Lorenzo De’ Medici, Opera, con saggio introduttivo di M. M., Torino, Paula, 1965.

Lorenzo De’ Medici, Simposio, edizione critica a cura di M.M., Firenze, Olschki, 1966.

Girolamo Savonarola, Poesie, edizione critica a cura di M.M., Roma, Angelo Belardetti Editore, 1968.

Niccolò Machiavelli, Tutte le opere, a cura di M. M., Firenze, Sansoni, 1971.

Alessandro Manzoni, Tutte le opere, a cura di M. M., Firenze, Sansoni, 1973.

Francesco Petrarca, Opere, a cura di M. M., Firenze, Sansoni, 1975.

Angelo Poliziano, Stanze, a cura di M.M., Alpignano, Tallone, 1979.

Lorenzo Stecchetti (Olindo Guerrini), Postuma, a cura di C. Mariotti e M. M., Roma, Salerno Editrice, 2001.

Roberto Ridolfi, Poesia in prosa. Scritti letterari di una vita, a cura di M.M., 2 voll., Firenze, Le Lettere, 2002.

La versione albertiana della ‘Dissuasio Valerii’. Testo e commento, in «Interpres», XXII (VII della II serie), 2003, pp. 184-222.

Leonis Baptistae Alberti, De amore – Sophrona, edizione critica e commentata a cura di M. M. * Traduction française par Serge Stolf, in «Albertiana» VII (2004), pp. 147-235.

Niccolò Machiavelli, Il Principe, a cura di M. M., corredo filologico a cura di N. Marcelli (Ediz. Nazionale delle Opere, 1/1), Roma, Salerno Editrice, 2006.

Leon Battista Alberti, Deifira, edizione critica, introduzione e commento a c. di M.M. (in corso di stampa, Parigi, Les Belles Lettres).

Leon Battista Alberti, Momus, a cura di Francesco Furlan,
edizione critica di Francesco Furlan e Paolo D’Alessandro,
traduzione italiana di Mario Martelli, Milano, Mondadori, 2007.

Leon Battista Alberti, (Pseudo) Amatoria e altri scritti / (Pseudo) Amatoria et autres écrits: Ecatonfilea, Deifira, Sofrona, Risposta ad uno singulare amico, De Amore. Appendices : Epistola consolatoria, Sentenze pitagoricheEcatonfile, edizione critica, introduzione e commento a c. di M.M. (in corso di stampa, Parigi, Les Belles Lettres).


* Una versione di questo saggio, abbreviata e con diverso titolo, è apparsa su «Italian Poetry Review», 2 2007, pp. 27-32.

** Zapping di varia letteratura. Verifica filologica. Definizione critica. Teoria estetica, Prato, Gli Ori, 2007, p. 56.

[1] Su questa necessità riflette F. La Porta, Maestri irregolari. Una lezione per il nostro presente, Torino, Bollati Boringhieri, 2007.

[2] Martelli  se ne è andato nel sonno durante la notte del 13 luglio 2007, a ottantadue anni. Era ricoverato nell’ospedale della sua nativa Siena nella cui campagna si era trasferito (precisamente a Vescovado di Murlo) dopo avere terminato nel 2000 il suo insegnamento di Letteratura Italiana all’Università di Firenze dove era stato per trenta anni (aveva iniziato nel 1971).

[3] Se ne veda la dettagliata descrizione in P. Viti, Marteli e «Interpres», in Per Mario Martelli, l’uomo, il maestro e lo studioso, a cura di Paolo Orvieto, Roma, Bulzoni, 2009, pp. 35-51.

[4] V. Branca, «Bricciche» polizianee, in Laurentia Laurus. Per Mario Martelli, a cura di F. Bausi e V. Fera, Messina, Centro Interdipartimentale di Studi Umanistici, 2004, p. 133.

[5] Zapping di varia letteratura. Verifica filologica. Definizione critica. Teoria estetica, cit., p. 655.

[6] Credo che le dichiarazioni teoriche di Martelli sulla poesia e sul metodo critico meritino degli studi specifici. Si ricordino per esempio le osservazioni metodologiche che si trovano nei suoi saggi su Machiavelli  e, in particolare, nelle affascinanti pagine di polemica con Gennaro Sasso e Giorgio Inglese, anch’esse vere e proprie lezioni di un metodo sempre coerente nel passare dalla teoria alla prassi (cfr. per esempio il capitolo Discorso sul metodo, ultimo del volume Saggio sul Principe, Roma, Salerno Editrice, 1999, pp. 204-290). Altro utile materiale da indagare sono le riflessioni disseminate nelle 703 pagine di Zapping (come viene detto nella Introduzione, Martelli predilige il momento teorico frammentario e abbozzato alla elaborazione di una teoria estetica ed ermeneutica vera e propria). Un saggio molto interessante in proposito è quello di Dom. Bernardo Francesco M. Gianni, O.S.B., Per Mario Martelli, il «Buon geometra» della forma letteraria, in Per Mario Martelli, l’uomo, il maestro e lo studioso, cit., pp. 13-22.

[7] Angelo Poliziano. Storia e metastoria, Lecce, Conte, 1995, pp. 7-8.

[8] Contro questo atteggiamento si scagliò spesso, assecondando la sua ben nota vis polemica, come, in particolare, si può vedere leggendo il lungo saggio I dettagli della filologia (pubblicato in «Interrpres», xx, 2001 [ma 2003], pp. 212-271) e la sua recente e davvero innovativa edizione del Principe (Niccolò Machiavelli, Il Principe, a cura di M. M., corredo filologico a cura di N. Marcelli, Ediz. Nazionale delle Opere, 1/1, Roma, Salerno Editrice, 2006).

[9] Letteratura fiorentina del Quattrocento. Il filtro degli anni Sessanta, Firenze, Le Lettere, 1996, pp. 7-8.

[10] Nei mesi a venire verrà dato alle stampe un saggio che Martelli aveva fatto in tempo a consegnare all’editore, si tratta di un volume su Pascoli (Pascoli 1903-1904: tra rima e sciolto, che verrà pubblicato a cura di Francesco Bausi nel 2010 nella collana “Biblioteca di letteratura” diretta da Gino Tellini per la Società Editrice Fiorentina). Altri due volumi postumi sono usciti da poco: un volume di studi su Dante e Petrarca (presso l’Editore Falco di Cosenza) e un volume contenente i suoi lavori su Machiavelli (presso la Salerno Editrice).

[11] Zapping, cit., p. 13.

[12] Martelli era un insegnante e uno studioso instancabile. Un giorno, in classe, fummo tutti colpiti dalla sua affermazione che ogni singola ora di lezione gli costava circa 7-8 ore di preparazione. Una esplicita e onesta dichiarazione che mostrava quanto impegno ed energia profondesse nella sua attività didattica e nel suo lavoro di studioso. Una serietà che non è mai venuta meno, nemmeno negli ultimi anni, non più dedicati all’insegnamento, ma solo alla ricerca a tempo pieno. Ricordo, infatti, una sua email in cui mi scriveva che, nella pace di Murlo, studiava una media di 10 ore al giorno (e, aggiungo io, lavorando sempre con intatta passione ed entusiasmo).

[13] «Interpres» senza Mario Martelli, in «Interpres», XXVI (2007),  pp. 7-11. Bausi ha di recente molto scritto su Martelli tracciandone un ritratto completo e originale: La lezione di Mario Martelli, ne «Il Ponte», LXIII (2007), pp. 111-18; Mario Martelli (1925-2007), in «Schede Umanistiche», XX (2006) [ma uscito nel 2007], pp. 5-12; Il testamento spirituale di Mario Martelli, in «Lettere Italiane», LIX (2007), pp. 622-30; Mario Martelli (1925-2007), in «Medioevo e Rinascimento», XXI (2007), pp. 391-98; Congedo, in «Interpres», XXVI (2007), pp. 362-63; Martelli professore, in Per Mario Martelli, l’uomo, il maestro e lo studioso, cit., pp. 23-34; Premessa a M. Martelli, Ragione e talento. Studi su Dante e Petrarca, Cosenza, Falco, 2009; e in corso di stampa: Mario Martelli petrarchista, in Petrarca, l’Umanesimo e la civiltà europea. Atti del Convegno (Firenze, 5-10 dicembre 2004), a cura di M. Feo, Firenze, Le Lettere; Prefazione a M. Martelli, Pascoli 1903-1904: fra rima e sciolto, Firenze, Società Editrice Fiorentina. A questi contrbuti aggiungo quello di N. Marcelli, In Memoriam: Mario Martelli, in «Albertiana», 10, 2007, pp. 3-5.

[14] Tralascio di menzionare i numerosissimi articoli su rivista e i lunghi lavori – questi ultimi delle vere e proprie monografie – pubblicati come capitoli di storie letterarie, oppure su «Interpres» (cfr. la bibliografia, aggiornata al 2003, che si legge in Laurentia Laurus. Per Mario Martelli, cit., pp. vii-xxxi e anche quella a cura di Nicoletta Marcelli pubblicata su «Intepres», 26, 2007, pp. 12-35). Non posso, tuttavia, non ricordare almeno il fondamentale Firenze, in Letteratura italiana. Storia e geografia, II. L’età moderna. Le letterature delle Città-Stato e la civiltà dell’Umanesimo, a cura di Alberto Asor Rosa, Torino, Einaudi, 1988, pp. 25-201.

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6 thoughts on “Un maestro di resistenza. Mario Martelli: filologia, verità e letteratura

  1. Ciao Alessandro, non so che dirti grazie per quello che hai scritto. Piena di commozione ti saluto con affetto, Cristiana

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