I libri migliori

“Per quante vite”, dieci anni dopo

Tra gli ultimi giorni del dicembre 1999 e i primi giorni del gennaio 2000 lessi, su consiglio quanto mai opportuno di un’amica, un libro che si intitolava Per quante vite (Feltrinelli 1999), scritto da Marosia Castaldi. Era il primo libro di quell’autrice che leggevo e ne rimasi folgorato, affascinato e turbato. Una cosa che a me non capita spesso leggendo, anche se, ovviamente, i libri di cui parlo in questo spazio hanno forse in comune, tutti, queste caratteristiche di folgorazione nel mio percorso di lettura.
Ricordo che quasi non mi capacitavo che si potesse scrivere così, seguendo una musica, un’energia, un ritmo che non era dato dalla storia o da una volontà ma, quasi, o almeno io ebbi questa impressione, dall’ impossibilità di poter usare quelle parole senza che ognuna diventasse carne e pulsazione (vibrazione), prima o poi. Era una sensazione strana.
La capacità straordinaria che mi pareva di cogliere in quella scrittura era quella di trascinare un lettore come me a dibattersi tra pagine che grondavano oggetti eterei, cose scivolose e dimenticate decomposte quasi, sistemi larghi, strati come pelli trasparenti, persone e personalità tenui, emanazioni, fantasmi, materie di cui son fatti i sogni, incubi, entità vaghe e sfuggenti e al contempo, improvvisamente, cristallizzare per attimi ogni parola trasformandola, senza preavviso alcuno, in una ciclica rinascita mortale, in tutto ciò che di più carnale, materico decandente, sanguigno, fisico e grettamente umano (comprese le cose) potesse prendere vita tra le pagine di un libro.
Terminata la lettura in pochi giorni, eliminato il corpo a corpo con il testo, mi rimase quella tremenda sensazione di abbandono che si ha quando qualcosa ci lascia, quando anche un piacere faticoso ha fine. Ma lentamente il libro si insediò e non mi abbandono più, col tempo lasciandomi solo il perenne ricordo di una straordinaria lettura e di un mutamento di me.
Un paio di mesi più tardi scrissi per una rivista gloriosa che si chiamava Ex Libris un pezzo su questo breve e insidioso libro dalla parola vibrante come una morsa senza scampo, un pezzo che faceva più o meno così (e dico faceva perché non so se dal punto di vista della critica ad un libro quel mio scritto avesse molto senso per un lettore che avrebbe potuto decidere di acquistare quel libro sulla base di quel pezzo di commento):

E pensavo non mi piacesse fino a quando non ho attraversato l’ultima pagina e mi sono ritrovato senza materia. […]
Per quante vite è un libro che ti porta con sé come tu sei abituato a portare i tuoi denti (che speri non ti facciano male, ma non ci pensi mai se non quando fanno male, che speri non cadano,e spesso nei sogni ti cadono, che puoi ricoprire o curare, ma non vorresti mai andare a farle queste cure ai tuoi denti). Senza che te ne renda conto è in te e per te. […]
Tra quello che scrive Marosia Castaldi non c’è nessuna frase memorabile, non c’è nulla di centrale ma tutto è “abbastanza prossimo”, tanto da lasciare segni incancellabili tra le parole che ricadono inaspettate come echi di corvi gialli. E c’è un suono candidamente livido e acidamente armonioso che scorre limpido all’interno di spari che si contraggono e si espandono: dove, non saprei dire.

Così scrivevo dieci anni fa, e tutte queste sensazioni, cose, menti e polveri me le ricordo bene e le sento ancora.

Oggi riparlo di questo libro per tanti motivi e nessuno in particolare. Credo sia giusto tornare a parlare dei libri che abbiamo amato e amiamo e chiederci quanto ancora li amiamo. Questo libro è per me una persistenza, un amore forte, nonostante tutto il suo angoscioso dipanarsi tra le pagine in una fuga circolare . Lo amo per come è scritto, così denso di parole che sembrerebbe impossibile accostare e che insieme invece generano, tra lo sconforto della storia, una luce ininterrotta di quella che chiamiamo poesia, di quella che potremmo chiamare vita.
Mi piacerebbe che questo libro fosse più letto perché è un libro che lo merita. Io avrei letto negli anni altri libri di Marosia Castaldi e, in maniera diversa da quello che è il primo amore quando si incontra un primo libro, avrei amato anche quelli, in particolare il terzo che lessi (odiandolo con ferocia pari a quello che mi scriveva addosso) e che a volte mi turbina ancora dentro con le sue immagini pesanti e terribili e la sua verità errabonda trascinata da Hans Memling.[1]
Per quante vite fa parte della famiglia di quei libri che uno per tutta la vita tenta di suggerire a chiunque incontri per strada, uno di quei libri che dovete leggere anche se non vi piacerà.
Ricordo quando quindici anni fa si leggeva quel capolavoro che è Scuola di nudo di Walter Siti e in cinque o sei in tutta Italia (almeno così ci piaceva pensare, ma non eravamo molto distanti dalla verità in quel tempo) si cercava di parlarne a chiunque ricevendo occhiate stralunate o domande tipo “E chi è?”. Ora che Walter Siti e i suoi ultimi libri sono parecchio letti (ma io non li consiglierei) si rimane sempre grati per quel primo capolavoro che nella vita di uno scrittore è anche troppo, e ci si concentra su quello che si vorrebbe vedere più diffuso, almeno quanto ora i libri di Siti.
E allora andatevi a leggere Per quante vite e se vi muove qualcosa dentro fate un sforzo (perché qui non parliamo di essere intrattenuti ma di essere mossi) e leggete anche gli altri. Lasciate che la scrittura straordinaria, ricca, polifonica e inaspettata di Marosia Castaldi vi prenda e non vi lasci.
Leggete la storia di Dora Spengel in Pfeiffingrstrasse, la strada che non finisce mai, la strada che passa per il paese, il paese che è il mondo: perché quella strada è il mondo. Leggete della figlia di carne e della figlia di polvere di Dora. Traslocate in continuazione con lei ricostruendo le case i negozi le vie i commerci, innalzate il paravento. Leggete, alla prima pagina, del paravento blu di Dora:

E’ un paravento altissimo. Non si può passarci sopra né sotto né a fianco né di lato non ha varchi né passaggi. […]
Il paravento è tutto e niente e, dato che non si può passarci sopra né sotto né a fianco né di lato, è a me come la mia vita che non posso passarci sopra né sotto né a fianco né di lato. Mi limito a starci a fianco di lato. Abbastanza prossima.

Leggete senza pesi nella testa, fatevi condurre, per non perdervi nelle nostre ossessioni. Quando avrete letto, solo dopo che è successo, qualcosa tornerà in voi e porterete questo libro con voi come vorrete.
Non è facile trovare scritti che aprano anche nuove vie di scrittura e, secondo me, questo è assolutamente uno di questi scritti, un libro che poggia su tutto e su niente, con una voce unica e irripetibile che solo i grandi scrittori hanno. Tutto il percorso letterario di Marosia Castaldi è costellato di poesia, materia pittorica che trasuda e materia umana strizzata in dosi parossistiche che vi leveranno letteralmente la pelle e vi ricostruiranno il pensiero. Non leggete il suo ultimo libro[2], un libro non necessario, ma riscoprite tutti i suoi scritti, se potete.
Cercate Per quante vite in giro, prima o poi lo troverete di sicuro, telefonate all’editore che lo ristampi presto, sfogliatelo in biblioteca che l’ambiente si addice alla lettura, andate nelle librerie dell’usato e per mercatini (l’atmosfera del libro è piuttosto angosciante quindi una passeggiata all’aria aperta potrebbe essere salutare prima di immergersi nella lettura), ossessionate il vostro libraio nel frattempo, che gli fa sempre bene.
Cercate tra la polvere. Ne vale la pena.
Sarà un viaggio, dentro voi stessi, che siete abbastanza prossimi.


Simone Battig

 
 
 
 

 

 


[1]  I libri in questione sono: Che chiamiamo anima (Feltrinelli 2002), romanzo ambientato a Napoli sotto il Vulcano, in una città e in un groviglio di appartamenti e quartieri disperati e pieni d’amore perduto e Dava fine alla tremenda notte (Feltrinelli 2004), romanzo sulfureo che ruota attorno all’emblematica figura del pittore fiammingo Hans Memling, alla materia stessa dei suoi quadri e all’odissea della volontà umana e del suo desiderio di fine.

[2]  Dentro le mie mani le tue (Feltrinelli 2007)

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2 thoughts on ““Per quante vite”, dieci anni dopo

  1. il primo impulso è quello di correre in libreria e implorare le mie libraie di trovare questo libro. se davvero esiste un libro così stupefacente (riferito proprio al fatto che sembra di leggere di una sostanza stupefacente) non è possibile che non l’abbiamo letto finora: bisogna assolutamente recuperare!
    il secondo pensiero è una specie di invidia (buona) nei confronti di una scrittrice che riceve una tale descrizione del proprio libro. varrebbe la pena scriverne e venderne solo uno pur di leggere un articolo del genere sulla propria creatura!
    la magia della lettura sta proprio nella sua potenza, nella sua capacità di cambiarci dentro, scuoterci, aprirci a noi stessi, e sembra impossibile che a farlo sia uno sconosciuto, un qualcuno che non ci ha mai guardato negli occhi.
    ognuno di noi incontra un libro del genere nel momento in cui ne ha bisogno; in un altro momento potrebbe intrattenerlo, sì, ma scivolargli addosso. ci vuole fortuna.
    questa è una bellissima testimonianza di come le parole di qualcuno riescano a far vibrare le corde dell’altrui anima fino a comporre una struggente, umanissima e contagiosa melodia.
    samgha, era questo che volevi? grazie mille,
    mariantonietta

  2. Si Mariantonietta, speravo proprio attraverso le mie parole inprecise di convincere qualcuno a rincorrere questo libro per me assai prezioso. Grazie a te per aver letto e delle tue belle parole. Buona fortuna nella ricerca di “Per quante vite” (sperando anche che l’editore si decida a ristamparlo).

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