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J.D. Salinger. Un’introduzione al ricordo

Ieri, attraverso tutti i media del mondo, si è saputo che all’età di novantuno anni è morto J.D. Salinger. Ci è stato ricordato che Salinger è l’autore di uno dei libri più popolari del mondo, Il giovane Holden. Ci è stato ricordato (ma lo sapevano tutti), che Salinger aveva scelto di “sparire” appena un’anno dopo la pubblicazione di quel libro che l’aveva portato ad un successo incredibile e che l’avrebbe portato a formare letterariamente diverse generazioni di lettori e scrittori. Ora si diranno molte cose, per qualche tempo, e poi Salinger sarà lasciato al suo destino nella storia letteraria, probabilmente con un destino che lo collocherà a ragione tra i più grandi scrittori dello scorso secolo. Per una volta io personalmente mi sento di rompere la nostra linea di discussione e condivisione di opinioni sui libri che di solito non guarda all’attualità letteraria per il semplice motivo che Salinger, per noi che ci siamo fregiati ambiziosamente (e scherzosamente) del titolo de I suicidati della società letteraria Salinger è, per le sue scelte di vita e per le sue scelte letterarie, una sorta di nume tutelare obbligato.

Io Salinger lo ricordo però per il suo primo libro che lessi, un libro fenomenale, il più bel libro di racconti che io abbia mai letto, i Nove racconti.

Lo ricordo per un altro suo libro straordinario dal titolo Alzate l’architrave, carpentieri e Seymour. Introduzione.

E invito tutti a leggere questi libri di Salinger dopo aver letto Il giovane Holden. Perché questi libri fanno parte della seconda vita letteraria di Salinger e sono, compresi i Nove racconti dove in germoglio, specialmente nel primo racconto, vediamo nascere l’idea letteraria della famiglia Glass (vedi anche Franny e Zooey), dei libri straordinari per scrittura, narrazione e acutezza.
Sono questi libri che per me fanno di Salinger un gigante della letteratura, sono questi libri che lasciano il lettore davanti ad un’immenso universo letterario che Salinger ha costruito per noi e di cui Il giovane Holden è forse solo la Camel del cavatore di Least Heat-Moon con cui accendere la miccia. Salinger stesso ha forse cambiato la sua idea di letteratura dopo la pubblicazione di quel suo primo romanzo. Ma queste analisi le lasceremo ai critici letterari e a chi si occuperà di analizzare in ogni tempo la letteratura di Salinger.
Io invece ieri ho pensato, mentre quasi tutti ripetevano che Salinger era sparito, che aveva fatto una scelta di isolamento coraggiosa ed estrema e  dopo la scomparsa era poi giunto anche a scomparire letterariamente smettendo di scrivere, che forse non era così.
Se uno ha letto tutti i pochi libri di Salinger, ha “vissuto” il suo progetto letterario tra quelle pagine e l’ha visto poi dissolversi al pubblico, difficilmente può pensare che Salinger abbia smesso di scrivere. Le uniche cose certe  sono che Salinger ha scelto di isolarsi dal mondo civile e letterario e ha scelto di non pubblicare più i suoi scritti.
E credo che questa sia una distinzione importante, visti anche i recenti dibattiti che qui si sono sviluppati.
Io personalmente credo che Salinger, isolato dal mondo, di fronte a se stesso, non abbia mai smesso di scrivere (non ce lo vedo a fare costruzioni di stuzzicadenti nel suo tempo), anzi, non abbia mai potuto smettere di scrivere perché il demone della sua scrittura era troppo forte per essere rinchiuso, come forse ha tentato di fare.
Io mi aspetto che Salinger abbia continuato a scrivere per tutta la sua vita, con le sue regole autoimposte, della famiglia Glass. Mi aspetto anche che abbia forse studiato un modo per non permetterci mai di leggere altro di quello che ha scritto, perché forse non era soddisfatto di quello che aveva fatto o forse per altri motivi per noi insondabili. Mi aspetto che avesse una cantina piena di fogli. Mi aspetto un silenzio o una voce senza fine che mormorerà.
Vedremo. Per me quello che ha pubblicato è già abbastanza per ringraziarlo.
In fondo quello che mi auguro è solo che Salinger abbia studiato un modo per non lasciarsi saccheggiare, come già aveva fatto in vita con fermezza. Spero che avesse un piano per quando sarebbe morto, riguardo i suoi scritti. Qualsiasi tipo di piano, ma che gli permettesse, per il suo immenso Libro, di avere ancora la parola fine in mano, anche dopo morto.

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3 thoughts on “J.D. Salinger. Un’introduzione al ricordo

  1. E speriamo che abbia anche pensato: dopo morto, cosa mi importera’ di tutto il brusio e delle minchiate che diranno?
    E indi (noi) di poter riempire di ditate nuove opere.

    Con rispetto,
    S.

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