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Il tempo degli aforisti serbi

di Fabrizio Caramagna*


 

A poche migliaia di chilometri del nostro paese, in Serbia, c’è uno dei movimenti letterari più importanti e meno conosciuti nel panorama letterario: il Circolo aforistico di Belgrado (in serbo Beogradski aforističarski krug).
Nato agli inizi degli anni 80 a Belgrado, come associazione spontanea di scrittori e aforisti guidati da Aleksandar Baljak e accomunati dalla satira contro lo Politica vista come il Male assoluto, il circolo aforistico, sotto la pressione degli avvenimenti (la caduta del comunismo, la guerra civile, la dittatura) ha cominciato ad espandersi e a diffondersi ben oltre i confini di Belgrado fino a Novi Sad, Užice, Kragujevac, coprendo alla fine tutto il territorio della Serbia.
Il Circolo aforistico di Belgrado, con il suo humour e la sua satira “sovversiva”, è stato forse l’arma più adatta e, allo stesso tempo, più letale nella lotta contro la lingua orwelliana propagandistica e guerrafondaia del regime serbo, contro la visione quasi kitsch della guerra patriottica, contro il lavaggio del cervello delle coscienze che avveniva tramite i tanti influenti mezzi di comunicazione di massa, soprattutto la potente Televisione di Stato serba (RTS).
Come scrive l’aforista Slobodan Simić nella sua Antologia di aforismi contro la guerra, l’aforisma serbo non è un divertimento a buon mercato, uno sterile e freddo calembour, “Ma un atto di coraggio artistico e morale, diretto ad eliminare ciò che è indegno, cattivo, folle e vergognoso, non solo in una società, ma in un individuo“. E sempre Slobodan Simic, che nella vita di tutti i giorni è uno psichiatra, “Sottolineando l’aspetto oscuro della nostra mentalità, l’aforista è diventato uno psicoterapeuta collettivo” .
In una intervista al NY Times Aleksandar Cotric, uno dei maggiori aforisti del paese e membro del Parlamento serbo, afferma: “C’è stata in Serbia una vera e propria ‘Rinascita’ dell’aforisma che ha coinvolto ogni fascia della popolazione, dalla nonna allo studente (…) Durante gli anni della guerra civile, gli aforisti hanno condiviso il loro humour con letture nella metropolitana e attraverso graffiti spruzzati sui muri delle città devastate dalla guerra (…) Abbiamo avuto guerre, iperinflazione, culto della personalità, censura, nazionalismi, pulizie etniche e l’umorismo è stata una forma di difesa da tutto questo“.


L’aforista serbo non è isolato nella sua torre d’avorio e non scrive per un pubblico ignoto, ma al contrario è legato da una rete di relazioni con gli altri aforisti serbi in un “processo collettivo di creazione”. Non si contano i blog, le riviste, le manifestazioni e i premi letterari dedicati all’aforisma tra cui il più importante è il “Radoje Domanovic”. Gli scrittori di aforismi che gravitano intorno al Circolo aforistico di Belgrado sono oltre una cinquantina e questo testimonia ancora una volta l’importanza storica dell’aforisma nella letteratura Serba.
Si deve anche al Circolo aforistico di Belgrado la nascita di quello che si potrebbe definire il primo film aforistico. Il film in questione è opera del regista Boris Mitić e si intitola “Doviđenja, kako ste?” (Goodbye, How are you?”), un film-documentario della durata di 60 minuti su un eroe del nostro tempo che sarebbe pronto a morire “per credere in qualcosa ma che non crede più a niente“. Boris Mitic descrive gli effetti della guerra e della corruzione serba attraverso un linguaggio cinematografico originale, che raccoglie i migliori aforismi politici della vita serbo e jugoslava degli ultimi 50 anni gravitanti intorno al Circolo di Belgrado.
I temi dell’aforisma serbo sono molteplici: la guerra (“Noi non sappiamo chi ha iniziato prima. Che poi è sempre la causa del conflitto“,”Moriremo tutti per questa idea. L’ennesima vittoria dello Spirito sulla Materia” Aleksandar Baljak. “C’è una luce in fondo al tunnel. Sono le nostre case in fiamme”, “I generali hanno perso tutti i territori. Hanno però ottenuto degli appartamenti enormi“, Aleksandar Cotric, “In guerra noi eravamo ubriachi, loro erano drogati. E’ stato rock n roll puro” Slobodan Simic), il mito illusorio della Grande Serbia (“Rinunciamo ad alcune parti della Serbia, ma non rinunciamo alla grande Jugoslavia” Slobodan Simic, “I serbi hanno sognato una Grande Serbia. I croati una Grande Croazia. I macedoni una Grande Macedonia, gli albanesi una Grande Albania. In breve, la Yugoslavia è stato il paese dei sogni” Zoran T. Popovic), il culto della personalità (“Il leader è affetto da mania di persecuzione. Ha sempre la sensazione che i cittadini lo seguano” Zoran T. Popovic, “Qui da noi, i camaleonti cambiano colore in funzione del più grande” AleksandarCotric, “Stanno distruggendo i ponti. Pensano di poter camminare sulle acque” Slobodan Simic, “Non ci sono vele sull’albero maestro. La tela è stata utilizzata per fare una bandiera” Milan Bestic), il sentimento serbo di autodistruzione (“Ha ricevuto una pallottola in fronte. Così iniziò la fuga dei cervelli“, Milan Bestic), l’oppressione del regime (“Amano la democrazia. Non la darebbero a nessuno” Milan Bestic,  “Il ritratto di tiranno è un marchio registrato dai popoli oppressi” Alexandr Baljak. “I manifestanti erano di buon umore. La polizia ha dovuto usare tutti i gas lacrimogeni” Slobodan Simic), il potere dei media (“I discorsi dei politici sono spesso interrotti dagli spezzoni pubblicitari, ma nessuno lo nota” Milan Bestic, “Hanno messo le persone di fronte a carri armati. E poi l’hanno chiamata parata” Aleksandar Cotric, “L’informazione è più importante del pane. L’uomo mangia tre volte al giorno, l’informazione gli arriva ogni ora” Aleksandar Cotric), la visione pessimista del mondo (“Sisifo è stato promosso al lavoro. Ha ottenuto una pietra più grande” Zoran T. Popovic, “Prima della corsa era un favorito, e dopo – dopo era un cavallo” Aleksandar Baljak, “Le regole del gioco cambiano durante il gioco per mantenere il gioco interessante” Aleksandar Baljak)
Nella storia dell’aforisma un fenomeno analogo di creazione collettiva di aforismi, pur in un contesto sociale e stilistico completamente diverso, si verifica soltanto nel Seicento francese dove i grandi moralisti – La Rochefoucauld, Pascal, Arnauld, Nicole e altri – sono accomunati dallo stesso codice culturale, si riuniscono nel salotto di madame de Sablè scambiando giudizi sulle produzioni scritte dall’uno e dall’altro ed elaborando un grande numero di scritti aforistici (le cosiddette Maximes). Si avranno ancora nel Novecento cerchie di scrittori che conoscono uno scambio di forme aforistiche all’interno del loro mondo letterario (penso ai surrealisti francesi e belgi), ma senza la forza e la “qualità letteraria” dell’aforisma serbo. E questo testimonia la grandezza di un movimento letterario che purtroppo – almeno finora – è stato quasi completamente ignorato dal nostro paese.
La ricezione dell’aforisma serbo nel nostro paese è infatti del tutto inesistente. Nel lontano 1993 è stata pubblicata su una rivista ormai introvabile (La Vallisa, Bari) una piccola selezione di aforisti serbi con traduzione in italiano del poeta Dragan Mraovic (famoso per aver tradotto in serbo la nostra Divina Commedia) e introduzione dell’aforista Vitomir Teofilovic. E poi più niente, a parte una raccolta di aforismi Milovan Vitezofic edito da Besa Editrice nel 2002. Purtroppo nel nostro paese l’aforisma è un genere totalmente trascurato, spesso confuso con la battuta o lo stupidario, e i pochi testi aforistici stranieri di “qualità” non vengono tradotti o vengono pubblicati presso case editrici minori e quasi mai riescono a ottenere una recensione o una qualche visibilità. Così se un giorno qualcuno dei tanti aforisti serbi vincesse il premio Nobel, qui in Italia si cadrebbe dalle nuvole un po’ come successe nel lontanto 1996 quando la poetessa polacca Wilslawa Szymborska vinse il Premio Nobel.
Chi scrive questo articolo è da mesi in contatto con il Circolo aforistico di Belgrado, ha in progetto una antologia in italiano dei principali aforisti serbi (da Alexandar Baljak che è il presidente del Circolo aforistico di Belgrado a Milan Bestic, da Alexandar Cotric a Slobodan Simic, da Rade Jovanovic a Ninus Nestorovic, da Rastko Zakić a Vesna Denčić un aforista femminile – gli aforisti serbi sono davvero tanti, per motivi di spazio non posso citare tutti gli autori di aforismi che verranno inseriti nella antologia) ma per il momento i lettori italiani, per apprezzare l’humor tipicamente balcanico e la qualità letteraria di molti aforisti serbi, dovranno accontentarsi di leggerli in lingua originale.
Una selezione più vasta di aforismi è riportata nel mio blog: Fabrizio Caramagna. L’aforisma, gli aforismi. Letture e scritture aforistiche.

[*Fabrizio Caramagna vive a Torino, dove è nato nel 1969. Da circa dieci anni studia le forme brevi della scrittura aforistica. Nel 2009 ha pubblicato Contagocce, 69 aforismi. Da qualche mese gestisce un blog di scritture e letture aforistiche.]

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6 thoughts on “Il tempo degli aforisti serbi

  1. il lavoro di Fabrizio Caramagna è importantissimo (e complimenti Fabrizio per questo tuo bell’articolo), ma non è l’unico in Italai. Per esempio c’è la Punto a capo Editrice che ha inaugurato ora la collana Swift diretta da Roberto Morpurgo e dedicata all’aforisma:

    http://www.puntoacapo-editrice.com/index_file/Page4683.htm

    Comunque è indubbio che pochissimi si occupano dell’aforisma.

  2. Forse Stefano con il termine “unico in Italia” faceva riferimento alla traduzione e diffusione nel mio blog dell’aforistica serba (dopo l’antologia di una ventina di pagine di Mraovic pubblicata nel lontano 1993).

    E’ indubbio l’enorme e talora oscuro impegno di alcune case editrici come Edizioni Joker o LietoColle o Puntoacapo e altre ancora che tentano di promuovere l’aforisma in un contesto in cui è molto difficile – se non impossibile – ottenere visibilità presso i critici e recensori e di conseguenza presso i lettori.

    Fabrizio

  3. Nello specifico per UNICO mi riferivo al BLOG, ovvero al media…al canale.
    E naturalmente anche ad alcuni contenuti “esclusivi” (o quasi)
    Ben venga comunque che diversi canali e persone si occupino dell’aforisma in un modo differente rispetto al florilegio da cui pescare a seconda della bisogna o rispetto al livello “Bacio Perugina” (“degnissimo” ma forse un po’ limitativo…).
    :-)

  4. Pingback: Assegnato ad Aforistica/mente il premio “Il Cerchio d’oro” (“Zlatni krug”) « Aforistica/mente Blog

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