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Amore ritrovato

Dialoghi con Leuco', Cesare Pavese.

Dialoghi con Leucò, Cesare Pavese.

Scrivo d’amore, per una volta. Dialoghi con Leucò di Cesare Pavese. La morte, ch’era il vostro coraggio, puo’ esservi tolta come un bene. Lo sai questo?

La prima volta che l’ho letto non avevo ancora vent’anni, e fu un cazzotto sullo zigomo, con tanto di bang onomatopeico da fumetto e stelline danzanti, come solo poi riuscirono a fare, parlando di celebrati e famosi, Viaggio al termine della notte, Opinioni di un clown e Le città invisibili. Non conosci la strada del sangue. Gli dei non ti aggiungono ne’ tolgono nulla. Solamente, d’un tocco leggero, t’inchiodano dove sei giunto. Quel che prima era voglia, era scelta, ti si scopre destino. Questo vuol dire, farsi lupo.

Come bere acqua da un’anfora di terracotta, ecco. E come certe canzoni, e certe poesie, abbastanza criptico da potersi rigirare e adattarsi come un guanto alla tua vita, la vita di quel momento esatto, ma non troppo criptico da non potersi capire. La scelta di buttare li’ tutto in forma dialogica, la scelta di riprendersi in mano tutti i miti antichi studiati e digeriti per ridar loro indietro qualcosa, un premio, una parola, marcare su carta il fatto che non gli erano passati in testa senza lasciare niente. La prima lettura, come accennavo, anni fa in Lombardia. Poi, a 9 anni e 9000 chilometri di distanza, lo ritrovo. Serendipity sto cazzo, coincidenza e oh quanto e’ poetico ma si’, lascia perdere e mettici le mani sopra. Tu sei mai stata in un vigneto in costa a un colle lungo il mare, nell’ora lenta che la terra da’ il suo odore? Un odore rasposo e tenace, tra di fico e di pino? Quando l’uva matura, e l’aria pesa di mosto? O hai mai guardato un melograno, frutto e fiore? Qui regna Dioniso, e nel fresco dell’edera, nei pineti e sulla aie.

Dialoghi con Leuco', prestito dal circuito delle biblioteche delle universita' di Hong Kong.

Dialoghi con Leucò, prestito dal circuito delle biblioteche delle università di Hong Kong, con annesse dita avide.

Cercavo libri in italiano in biblioteca, nell’archivio elettronico, e scrivevo i nomi degli autori piu’ comuni per avere più probabilità di trovare roba (tutti coi cognomi che iniziano per P, gli autori che cercavo: Pirandello, Pasolini, Pavese). Quando scrivo Pavese mi esce un solo record: Dialoghi con Leucò, appunto, sento arricciarsi i peli sulle braccia e quasi mi viene da piangere perche’ di Pavese hanno non la roba piu’ famosa, ma proprio lui, Dialoghi con Leucò. Lo prendo immediatamente ed e’ un edizione vecchia, e’ un volume vecchio, con le pagine ingiallite (e puzza di polvere). E’ una donazione del consolato italiano, la stampa e’ datata 1968. Scopro che sono il quarto lettore a metterci le mani, in quarantadue anni. Quattro timbri sulla scheda: 24 Jul 1975, 30 Dec 1975, 21 May 1976 e poi il mio meraviglioso timbro 8 May 2010.

E poi è inutile che adesso io mi metta a parlare del libro, altri lo hanno già fatto prima e meglio, e poi appunto questo è un post d’amore, tutto sbilanciato, è come uno che apre il portafogli e mostra la foto dei figli, fine, non è che poi sta ad analizzare, al limite dice i nomi indicando le facce col dito. Già salendo il sentiero quel passato svaniva, si faceva ricordo, sapeva di morte. Quando mi giunse il primo barlume di cielo, trasalii come un ragazzo, felice e incredulo, trasalii per me solo, per il mondo devi vivi. La stagione che avevo cercato era là in quel barlume. Non m’importò nulla di lei che mi seguiva. Il mio passato fu chiarore, fu il canto del mattino. E mi voltai.

Ho riletto Pavese sulla balconata dell’università, con il mare della Cina davanti, placido, e ho sentito le radici del mediterraneo pulsare col mio cuore (sarò anche nato in Lombardia, ma masticavo aglio sulla spiaggia come i greci, come gli zingari). Avrei voluto gridarlo a tutti, ma mica possono capire.

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13 thoughts on “Amore ritrovato

  1. Pingback: Dichiarazione d'amore. | Cuore, cervello e altre frattaglie ~ Heart, brain and other giblets

  2. Eh?

    Questa e’ solo una dichiarazione d’amore per un libro che avevo letto anni fa e ho ritrovato insapettatamente. Fine.

    Di cosa ne pensi la critica dei Dialoghi, sinceramente, non mi importa molto. Quel che posso tirarci fuori, dai Dialoghi, riguarda me (e le persone con cui voglio condivierlo). Se gli esperti ritengono che bisognerebbe parlarne in un altro modo, e’ loro diritto farlo. Ma questa e’ solo una cronaca di lettura.

    Certo, mi fa piacere se qualcuno approfondisce, mi fa piacere magari sentire un punto di vista diverso, se mi arricchisce. Pero’ perche’ me lo scrivi in maniera accademica e pedante?

    Diseducativi specie coi giovani? Tenco? Se vuoi puoi anche trovare un collegamento con Magritte, l’eroina, le ofioliti, Orvieto le Support Vector Machines. Dai, se cerchi bene, te lo giuro. Dovresti spiegare meglio e piu’ dettagliatamente tutte le cose che citi, altrimenti non ti capisco. Specialmente Tenco, eh, mi farebbe piacere sapere cosa intendi dire.

    A riguardo del provincialismo, e’ mia opinione che il tuo commento sia fuori luogo. L’argomento del post non e’ infatti “Oh! Ho trovato Pavese in un paese straniero! Incredibile!”, quanto la gioia di averlo ritrovato per caso. Trovare autori italiani all’estero, specialmente se importanti, e’ relativamente facile: grazie al cazzo, come direbbe un mio amico docente universitario :)
    Non so dove tu abbia viaggiato o vissuto, ma mi pare eccessivo e supponente tacciarmi di provincialismo, oltretutto dimostrando di non avere letto attentamente il post (si tratta di un biblioteca di universitaria e non di una libreria).

    Un abbraccio,
    S.

  3. Oh! Ecco che scatta il primo flame di Samgha! E l’ho triggerato io (involontariamente). Figata! :)

    Procediamo dunque con la dovuta calma e senza alcun astio (almeno da parte mia, eh, giuro).

    1) Di che cosa tu pensi dei Dialoghi – a s-proposito in senso tecnico-critico – non può interessare a un beneamato nessuno.

    Ahah, ma dai? Ma non e’ che e’ una frase generica astiosa applicabile a praticamente tutti i contesti? Ma non dire cosi’, per favore, non mi diventare astioso. A te ha interessato, per lo meno, visto il tempo che hai speso a rispondere.

    2) se non si rispetta Asor Rosa

    etc. etc.
    Ma secondo te qual e’ il miglior album dei Motorhead? No, perche’ l’ultimo “Motorizer” e’ stata una delusione secondo la critica. E anche “The ghost of Tom Joad” di Springsteen e’ considerato da chi l’ha analizzato (e Springsteen lo conosce bene) una specie di versione fiacca di “Nebraska”.
    Se uno studioso compie un’acuta ed approfondita analisi sui Dialoghi e giunge alla conclusione che:

    i Dialoghi sono la sua cosa peggiore

    devo smetterla di farmeli piacere? E se me li godo lo stesso? Devo cambiare opinione? E se a me Motorizer piace, che ci devo fare? Non lo ascolto piu’? Non posso dire che e’ un bell’album? (Anche The ghost of Tom Joad, a dirla tutta, e’ molto bello)
    Va da se’ che credo sia tu che Nacci siate *molto* piu’ competenti di me nel fare un’analisi del genere, ma questo post non e’ un’analisi, ne’ una recensione, e’ solo una dichiarazione d’amore. Un cronaca di lettura, appunto, per come la categoria “cronache di lettura” e’ stata pensata durante la creazione di Samgha (cito: In questa sezione si scriverà in una forma e con un linguaggio che avranno più a che vedere con la forma e la passione della narrazione che non con un’analisi accurata del libro in questione. Un atto d’amore e dunque di follia.).

    3)

    Perche’ accademico e pedante? Perche’ pretendi che per parlare di un libro (parlare, eh, non fare analisi) come i Dialoghi, uno dovrebbe prima seguirci per lo meno un corso monografico, nello specifico:

    Quindi, dei “Dialoghi con Leucò”, si parli – sempre e soltanto – DOPO avere studiato la struttura del ritmo, e il tema dell’amore/morte rivisitato, siccome scaturiscono dall’opera poetica giovanile, post/para-whitmaniana, dell’artista, meravigliosamente quanto irrimediabilmente “paesano” (sic ancora Asor Rosa), di Santo Stefano Belbo.

    Grazie comunque per avermi aggiornato con la storia della tua vita :) Io per vivere mi occupo di intelligenza artificiale e proteomica, qua la mano!

    4) bene, non capisci la liaison tra Cesare e il suicida di San Remo.

    Non ho scritto questo. Ho scritto che non capisco cosa ne pensi tu di questo legame.

    Capita la liaison?

    Adesso si’. Mica per niente io avevo un’altra idea a riguardo (un altro modo di collegarli).

    5) si può essere MOLTO Provinciali, pur avendo girato terra e luna e Marte (ne ho conosciuta una marea, di spocchiosa/penosa gente così) – e non esserlo, invece, pur stando intubati in un un bugigattolo o in un castello (cfr. Leopardi e e Kafka. Noblesse oblige);

    Ma va? E non ci sono piu’ le mezze stagioni, mi verrebbe da aggiungere. Dunque mi tacci di provincialismo, ma perche’? Perche’ ho osato parlare di Pavese senza averlo studiato prima? Con trasporto? In maniera ingenua?

    6) vatti a vedere il Devoto-Oli sul sostantivo “libreria”

    Vatti a studiare la definizione di complessita’ di Kolmogorov!

    (Ti piace questa spocchia intellettuale gratuita? No? Neanche a me. Che ne dici, sara’ il caso di evitarla?)

    Dai, voglio dire: l’accezione comune di liberia non e’ quella di biblioteca. Indi se mi scrivi ‘libreria’, io penso ‘negozio di libri’.

    7) a mio modesto parere, Samgha – la quale si propone/esibisce come Rivista innovativa contro-corrente (v. sito) – farebbe bene a esimersi dal fare uscire pezzi come quello in questione, ché infarciti di tòpoi banali e raccapriccianti (ergo – dicevo – diseducativi per i giovani lettori).

    Oh, e finalmente mi ti esprimi come si deve! Rispetto la tua opinione. Potresti anche applicarti per far rimuovere il pezzo, magari se gli altri sono d’accordo, e io accetterei la cosa di buon grado. Puoi anche dare un’occhiata alla sezione Scientific Samgha e vedere quali altri pezzi ho scritto non si confanno al tuo palato raffinato.

    (abus de droit – in buona sostanza – e scarsa consapevolezza autocritica);

    Su questa cosa dell’autocritica non sono d’accordo. Ho perfettamente capito perche’ non ti piace quel che ho scritto e come. “Deal with it”, ho un’idea di Samgha probabilmente diversa da quella che hai tu.

    8) risparmia-mi/ci, magari, il “grazie al cazzo” – anche perché, se parto io col turpiloquio gassmaniano, la Polizia Postale oscura la Rivista;

    Ahahahahahah! :) Il grazie e al cazzo ci stava tutto per tirarti giu’ dal pero, permettimi.

    9) sono nichilista fino all’imo – e dunque non m’importa Nulla del Nulla.
    Però, sulla serietà intellettuale, non transigo (come – opinerei – i veri nichilisti. Divino sifilitico in primis).

    E io qui non posso che citarti: “Nichilisti? Mi venga un colpo. Allora è meglio la dottrina nazional-socialista, Drugo. Se non altro, ha alla base l’ethos.”

    Prego obliterare l’omologo mio commento sopra

    Fatto.

    Grazie davvero. e pardon per ciò.

    Vai sereno.

    Ciao, e molti complimenti.

    Molti complimenti anche a te, Federico!

  4. @ Federico

    Pensavo che dopo il nostro scambio di mail a proposito dei tuoi articoli avessimo chiarito definitivamente qual è lo spirito di samgha.
    Il confronto tra te e Simone Marini sul pezzo mi pare abbia già chiarito bene le posizioni e i pensieri.
    Personalmente però i tuoi appunti sul pezzo di Simone li trovo fuori luogo non essendo un pezzo di critica letteraria ma essendo stato scritto proprio per una sezione del sito che parte da tutt’altri presupposti.
    Se ti fossi preso la briga di leggerli avresti scoperto che questa sezione è dedicata appunto agli “incontri” tra un lettore e un libro e, per fortuna, gli incontri tra un libro e un lettore sono ancora liberi di compiersi nella forma e nella sostanza che più aggradano a ciascuno di noi, anche se questo trascende in qualcosa di esclusivamente emotivo.
    Non credo assolutamente che pezzi del genere allontanino possibili lettori dai libri o portino al traviamento dei giovani…anzi mi pare ridicolo solo affermarlo.
    Ultima cosa che mi preme sottolineare è che, vista la tua velata critica al pezzo (ma che potrebbe riguardare anche altri pezzi o video che noi abbaimo pubblicato..), e visto che samgha ha sempre pubblicato pezzi di tal guisa non si capisce perché tu abbia chiesto di collaborare con la rivista.
    Tutti noi abbiamo cose che in samgha ci possono piacere più o meno quando le leggiamo, ma cerchiamo sempre di dare più voci, più modi di affrontare la letteratura, più sensi e più emozioni.
    Dopodiché ogni nostro lettore è libero di seguire con più attenzione chi scrive pezzi che più lo interessano e meno gli altri.
    I presupposti della tua critica invece sottendono un modo di vedere la letteratura che personalmente mi pare infilarsi in un vicolo cieco.
    In questi mesi di lavoro con samgha abbiamo avuto il piacere di parlare e scambiare idee con scrittori, artisti, scienziati (come Simone Marini che non è uno scrittore), critici di tutte le risme, editori, lettori di ogni tipo e, come avevamo sperato, non ci siamo mai persi in polemiche pretestuose come spesso accade in altri siti letterari dove le polemiche diventano inutilmente personali nel senso peggiore del termine.
    Ti invito quindi a continuare ad esprimere le tue idee anche in maniera più appassionata e forte, ma senza il tono che hai usato in questo post che mi sembra solamente presuntuoso, al di là che sia accademico o meno.
    Non si tratta di usare i guanti (è comunque fastidioso dire a qualcuno vatti a leggere questo e quest’altro e poi replicare allo stesso invito dicendo IO NON VADO A LEGGERMI NIENTE…), si tratta di usare un linguaggio e una forma che non facciano pensare che chi parla, in questo caso tu, parli come se avesse già capito tutto della letteratura e della vita. La qual cosa è un cazzata di per se in qualsiasi momento della vita uno la esprima, mi sembra.
    Non mi sono piaciuti neanche taluni riferimenti denigratori alla rivista. Non si è mai sentito di qualcuno che vuole scrivere un articolo a settimana per la rivista e poi la denigra “dubitando che ci siano lettori”. Io non sono accademico e nemmeno antiaccademico. Sono per l’intelligenza, la curiosità dell’altro e lo spirito.
    Vedi un po’ tu.

  5. Ciao a tutti!
    Sono inciampato in questa pagina grazie a una trave lasciata dal buon Simone Marini nel suo blog. E pensare che non ero nemmeno sbronzo, né fatto come Pavese, Proust o Tenco…
    Devo dire che ho trovato lo scambio interessante. Molto interessante. Sono però d’accordo con Simone Battig e pur non conoscendoti, Filippo, mi permetto di dirti che secondo il mio modesto parere hai cannato il tono. Le cose che scrivi (mi ripeto, le trovo interessanti, spesso molto interessanti), ho fatto un po’ di fatica a mandarle giù proprio a causa del modo in cui le hai espresse. Se scrivi qui significa che ti interessa essere letto. E se ti interessa essere letto dovresti fare quello sforzo: cambiare tono. Onestamente spesso risultavi non solo irritante ma sfioravi addirittura l’insulto. E ciò non è carino. Poi magari non te ne frega nulla. Non ci sarebbe nessun problema, sono solo opinioni in fondo.
    Comunque ringrazio sia te che Simone Marini per gli ottimi contributi.

    E almeno ora potete dire che uno che leggeva c’era!

    PS Simone Battig, Battig…sei friulano?

  6. Be’, credo proprio che, appena riprenderò a leggere, sti Dialoghi saranno in pole position… mi hai incuriosita e sono certa che in me produrranno emozioni analoghe alle tue; grazie, Simone.
    Maria Grazia (quella che di solito ti legge di là).
    P.S. Fede, secondo te in questo commento ho usato un italiano grammaticalmente-semanticamente-lessicalmente-sintatticamente-simbologicamente-gastronomicamente corretto?
    P.S. 2 Fede, dai! so’ birichina..sto scherzando!! :)

  7. ecco Federico così facendo dimostri di non avere capito nulla di Samgha e del suo ambiente fortemente dialettico e accogliente (per nulla respingente, cioè). te ne vai sbattendo la porta dopo che hai tirato in ballo mari e monti, sparando con un cannone contro un topolino (cioè applicando criteri ermeneutici e storico letterari super agguerriti a un testo che non vuole essere altro che una lettura personale di un testo letterario pubblicata difatti in una apposita rubrica di Samgha creata all’occorrenza). Triste usare un telescopio per guardarsi le mani e arrabbiarsi se gli altri te lo fanno notare.

  8. @ Fabio Pulito

    Io sono nato a Treviso Fabio ma vivo da diversi anni tra roma e il litorale….hai visto giusto comunque, avendo io nonno e bisnonno che erano di Trieste.

    @ Federico Giuliani
    Buon divertimento anche a te.
    Riguardo all’età sorvolo non volendo polemizzare su quel gran patrimonio che è “crescere” e che dovrebbe servire ad essere in grado di dialogare incisivamente e costruttivamente con chiunque grazie al consolidamento e alla tranquillità delle proprie idee e valori. Io ho 35 anni e devo ancora imparare tutto, per esempio. A settanta, se ci arrivo, credo che penserò la stessa identica cosa.

  9. Sei uno che lascia, Federico, uno che chiude nervosamente la porta e te la sbatte sul muso, quando non trova il consenso che brama. Ecco perché ti sei cancellato da Facebook all’apparrire dell’odiato (da te) nome di Truman Capote (che poi si parlava della casa dove è stato concepito l’amatissimo film “Colazione da Tiffany” e si ridacchiava della tremenda cifra lanciata sul mercato per l’edificio di Brooklyn).
    Mai imparato a rispettare e, semmai, a discutere il parere degli altri, senza inarcare l’odioso sopracciglio? Coda fra le gambe prendi la porta, o la finestra, come un tapino…imperdonabile, a meno che…
    Notte, avvocato Giuliani,
    Melisa

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