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Angela Davis “Autobiografia di una rivoluzionaria”

di Romina Strippoli

«Obatalà, dio del cielo. Chango, dio del fulmine. Ogun, dio della guerra. Yemenjà, dio del mare. Si riunirono e scelsero una donna. Quella donna nacque, crebbe e vide molto dolore. Divenne guerriera, per necessità. Per distruggere la sua forza, i nemici trasformarono il suo volto in un’icona pop. La sua faccia era dappertutto, anche nelle camerette degli adolescenti brufolosi. Anche nel museo degli eroi commercializzabili. Quel giorno, una donna anziana, ma stabile sulle gambe, entrò nel museo, si fermò davanti all’icona di lei da giovane, trasse un profondo respiro e, con la forza di un intero popolo, distrusse l’icona in mille pezzi vetrosi, i quali esplosero fino a migliaia di km di distanza». I quattro dèi citati all’inizio del racconto rappresentano alcune delle principali divinità delle popolazioni yoruba, africani dell’attuale Nigeria i quali, insieme ai popoli di quelli che oggi chiamiamo Benin, Ghana, Congo e Sudan, furono le fonti di provenienza degli 11 milioni di africani importati coattamente nelle Americhe, negli arcipelaghi del Mar dei Caraibi, in Brasile, Colombia, Ecuador e Perù, tra l’inizio del 16° secolo e la fine del 19°.  La donna simbolica del racconto è Angela Davis. Immaginata prescelta dagli antichi dèi dei popoli africani, sono sicura che essa rifiuterebbe questa mia interpretazione. Se una forza soprannaturale esiste e presceglie, è quella della Storia, mi direbbe. Conosciamo la Storia, dunque.

I primi Africani deportati nella colonie inglesi (1620 circa) erano vincolati da una sorta di contratto a termine, dal quale potevano emanciparsi dopo svariati anni. Ricevevano un trattamento economico molto simile a quello delle classi bianche più povere. Il raffinarsi di determinati interessi economici gestiti da Francesi, Olandesi, Inglesi e sudditi britannici residenti nelle Americhe, trasformò questi contratti di servitù provvisoria in “servitù perpetua” (Virginia,1661). La maggior richiesta di manodopera fece fiorire il commercio triangolare: i negrieri salpavano dalle Americhe con rum e armi da fuoco, i quali venivano scambiati nelle coste africane con gli schiavi. Coloro  che sopravvivevano al viaggio e agli stenti, venivano portati nelle colonie del Sud, usati come merce di scambio per acquisire tabacco e melassa (utile alla produzione di rum), beni questi ultimi, venduti nelle colonie del Nord.  Nel corso degli anni, l’interesse economico per la produzione di tabacco e rum, venne sostituito dalla richiesta possente di cotone, da parte dell’industria tessile: la schiavitù invece di estinguersi continuava a rafforzarsi, come strumento funzionale al potere economico. Ed anche quando, nel 1863 Lincoln decretò l’emancipazione degli schiavi, questa misura servì indirettamente a favorire il loro arruolamento negli eserciti, durante la guerra di Secessione. Uno stralcio del documento di emancipazione:

«All persons held as slaves within said designated States, and parts of persons held as slaves within said designated States, and parts of States, are, and henceforward shall be free».

Per arrivare a dichiarare incostituzionale la schiavitù ed a sancirne l’abolizione totale, si dovranno aspettare ancora due anni, il 1865 (XIII Emendamento Costituzionale). Cento anni dopo circa (1970) parla Angela Davis:

Le forze che hanno fatto della mia vita ciò che è, sono le stesse forze che hanno formato e deformato la vita di milioni di uomini e donne del mio popolo. Di più, sono convinta che anche la mia risposta a queste forze non è stata eccezionale, che il mio impegno politico, da ultimo come iscritta al partito comunista, è stato un modo logico e naturale di difendere la nostra umanità assediata.

In Autobiografia di una rivoluzionaria, il libro di Angela pubblicato in Italia nel 1975 e riedito da Minimum Fax nel  2007, il lamento corale di un intero popolo assediato è la nota dominante. È un canto lungo ed ipnotico che si propaga dal ghetto di Watts a Los Angeles a Roxubury a Boston, da Harlem a New York a Houghston a Cleveland. È un passaggio di consegne tra uomini e donne che alzano la testa. Ognuno di essi è il grano di un rosario.

Booker T. Washingon: cercò di ottenere gli strumenti per fornire istruzione tecnica per i giovani neri e forme di autosviluppo economico. W.E.B. Du Bois: combattè per ottenere i diritti costituzionali attraverso i tribunali. M.Garvey: cercò di creare un potere finanziario autonomo. Ida B. Wells:  giornalista e scrittrice, documentò le pratiche di lingiaccio contro i Neri, che spesso si concludevano con esecuzioni sommarie per mezzo di impiccagioni, inciendi e varie forme di tortura. Mary McLeod Bethune:  focalizzò la sua lotta per garantire più elevati standard educativi, fondando una delle prime università per studenti di colore. Mary Church Terrell: la prima afro-americana ad ottenere la laurea. Rosa Parks:  rifiutò nel 1955 di cedere il posto ad un bianco nell’autobus. Il suo gesto simbolico fu seguito da migliaia di altre persone, originando il boicottaggio degli autobus di Montgomery.

Continuare a sgranare questo lunghissimo rosario, ci porterebbe a conoscere le storie di Martin Luther King, Malcom X,ma anche di Daisy Bates che combattè contro la desegregazione scolastica, Barbara Jhons, Ella Baker, Il Movimento degli Studenti, le Pantere nere,le migliaia di persone che si aggregarono alle proteste. In questa gigantesca fotografia di gruppo, Angela Davis si intravede come una tessera del mosaico. Il suo racconto è un servizio alla collettività, reso con gli strumenti più favorevoli di cui disponesse: la parola, il pensiero, la sua stessa vita. Il racconto è reale:  la segregazione scolastica, le bombe lanciate contro le case della gente di colore, la segregazione sugli autobus, nei negozi, nei cinema. La rabbia crescente negli adolescenti, autodistruttiva: non potendo combattere contro il potere (bianco) costituito all’esterno, spesso la violenza implodeva all’interno della stessa comunità nera.  La svolta personale: rappresentata dalla possibilità di studiare, di perfezionarsi in Filosofia, anche in Europa. L’impazienza di tornare in America, per partecipare ai primi boicottaggi. La scelta del comunismo come coscienza del potere del popolo: «Ciò che mi colpiva così vivamente era l’idea che una volta realizzata l’emancipazione del proletariato, si erano poste le basi per l’emancipazione di tutti i gruppi oppressi della società».

I fatti narrati in questo libro sono, in qualche maniera, splendenti. Angela Davis entra con la torcia del suo pensiero in una caverna buia, di cui non si percepiscono i contorni. E piano piano, emergono dall’oscurità migliaia di occhi, volti,  facce, sentimenti, dolori, azioni. Scompare definitivamente, seguendo le pagine del libro, l’idea di gratuito. Nulla è gratis: tutto si deve conquistare.  Il diritto alla studio, ad una abitazione dignitosa, al lavoro, ai processi e pene eque (al di là della sua storia personale – Angela Davis venne accusata come complice nell’attentato per liberare uno dei leader delle Pantere Nere, George Jackson, durante un’udienza in tribunale a Marin nel 1970 – la battaglia per consentire ai Neri di ricevere processi non inficiati dal razzismo e condizioni umane nelle carceri, sarà sempre uno dei punti focali delle sue campagne di attivista). Questo cambio di prospettiva potrebbe trovare disorientato il lettore moderno: anche dal punto di vista terminologico infatti, compaiono termini di guerriglia, di lotta armata,tipici di alcuni movimenti sociali degli anni ’60 e ’70, ma sostituiti oggi anche nella sostanza da un linguaggio più individualistico e plastificato per descrivere la realtà. Eppure, non si può chiudere il libro senza che qualche corda interiore non abbia vibrato: «Poiché la gran massa dei bianchi ha atteggiamenti razzisti, il nostro popolo tende a vedere in loro i colpevoli, e non nelle forme istituzionalizzate di razzismo, che, rafforzate indubbiamente dai pregiudizi, in sostanza servono solo gli interessi della classe dominante».

Non solo vibrano le corde emotive, ma vibra il pensiero. L’idea che si utilizzi il razzismo e i pregiudizi razziali per ottenere consensi elettorali, per acquisire il favore di intere regioni di un Paese, per sfruttare economicamente una classe già svantaggiata. Siamo sicuri che stiamo parlando dell’America? L’insegnamento più potente che proviene da queste pagine è che la lotta per i diritti civili, iniziata dal popolo nero, nella prospettiva di Angela Davis, è una lotta che riguarda tutte le persone oppresse, ed è una lotta comunitaria. I diritti civili, infatti,  sono indivisibili.  Come è indivisibile la collettività umana.

***

Romina Strippoli è la coordinatrice del blog Suomii at Work Creare è crearsi – Il blog che parla di cultura, arte & Integrazione Multiculturale. Il link del blog è http://suomiibijoux.bogspot.com

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2 thoughts on “Angela Davis “Autobiografia di una rivoluzionaria”

  1. Leggo gli articoli di Samgha per “curiosita’”; Samgha mi incuriosisce e finisco con leggere quello che propone.
    Grazie :-)

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