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Emergenza, Senso, Computazione. Note su “La logica aperta della mente” di Ignazio Licata

di Francesco La Mantia

Ignazio Licata, La logica aperta della mente, Torino, Codice edizioni, 2008

È difficile poter stabilire con esattezza che genere di libro sia La logica aperta della mente, l’ultimo saggio di Ignazio Licata pubblicato dalla casa editrice Codice di Torino. Sicuramente non è un libro banale: la scrittura di Licata è teoricamente densa e riversa in ogni pagina nozioni, temi ed argomenti che appartengono a complesse discipline come la logica formale, la filosofia della mente, l’intelligenza artificiale e la nuova fisica dei processi emergenti. Un pregio di questo lavoro, tra i molti che esso possiede, è che saperi così eterogenei risultano sapientemente coordinati entro le maglie di cornici epistemologiche unitarie: il testo di Licata è un’opera militante, un laboratorio di idee e ipotesi di lavoro radicalmente innovative che fondono in modo originale approcci metodologici differenti allo studio della mente e della cognizione.

Non c’è da stupirsi dunque se l’autore, che è un fisico teorico e che ha vaste conoscenze dirette di matematica superiore, si impegni nella serrata analisi di sofisticati programmi di ricerca come la teoria dei sistemi dinamici, la computazione super-Turing o l’algebra categoriale. Quel che si ricava dalla lettura di questo testo è una rete di concetti ben costruita in cui è possibile individuare le basi per l’applicazione di strumenti d’indagine altamente specializzati.

Il risultato finale è notevole. Passando idealmente per i singoli nodi della rete, si possono rintracciare i contenuti di preziose indicazioni di metodo che affrontano con precisione questioni e problemi classici delle scienze cognitive: dai rapporti mente/cervello allo statuto biologico della coscienza, dalla natura delle rappresentazioni alla elaborazione della informazione.

Sullo sfondo, la proposta di un’interessante tesi scientifica innerva l’intero impianto argomentativo dell’opera: l’ontologia dei fatti cognitivi è un’ontologia di processi, di fenomeni temporalmente estesi che assumono la forma di complesse strutture interattive. Ciò che chiamiamo “mente” non è un mero puzzle di tasselli neurali. Questo puzzle è senz’altro condizione necessaria per una fisiologica attività cognitiva, perchè «nessuno di noi ha mai visto andare in giro una mente cosciente senza cervello come il naso del racconto di Gogol». Tuttavia, esso non è affatto condizione sufficiente, perchè lo spazio che individua questa attività non è racchiuso entro i confini di solitarie scatole craniche. È al di fuori di questi confini e si costituisce nel contesto dinamico di interazioni finemente distribuite tra individui e individui, tra individui e mondo.

Forse è in questo assunto, tanto elementare quanto controverso, che risiede la principale vocazione epistemologica del saggio: contro le tendenze “craniocentriche” di certa scienza cognitiva – per dirla con il filosofo della mente Ted Honderich – Licata propone una visione alternativa dei fatti cognitivi centrata sulle basi sociali ed esperienziali della mente. Gli aspetti neurali non sono esclusi, pena il paradosso del naso di Gogol, bensì integrati entro il contesto di un naturalismo minimale: è innegabile che a certi stati cognitivi corrispondano certi correlati neurali, ma la forma di questa corrispondenza non è univoca nè rigidamente determinata. Si tratta piuttosto di corrispondenze fluide, soggette a imprevedibili e continui mutamenti, che rimodellano incessantemente i tasselli del puzzle e che riflettono un intricato tessuto di giochi interattivi tra agenti cognitivi e mondo.

La scia di quesiti che la proposta solleva è lunghissima: come descrivere la forma di queste corrispondenze? Quali strumenti matematici sono più adatti al compito? E ancora: come articolare, alla luce di un’ontologia dei processi, i rapporti tra livello simbolico e livello subsimbolico della cognizione? Licata non nasconde le difficoltà sottese in ciascun quesito; anzi, ne analizza in dettaglio le conseguenze proponendo precise soluzioni. Il lettore di questo libro potrà valutarne l’effettiva efficacia e il valore esplicativo. Quel che sicuramente apprezzerà è lo stile rigoroso in cui il testo formula i quesiti e le molteplici suggestioni teoriche che ne derivano. È con quesiti del genere che lo studioso di scienze cognitive dovrà misurarsi ed è con suggestioni analoghe che dovrà impegnarsi nella formulazione di risposte adeguate.

***

Francesco La Mantia è dottore di ricerca in filosofia del linguaggio. Ha studiato presso l’Università di Palermo e l’Ecole Normale Supérieure di Parigi. Attualmente è professore a contratto di Filosofia del Linguaggio presso l’Università di Palermo. I suoi interessi riguardano i rapporti tra filosofia del linguaggio e matematica dei sistemi dinamici, di cui ha trattato con riferimento alla semantica catastrofista di René Thom e alla topologia linguistica di Antoine Culioli.

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One thought on “Emergenza, Senso, Computazione. Note su “La logica aperta della mente” di Ignazio Licata

  1. Grazie a Francesco La Mantia per la bella recensione.
    Non sono un esperto di scienze cognitive, ma non posso che plaudire all’uscita di un’opera, come quella di Ignazio Licata, costituente un tassello a che si ridimensioni la concezione scientifica che la mente e i processi cognitivi siano generati soltanto da processi biologici e chimici.
    Ben venga qualcuno che li ponga in relazione con “un intricato tessuto di giochi interattivi” col mondo.
    Particolarmente significativo, mi sembra, è che, secondo Ignazio Licata, come dice Francesco La Mantia, “è innegabile che a certi stati cognitivi corrispondano certi correlati neurali, ma la forma di questa corrispondenza non è univoca né rigidamente determinata. Si tratta piuttosto di corrispondenze fluide, soggette a imprevedibili e continui mutamenti, che rimodellano incessantemente i tasselli del puzzle e che riflettono un intricato tessuto di giochi interattivi tra agenti cognitivi e mondo.”

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