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I classici che fingiamo di aver letto, la nostra top ten (2. I primi dati)

Come annunciato, dopo aver iniziato la nostra indagine su I classici che fingiamo di aver letto, siamo pronti a fornire i primi risultati.
Come ricordato lo scopo di comporre una top ten non è quello di fare un sondaggio scientifico o stabilire statistiche chiare ma, più modestamente, di cercare di mostrare attraverso le vostre segnalazioni cosa pensiamo come lettori dei classici e in definitiva come la comunità dei lettori tutta recepisce il concetto di classico. Questo vuol dire semplicemente porsi delle domande, dove il verbo “fingiamo” serve a dare non l’idea collettiva che noi fingiamo di aver letto dei libri che non abbiamo letto ma piuttosto a segnalare che l’intera comunità dei lettori (professionali e non) forse si è adagiata su un canone condiviso di classici che dovrebbe essere aggiornato se è vero, come sembra, che alcuni di essi sono praticamente ignorati dai lettori che li conoscono solo per il titolo.
Ogni lettore è giustamente portato a fare il proprio percorso e deve essere libero di farlo, ma la comunità dei lettori intera ha invece l’obbligo di capire cosa sta trasmettendo alle future generazioni di lettori, se ciò che trasmette è realmente percepito o è solo una convenzione che è necessario aggiornare con un nuovo sguardo.
Avremo tempo di fare alcune considerazioni a mio avviso interessanti dopo avervi mostrato i risultati delle vostre segnalazioni.
Come detto sono stati assunti alcuni criteri per comporre la classifica che ora vedrete e su cui potrete dire la vostra o aggiornare le segnalazioni. I libri, a parte i primi dieci, sono molti di più, da questo post potete tornare a segnalare i vostri classici non letti nei commenti, ma prima di aggiungerne di nuovi pregherei tutti di guardare l’intera lista qui pubblicata e attingere prima ai titoli qui segnalati, questo perché le vostre segnalazioni le abbiamo usate anche come barometro per capire cosa le persone intendono per classico e fare una prima scrematura di una lista potenzialmente infinita.
Il punteggio che troverete è stato stabilito sulla base dei vostri commenti al post precedente assegnando 1 punto ad ogni libro segnalato come non letto (cioè mai preso in mano, mai scorso, non ancora considerato nel proprio percorso per svariati motivi tutti legittimi) e invece 2 punti ad ogni libro letto ma abbandonato (cioè un classico che ha un punto di demerito in più perché un conto è che un lettore non lo abbia mai preso in mano ma più grave a mio avviso è il fatto di averlo preso in mano e non averlo digerito a tal punto da abbandonarlo, questo vuol dire che questo classico ha provocato sul lettore l’esatto opposto del sentimento che dovrebbero provocare i classici: avvicinare alla lettura). Infine dalla lista, dopo la top ten, troverete i libri che hanno ricevuto punteggi inferiori fino al punteggio minimo di 2 punti. Si è deciso di non considerare per il momento tutti quei “classici” segnalati una sola volta come non letti e di fermare i punteggi sui classici segnalati si una sola volta ma come letti e abbandonati, anche qui per dare un minimo confine all’indagine.
Ora vi lascio alla top ten dei classici che fingiamo di aver letto, al termine della quale si comincia a ragionare su alcuni aspetti che hanno a che vedere con l’eventuale ridefinizione di un canone dei classici. Non mancano le sorprese nella classifica, e nemmeno le conferme che già sospettavate pur essendovi sempre sentiti soli …

1) pt. 22          Ulisse – James Joyce
2) pt. 13          I promessi sposi – Alessandro Manzoni
3) pt. 12          Alla ricerca del tempo perduto – Marcel Proust
4) pt. 11           Guerra e pace – Lev Tolstoj
5) pt. 10          La montagna incantata – Thomas Mann / Delitto e Castigo – Fedor Dostoevskij
6) pt. 8            Don Chisciotte – Miguel de Cervantes / Moby Dick – Herman Melville
7) pt. 7            I miserabili – Victor Hugo / L’uomo senza qualità – Robert Musil
8) pt. 6           Anna Karenina – Lev Tolstoj
9) pt. 5           Il vecchio e il mare – Ernest Hemingway / Madame Bovary – Gustav Flaubert / Cime tempestose – Emily Bronte
10) pt.4          Infinite Jest – David Foster Wallace / La divina commedia – Dante / 1984 – George Orwell / Il circolo Pickwick – Charles Dickens / Vita e opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo – Laurence Sterne / Petrolio – Pier Paolo Pasolini
oltre il decimo posto)
pt. 3     Mrs Dalloway, L’urlo e il furore, Una vita violenta, La nausea, Ragazzi di vita, La Bibbia, Gargantua e Pantagruel, Il conte di Montecristo, Cent’anni di solitudine, Gita al faro, Grandi speranze, Le città invisibili.
pt 2      Fratelli d’Italia, Il rosso e il nero, Todo modo, Attraverso lo specchio, Il ritratto di Dorian Gray, Gente di dublino, Il dotto zivago, Quer pasticciaccio brutto de…, I racconti di Sebastopoli, Addio alle armi, L’idiota, Il giovane Holden, Romeo e Giulietta, I buddenbrock, L’odissea, Esercizi di stile, La scienza nova, Le confessioni di Sant’Agostino, Il processo (Kafka), Il maestro e Margherita, Sulla strada, 2666.

Ecco qua. Che ve ne pare?
Credo sia doveroso mettervi a parte anche di quelle cose che i dati non indicano chiaramente e fare alcune considerazioni che io ho potuto fare elaborando e scrutando le vostre segnalazioni. Se le vostre percezioni sono diverse oppure questa classifica conferma le vostre scelte come lettori altro non dovete fare che inserire nei commenti i vostri classici che non avete letto o che avete abbandonato e aggiorneremo considerazioni e classifica in un prossimo post.
Ma torniamo ai primi dati che ci offre la nostra top ten.
Trionfatore assoluto dei classici che fingiamo di aver letto, come si poteva sospettare dalla vox populi anche, è l’Ulisse di James Joyce, per netto distacco. In seconda posizione troviamo un altro sospettabile Alessandro Manzoni e in terza il fluviale (e meraviglioso aggiungo io) Alla ricerca del tempo perduto di Proust.
A podio assegnato vediamo però che già tra questi libri si può fare una distinzione importante per quanto riguarda la ricerca di un canone nuovo dei classici e dunque facciamola.
La considerazione è molto semplice e vale sia per Joyce che per Manzoni. Entrambi questi classici segnalati hanno ricevuto voti sia da lettori che non li hanno mai presi in mano sia da lettori che li hanno presi in mano, letti e abbandonati. Ovviamente il Manzoni è sicuramente legato ad un discorso scolastico ma Joyce no e quindi possiamo tranquillamente dire che questi due classici “falliscono” su tutta la linea perché o non sono letti o sono persino “rifiutati” dai lettori, scuola o non scuola.
Se invece analizziamo il voto pervenuto a Proust il discorso cambia completamente. Dei 12 punti messi assieme la Recerche risulta semplicemente mai presa in mano, cioè tutti i lettori che l’hanno segnalata non l’hanno ancora letta e a parte un singolo hanno tutti intenzione di leggerla “al momento giusto”, più o meno. Ma la cosa importante è che nessuno ha preso questo classico e l’ha abbandonato una volta cominciato a leggere … e questo rispetto ai primi due classificati fa una grossa differenza a mio avviso, su cui riflettere.
Stesso discorso si potrebbe fare, come esempio, per altri due libri dei primi dieci. Mentre Moby Dick è semplicemente un classico segnalato esclusivamente da lettori che non l’hanno letto, libri come La montagna incantata, L’uomo senza qualità o Delitto e castigo e Guerra e pace hanno segnalazioni sia come non letti che come abbandonati, in particolare La montagna incantata è prevalentemente un libro rifiutato.
Con questo spero sia chiaro che non si intende dare un giudizio di valore, ma io sono dell’avviso che se per un libro contemporaneo uscito negli ultimi anni il fatto che i lettori abbiano giudizi dicotomici possa essere persino una certificazione di valore letterario nel caso di libri che rientrano nel canone dei classici e che quindi possono essere giudicati ormai con un’occhio temporale di lunga gittata che comprende generazioni diverse di lettori, il fatto che i lettori in maggioranza non ne siano attratti o persino lo rifiutino in lettura è un segnale negativo per un libro che in quanto classico non solo dovrebbe farsi leggere ma dovrebbe costituire uno stimolo, una volta letto, per generare nuovi appassionati lettori alla ricerca di altri libri che gli facciano provare quello che quel classico è riuscito a fargli provare.
Come ultima nota faccio notare che gli unici due libri recenti che qui compaiono come già “classici” anche se appunto in negativo, cioè come non letti, sono  Infinite Jest di David Foster Wallace e 2666 di Bolano, cioè due libri di due scrittori che ancora una volta, mi spiace dirlo, ma fanno capolino anche in una classifica come questa, come contemporanei si, ma innanzitutto perché sono recentemente morti. E anche qui ci sarebbe da riflettere su cosa pensiamo degli scrittori, l’unico scrittore buono è quello morto?
Ora vi lascio alle vostre considerazioni e ai vostri commenti. Aiutateci a perfezionare la nostra top ten con nuove segnalazioni dei classici che fingiamo di aver letto.

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18 thoughts on “I classici che fingiamo di aver letto, la nostra top ten (2. I primi dati)

  1. A rafforzamento del tuo criterio aggiungerei l’elemento coefficiente di distribuzione (cdd) che, nel caso dei classici in esame, può considerarsi non influente, o quasi. mentre acquista un valore determinante e sicuramente maggiore nelle letture contemporanee che quindi non potrebbero essere sottoposte ad analoghe valutazioni. bb= bravo battig, apprezzatissima la tua analisi.

  2. Strano che la seconda puntata di questa analisi abbia, per ora, prodotto meno commenti e risposte. Questa classifica sembra la vendetta di Max Brod, nel senso che l’assenza totale di Kafka dal canone dei classici “rifiutati” dovrebbe essere vista come un silenzio assordante: una vittoria postuma. A me pare anche, in ordine sparso, che la posizione di Proust sia in effetti diversa dagli altri suoi compagni ai piani alti; che la scelta di Cervantes sia una gran sorpresa; che forse siamo arrivati al punto in cui vale la pena storicizzare il caso Thomas Mann in maniera diversa da quanto fatto finora (mi viene in mente la noia dichiarata e confessata senza pudore, al riguardo, dal grande scrittore ungherese Peter Nadas); e che, infine, i due scrittori contemporanei siano presenti anche e soprattutto–se non sbaglio–come frutto di un meccanismo complesso di promozione letteraria, non completamente in buona fede. Un saluto a tutti, Stefano

  3. Mi sembra anche notevole che tutti questi libri, postumi o no, sono volumi dalla mole schiacciante. O dipende dai lettori specifici di Samgha o ha qualcosa a che fare con un ritorno al periodo (e al gusto) alessandrino.

  4. @fabio
    Senza dubbio..se parlassimo di libri contemporanei tutta la questione distribuzione, che è il vero problema dell’editoria nostrana, sarebbe troppo rilevante per fare qualsiasi discorso di merito..sui classici per fortuna lo possiamo ancora fare.
    @stefano
    Giustissime considerazioni su Kafka e Mann, sulla mole schiacciante non saprei….riguardo invece ai minori commenti tendo a pensare da sempre che fino a che nel web le cose vengono presentate come “gioco” o “provocazione” attirano un po’ chiunque dei potenziali navigatori del web, viceversa quando si comincia a ragionare o a chiedere “uno sforzo in più” l’interesse scema a causa dell’impegno richiesto, impegno ovviamente tra tutte le virgolette del caso.
    Ma credo che il vero motivo per cui riflessioni del genere non decollano ulteriormente è che, come avrai notato, scrittori, editor, editori, giornalisti e soprattutto critici letterari e blogger che si occupano di letteratura in rete se ne tengono ben distanti evitando accuratamente di mettersi in gioco dicendoci cosa hanno letto e cosa non sopportano…se cinque o sei fossero comparsi uno potrebbe dire che gli altri hanno giudicato scemo o ozioso il tema o non interessante..ma quando come un unico blocco tutti si assentano dalla discussione..be’..allora viene da pensare altro :D…e di solito si ha ragione…

  5. @Simone, senza nulla togliere alle tue osservazioni, vorrei aggiungere che la rete è frequentata soprattutto da persone che ‘amano’ leggersi e vedersi corrisposte e la tua scarsa frequenza sul blog forse sottrae la motivazione del dibattito. Se qualcuno apprezza il pensiero che esprimi nel thread credo che si aspetti anche una tua più consistente presenza. Non dico ciò per muoverti qualche critica, perchè personalmente credo che abbia anche altri e migliori interessi a cui dedicarti (è ciò è insindacabilmente un bene), però per quel poco che bazzico per blog mi è parso che la partecipazione ad un dibattito o la intensità delle risposte dipendano in minima parte dalla bontà del post e in misura maggiore dalla vivacità e dalle tematiche sollevate dai commentatori, come dimostra proprio la freddezza rivolta alla qualità della tua proposta. Mi auguro naturalmente di sbagliare, almeno in questo caso.

  6. @Fabio
    Io sono di quelli che pensano che siano importanti i testi..non chi li scrive..quindi non credo che la valenza di un post o il dibattito in un blog comunitario come samgha possa essere influenzato dalla mia presenza o meno..anzi :D..
    Di fatto la prima parte di questa “indagine” (dove io sono semplicemente intervenuto nei commenti per commentare come tutti l’evolversi della situazione) è stato uno dei post più letti su wordpress per un paio di giorni e molti vi hanno partecipato con spirito curioso e ludico, alcuni sottoponendo come te questione interessanti e anche complesse, altri magari anche per criticare l’impostazione….ed è andata molto bene: abbiamo dei dati e delle cose su cui riflettere.
    Questa seconda parte, a dati snocciolati e da implementare, si proporrebbe di continuare il percorso e renderlo più ragionato e magari statisticamente più rilevante…ma spesso calata l’onda “emotiva” sul web poi succede che le cose passano e manca lo slancio per continuare….magari se adesso io e te prendessimo ad insultarci piomberebbero qui a centinaia :D….purtroppo a me pare che funzioni un po’ così il web..ma per samgha non è mai stato un problema…le cose che scriviamo o le iniziative che prendiamo sono qui, a disposizione di tutti in qualsiasi momento, è questa la cosa buona del web, passa in un momento ma rimane anche per sempre ;).
    Tra un po’ per esempio ci sarà un bel pezzo su Lichtenberg (tradotto da Anacleto Verrecchia recentemente scomparso) che riprende un po’ certi discorsi già intrapresi proprio scrivendo di un libro di Verrecchia ma anche successivamente con un pezzo su Camus..tutto prosegue dunque in un discorso complessivo che a noi piace…pur facendo conto con i limiti del mezzo appunto….
    Ultima cosa, ritengo che se molti “operatori culturali” si tengono lontani da discussioni come queste c’è un motivo ben preciso e questo sicuramente fa si che certe discussioni rimangano più latenti, ma su questo purtroppo io fungo più da deterrente che da fonte di attrazione ;)…e quindi mi taccio.

  7. Scopro ora il blog, venendo da Vibrisse. E’ certo liberatorio confessare di non aver letto alcuni testi più o meno paludati, e infatti il post ha avuto successo. Però, premessa giustamente la difficoltà di definire cosa sia un classico, andava comunque detto che un x numero di titoli sono in genere ritenuti tali, magari per motivazioni statistiche. Ognuno avrebbe annotato quelli letti, potendo magari aggiungere due o tre libri. Mi ha fatto un certo effetto sapere che qualcuno si sente “colpevole” per non aver letto Petrolio o i Pilastri della terra…

  8. Ciao Virginia.
    Come giustamente sottolinei fin dal primo post sul tema non è stato facile definire cosa sia un classico. Ma a noi interessava vedere anche cosa autonomamente i lettori considerano “classico”, per vedere se il canone attualmente e apparentemente condiviso è reale. Visti i primi risultati (che non sono statistici ma possono essere utili per dare un’idea di indirizzo) a me piacerebbe ad esempio capire se l’Ulisse può essere considerato ancora un classico se è vero che la maggior parte dei lettori o non lo legge o persino lo “rifiuta”.
    Se anche tu vuoi contribuire qui con la tua lista di classici che non hai ancora letto o di classici che hai abbandonato ne saremo contenti.

  9. Un paio di considerazioni sulla classifica.
    Non sono d’accordo con l’assegnazione dei punteggi. Vediamo di capire il perchè.
    Se compro un libro a me ignoto, lo faccio per due ragioni: qualcuno ne ha parlato/ scritto, lo scelgo sul posto ( o entrambi ).
    Il primo caso, tuttavia, non rientra nella “nostra” definizione di “classico”, ma in quella altrui ( è strano che Joyce sia quindi in cima alla classifica? ). Dato che non possiamo conoscere quel libro se prima non lo leggiamo, e non possiamo quindi definirlo “classico”, scartando il libro senza leggerlo, non facciamo altro che escluderlo dalla nostra definizione a priori di “classico”, rispetto a quella degli altri.
    Ad esempio, se mi si consiglia ” catcher in the rye ” ( trad= Holden ), come classico non lo leggerò a priori, oppure sì, se chi lo consiglia è spirito affine al mio ( ovvero stimola la mia curiosità intellettuale ). Ammesso che mi lasci tentare, abbandonandolo dopo un paio di pagine lette, lo escludo dalla “mia” lista di classico. Chi potrebbe infatti citarlo come tale se non ha voglia di arrivare alla fine del libro?
    Tuttavia, da quel che leggo, Simone penalizza invece l’abbandono di quel libro, assegnando 2 punti rispetto al singolo punto assegnato a chi neppure lo sfoglia, citando come criterio che l’abbandono del libro ha più valore che ignorarlo. Ma così, ripeto, si ricade, nella definizione “altrui” di classico. Così, l’assegnazione dei punteggi spinge in realtà alla massificazione del concetto di “classico”, all’astrazione del concetto stesso, e alla sua smaterializzazione ( se abbandono un libro dopo avero letto per brani, ciò dipenderà dalla valutazione “mia propria” del libro, piuttosto che quella “classica” altrui ).
    Diversamente non era più utile chiedere quali fossero i libri che gli altri mi citano come “classici”, indipendentemente dall’averli letto? Dove risiederebbe infatti il nostro giudizio di “classico” nella classifica se non nella scelta di poter abbandonare i “classici” altrui?

  10. Sono una lettrice assidua e attempata, per cui ho fatto in tempo a mandare giù un sacco di roba; neppure ora mi consento di lasciare un libro a mezzo. Non necessariamente un merito. Non mi ritengo neppure abilitata a definire il classico. Direi, con palese tautologia: ciò che un campione significativo ritiene necessario alla sua “formazione letteraria”. Il che sposta il problema senza risolverlo.
    Aggiungo due titoli: Horcynus Orca e Profumo.
    Quanto all’Ulisse, l’ho letto a 18 anni. E’ qui, in libreria, ma so da tempo che non lo riprenderò. Parafrasando Proust: “i [libri] sono fuggitivi, ahimè, come gli anni”. Penso comunque che la maggioranza lo ritenga tuttora un classico. Nei sito dei gruppi di lettura italiani figura, se non sbaglio, al primo posto tra i propositi letterari per il 2012. E chi lo ha espresso sentiva spesso il bisogno di giustificarsi per avere trascurato un “dovere”.

  11. @parlale
    Credo di aver inteso il tuo punto di vista. Il punto di vista che contesti sull’assegnazione dei punteggi è legittimo ma personalmente non mi convince. Più che considerare i classici come definiti da altri, cosa che sicuramente vale per i lettori contemporanei, bisogna considerare che ciò che noi stessi accettiamo come classici viene da una definizione di tali libri come classici data da numerose generazioni di lettori…quindi non è a mio avviso un’accettazione supina dei classici altrui ma l’accettazione di uno sguardo complessivo e storicizzato dalla comunità dei lettori.
    Il problema è che, come giustamente evochi tu, che sia singolarmente sia come comunità i lettori dovrebbero essere liberi di cambiare giudizio e quindi anche il canone dei classici dovrebbe essere rivisto in base alle letture che le nuove generazioni di lettori fanno…bisognerebbe stabilire dei criteri. A mio avviso, e questo era la provocazione dei post, un primo criterio è vedere cosa i lettori come comunità laeggono veramente e cosa ripetono solo per “sentito dire”.
    Non so se ho risposto alle tue perplessità, in caso contrario continuiamo a discuterne perchè mi sembra un punto molto importante della questione..

  12. beh un giochino interessante, ma solo un giochino.
    se dovessimo dare retta a i risultati dovremmo ritenere L’Ulisse di Joyce superata, rispetto a un qualunque libro che venda di più oggi.
    i gusti sono insindacabili ma la qualità oggettiva di un opera d’arte no (ecco perchè esistono critici di professione).
    Capisco che la lettura di alcune opere è difficile e chiede impegno, ma forse proprio per questo sono “classici”.
    leggere la Divina Commedia signifa sorbirsi ore di note a piè pagina, di per se lo scritto di Dante non è di schiacciante mole, o leggere Delitto e Castigo richiede, per forza di cose, una contestualizzazione storica abbastanza impegnativa: ma è questa la loro forza e la loro classicità.
    non ritengo che un classico debba spingere alla lettura, mezzo sicuramente più fortunato lo sono i fumetti, ma debba costringerci a sforzi mentali che accrescano il nostro sapere più profondo; mai Cervantes inviterà la lettura ma del Don Chisciotte e la straripamte follia di Alonso Quijano non possono che migliorarci come uomini “civili”.
    e quindi i classici rimangono tali a prescindere dal numero di lettori che oggi ci si avvicinano.
    Mehmet

    P.S. e comunque non aver letto Proust è un peccato mortale.
    P.P.S. ovviamente anch’io ho il mio classico mai letto ma che leggerò prima della morte: Il Conte di Montecristo.

  13. Pinocchio lo hanno letto tutti? il Castello di Kafka? Io no, lo confesso e confesso anche di non aver mai letto Siddarta, L’insostenibile leggerezza dell’essere e (purtroppo) un libro di poesie.
    P.S. Per me I promessi sposi battono Guerra e Pace ma Dostoevskij e … Il nome della rosa non hanno rivali

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