Saggi

In che senso i qualia sono una mappa cognitiva?

head-inchesensodi Umberto Brivitello*

Amo la regola che corregge l’emozione,

amo l’emozione che corregge la regola

(Georges Braque)

Gran parte delle attuali teorie formulate nel tentativo di districare il dibattito sulla natura della coscienza, sembrano fornire soluzioni necessariamente incentrate su modelli che, partendo dal tentativo di essere esaustivi ad un certo livello di analisi, inevitabilmente finiscono con “lasciar fuori qualcosa”. Eliminativismo e dualismo, riconoscibili come gli antipodi attorno a cui e in mezzo a quali, per gradi diversi, siano stati formulati modelli esplicativi dei fatti della coscienza, si sono mostrati inadeguati campi di esistenza entro cui fornire un’analisi esaustiva della questione “coscienza”, alimentando piuttosto quello che Ignazio Licata definisce un bazaar di teorie della conoscenza (Licata, 2008; 224). Due culture del tagliar fuori, due antitetiche prospettive di analisi che alimentano, da un lato, per quanto concerne l’eliminativismo, un oggettivismo naïve e una facile spettacolarizzazione di risultati scientifici, presentati come dogmatici e capaci di restituire la realtà, epurata e divulgata,  secondo i dettami di un rassicurante materialismo riduzionista, e dall’altro, per quanto riguarda invece il dualismo, una fittizia inesplicabilità della relazione coscienza-materia, tralasciando l’evidente, seppur non esplicativa di per sé, correlabilità tra fenomeni riconducibili alla natura  organica delle strutture e “moti della coscienza”, ad essa, la natura organica, apparentemente estranei. Con le parole di Licata: “L’intera questione non può neppure essere posta senza un’adeguata comprensione delle strutture cerebrali, ma l’identificazione dei correlati neurali non risolve ogni problema”(Licata, 2008; 226).

Il disagio fondante questo “campanilismo” scientifico, nasce dalla necessità di creare una conoscenza apparentemente non contaminata da alcun tipo di soggettivismo. Il dualismo, ritenendo duale la natura dell’esperienza, considera l’analisi di fenomeni manifesti in uno dei livelli dell’esperienza, irriducibile nei termini dell’altro, mentre l’eliminativismo attribuisce, presuppone, al punto di vista dell’uomo di scienza l’analiticità in grado di trascendere la stessa natura incarnata dell’attività empirica. L’attività scientifica si svolge in terza persona, tralasciando volutamente di considerare l’esperienza umana come irrimediabilmente fondata sull’attività di soggetti incarnati, e quindi possessori di un punto di vista fenomenologico. L’inesplicabilità della natura della coscienza, ed il chiaro manifestarsi di queste due tendenze divergenti, nasce dalla nostra complementare esperienza in prima persona ed in terza persona.

Senza voler ulteriormente indagare tale questione, in linea con la domanda anteposta a questo breve scritto, focalizzerò la mia attenzione sulla possibilità che l’esperienza soggettiva, dimostratasi storicamente un’incombenza di non facile implementazione in una possibile teoria del tutto o in un teoria globale della coscienza, si riveli in realtà profondamente funzionale nel preservare l’esistenza di un sistema cognitivo complesso, come quello umano, e quindi non trascurabile all’interno di un paradigma esplicativo che tenti di esserne esaustivo.

Sistemi cognitivi ed apertura logica

Un sistema cognitivo come quello umano gode, da un lato, della possibilità di analizzare in maniera conscia e sequenziale un fatto e, dall’altro, di esperirlo come un fenomeno in cui è globalmente coinvolto. Potremmo definire quantitativa la conoscenza prodotta dall’attività cosciente ed analitica, la prima a cui faccio riferimento, e qualitativa, la conoscenza prodotta dall’esperienza comunemente definita soggettiva, ovvero,attraverso cui esperiamo un fatto in quanto soggetti. Con il termine qualia ci si riferisce agli attributi che costituiscono l’esperienza qualitativa. Osservare un tramonto, ad esempio, può coinvolgerci in un’analisi sequenziale del fenomeno (il sole dopo aver apparentemente attraversato la volta celeste da est verso ovest, continua il suo apparente tragitto aldilà di quanto visibile), ma ci coinvolgerà nel contempo in quella che potremmo definire un’esperienza qualitativa (le possibili sfumature, le componenti semantico-sensoriali, l’intensità estetica, di uno splendido tramonto). L’esperienza qualitativa, composta dai qualia, “i modi in cui le cose ci sembrano”, ineffabili, intrinseci, privati, esperienze immediate e non inferenziali della coscienza, è stata per molto tempo esclusa da possibili paradigmi esplicativi della coscienza. Parte di questo ostracismo ontologico nasce dalla tendenza a considerare la mente un epifenomeno di un insieme di meccanismi organici, di un meccanico “mulino”, riprendendo la famosa obiezione alla teoria materialista dell’identità formulata da Leibniz. Altra ragione di questo ostracismo è stata la presunta non immediata funzionalità, talvolta persino disfunzionalità, dell’esperienza qualitativa ai fini della sopravvivenza di un sistema cognitivo.

Sistemi autopoietici ed esperienza qualitativa

I sistemi viventi, e quindi sistemi cognitivi più o meno complessi, possono essere analizzabili nei termini di sistemi autopoietici. Maturana definisce un sistema autopoietico (auto, sé stesso; poiesis, creazione), un sistema capace di ridefinire continuamente sé stesso e che al proprio interno si sostiene e si riproduce. Un sistema autopoietico si autodefinisce nel tentativo di mantenere la sua stessa organizzazione. Ogni sistema vivente, secondo tale definizione, è un sistema autopoietico. La sua apertura logica, in quanto sistema in continua interazione con l’ambiente, considerabile anch’esso come un sistema, determina la sua stessa capacità di mantenere tale organizzazione interna. L’attività cognitiva e la coscienza emergono «dall’interazione biologica con il mondo e con altri sistemi cognitivi, utilizzando meccanismi di comunicazione sui quali possiamo intervenire a più livelli per modificare la nostra apertura logica» (Licata, 2008; 231). La metafora musicale utilizzata nel testo “La logica aperta della mente” di Ignazio Licata, laddove «la mente, come il fatto musicale, è diffusa tra il corpo e il mondo in un gioco di rimandi multipli e circolarità, in cui siamo allo stesso tempo interpreti, esecutori ed ascoltatori» (ivi), è un ottimo esempio di come sia possibile integrare l’esperienza soggettiva all’interno di un teoria esplicativa della mente, nei termini di essere umano come sistema autopoietico.

Mappe cognitve e sistemi autopoietici

La natura dell’essere umano come sistema autopoietico dotato di una mente, e quindi analizzabile in termini di sistema cognitivo, ci suggerisce che la sua attività, come ben analizzato da Varela, il suo “essere mente” (Maturana-Varela, 1985), permane in un continuo accoppiamento strutturale organismo-ambiente. L’esperienza di un soggetto umano diviene un complesso di interazioni capaci di definire e ridefinire organismo e ambiente. L’esperienza qualitativa fa parte di tale autopoiesi, inserendosi in tale complesso di interazioni come funzionale nel mantenimento dell’organizzazione complessiva del sistema vivente, rimarcando, rendendoci ascoltatori dell’attività della nostra mente. Ascoltatori capaci di fruire le risonanze qualitative che ci permettono di saldare ciò che Edelman chiama il nostro presente ricordato: la coscienza(Edelman, 1989). Rispetto quanto detto, e considerando le ipotesi sempre di Edelman del darwinismo neurale e del nucleo dinamico, secondo cui la coscienza è, piuttosto che un epifenomeno, una «condizione fondamentale del nostro essere ed agire», risulta ineludibile l’aspetto qualitativo dell’esperienza all’interno di questo fenomeno di continua ridefinizione e mantenimento che ad essa da vita e da cui, tramite essa, si mantiene l’organizzazione dell’organismo nel suo complesso.

Una mappa cognitiva è ciò che risulta dall’insieme degli elementi e delle interazioni sottese ad una zona dell’esperienza. In essa è in qualche modo visibile un insieme di elementi ed una struttura di interazioni. La mente interagisce con l’ambiente secondo delle particolari disposizioni cognitive, che potremmo definire modalità di apprendimento, che, riprendendo Wittgenstein, vengono “esibite” più che rese esplicitamente (Tractatus Logico-Philosophicus; 4.014), le quali correlano elementi significativi di una zona dell’esperienza. Riprendendo la metafora musicale, la partitura è chiaramente formata da elementi musicali descrivibili attraverso una notazione, e da una esibita, seppur non esplicitata, disposizione normativa che regola le interazioni tra gli stessi elementi notabili. I qualia, come dimensione estetica originaria dell’atto cognitivo, rientrano anch’essi nel complesso di tale partitura, formando un ulteriore senso trascendente l’attività cosciente ed apparentemente irriducibile ad ogni descrizione formale. Tale senso emergente ci rende capaci di avere una maggiore apertura logica, di arricchire il livello semantico della nostra esperienza permettendoci di produrre ulteriori distinzioni e valutazioni da questo materiale apparentemente grezzo e viscerale. Crea nuovi oggetti, nuove correlazioni, per la nostra attività cosciente in senso stretto, emergenti dal risuonare delle attività della coscienza in un senso più ampio, dislocata tra mente embodied, mondo e comunicazione.

In che senso i qualia sono una mappa cognitiva?

L’esperienza qualitativa partecipa, quindi, nell’orientare, la nostra globale esperienza di sistemi autopoietici. La possibilità che l’esperienza qualitativa si mostri come determinante nel “fabbricare” la nostra globale esperienza cosciente appare evidente se consideriamo quanto anche nel più banale processo decisionale siamo chiaramente orientati dal nostro vissuto qualitativo: è riconoscibile, senza alcuna esitazione, come un fattore fondamentale per la nostra stessa sopravvivenza come individui e come specie.

La produzione artistica è espressione del naturale tentativo di rendere tale conoscenza “incarnata”, estetica, tipica dell’esperienza qualitativa, condivisibile e per certi versi sedimentabile, accompagnando gli esseri umani fin dagli albori della loro comparsa come specie e nell’affermarsi del loro particolare tipo di sistema autopoietico . La possibilità di costruire, attraverso processi di astrazione e generalizzazione, a partire da “materiale sensoriale grezzo”, concetti, di renderli artisticamente producendo “per i sensi” , è stata recentemente analizzata da ricercatori come Semir Zeki (si veda esemplarmente: Zeki, 2002) e Vilayanur Ramachandran, arrivando, nel caso di Ramachandran, a considerare l’esperienza sinestetica come un fenomeno probabilmente capace di esemplificare la nostra esperienza cognitiva nel complesso (si veda ad esempio: Ramachandran, V.S. & Hubbard, 2003).

Autori come Antonio Damasio hanno tra l’altro evidenziato l’evidente funzione che le emozioni, l’esperienza qualitativa nel suo complesso, ricoprirebbe appunto nell’ambito dell’esistenza stessa della mente, fornendo la materia prima, sensoriale ed emotiva, per la produzione del pensiero (posizione, certamente non tradizionale, sostenuta e argomentata dal neuroscenziato portoghese, a partire dal suo saggio “L’errore di cartesio”: Damasio, 1994). Secondo tale prospettiva le emozioni divengono dimensioni cognitive.

I qualia costituirebbero, quindi, una mappa cognitiva in quanto attributi dell’esperienza qualitativa, una delle dimensioni dell’attività cognitiva, dimensioni profondamente saldate l’un l’altra, come un nodo gordiano, che esperiamo normalmente in modo trasparente nella nostra esperienza come individui. L’esperienza qualitativa, come dimensione cognitiva, non può che essere sondata, quindi, che nel suo integrarsi, nel suo compartercipare alla “messa in scena” dell’esperienza cosciente nel suo complesso, e nel suo generalmente trasparente guidarci in quanto sistemi autopoietici intenti a preservarsi e ridefinirsi rispetto all’interazione con il sistema ambiente, nel tentativo di mantenimento della propria “coerenza interna”. Analizzare i qualia nei termini di una mappa cognitiva comporta considerare il ruolo che essi possiedono nell’intessere le strutture e circoscrivere gli elementi che concorrono nel definire una zona della nostra esperienza cognitiva, fornendo uno spirito a quello che altrimenti sarebbe sono un algoritmico mulino, ed invece è un autopoietico organismo, senza rendere necessario, almeno a questo livello, assiomi metafisici; riscattandoli, inoltre, della dignità sottrattagli per lungo tempo nel considerarli qualcosa d’altro o non considerandoli affatto.

Bibliografia

Damasio A. R., L’errore di Cartesio. Emozione, ragione e cervello umano [ed. orig.: Descartes’ Error: Emotion, Reason, and the Human Brain, Putnam, 1994], Adelphi, 1995.

Edelman G., Il presente ricordato. Una teoria biologica della coscienza (1989), Rizzoli, Milano, 1991.

Licata Ignazio, La logica aperta della mente, Codice Edizioni, 2008.

Maturana, H.R., Varela, F.J., Autopoiesi e cognizione. La realizzazione del vivente [Autopoiesis and Cognition. The Realization of the Living, 1980], Venezia, Marsilio, 1985.

Ramachandran, V.S. & Hubbard, E.M., The phenomenology of synaesthesia (2003), Journal of Consciousness Studies, 10(8): 49–57.

Zeki S., Neural concept formation and art: Dante, Michelangelo, Wagner (2002), Journal of Consciousness Studies 9, 53-76.

Wittgenstein L., Tractatus Logico-Philosophicus (1921), disponibile su http://www.bazzocchi.net/wittgenstein/tractatus/index.htm.

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me*Umberto Brivitello, nato nel 1988 a Reggio Calabria, studente  e ricercatore nell’ambito delle scienze cognitive. Laureatosi con il massimo dei voti presso l’Università di Messina con la tesi “Neuroestetica e Cultura Visuale:  aspetti teorici per una prospetti va di studio tra immagine e cognizione”, è attualmente uno degli studenti del corso magistrale interclasse in Scienze Cognitive e Teorie della Comunicazione , attivo presso il medesimo ateneo. Dall’attitudine interdisciplinare, per inclinazione e per formazione, si impegna a seguire l’idea di un integrazione scientifico-umanistica, interessandosi a tematiche come coscienza, cognizione, arte, religione, semiotica, complessità.  Appassionato di fotografia e letteratura –ottiene il primo premio della sezione giovani, partecipando alla IV edizione del  concorso nazionale di letteratura Belmoro – e affascinato dalle prospettive epistemologiche della ricerca sulla cognizione, persegue l’obiettivo di indagare la natura e l’operare della cognizione e della coscienza, ed il ruolo che l’esperienza estetica, secondo l’accezione baumgartiana di “gnoseologia inferiore” e di “analogo della ragione”, assume nel complesso  dell’esperienza cognitiva biologica, con particolare attenzione all’esperienza cognitiva umana.

 

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2 thoughts on “In che senso i qualia sono una mappa cognitiva?

  1. L’ultimo stato della mente è la coscienza (o sistema conscio), i cui contenuti sono immediatamente accessibili. Essa si basa sul “principio di realtà” (le cui azioni e ideazioni sono date confronto con la realtà esterna e con i suoi principi e valori) e segue le logiche del “processo secondario”, che tramite processi logici e razionali permette un corretto adattamento alla realtà esterna.

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