Cinema/Speciali

Pavese, Freud, D’Annunzio: un video-saggio

a cura di Silvia Tripodi

Montaggio e ri-assemblaggio: una breve introduzione

Ciò che classicamente costituisce il montaggio (la modalità di successione tra una scena e l’altra, il tempo di successione, i raccordi di sguardi, sonori, di movimento, di posizioni, di direzione, di direzione di sguardi, e quant’altro è possibile didascalicamente elencare), è per Philippe Garrel e Frans  Zwartjes, la manifestazione di un’esplicita volontà anti-narrativa. Corpi senza voce, senza un audio che racconti o spieghi; corpi che sono strumento ideale a divenire cosa altra (enunciato del possibile). Due corpi: quello dell’uomo e della donna che sono anche sfondo; un lungo piano-sequenza nel quale la voce da me incollata alle immagini, è il medium per ri-formare la struttura filmica secondo le ragioni stocastiche di un riciclaggio informale che utilizza il fatto filmico per adattarlo (senza alcuna pretesa di compiere un’impresa inedita) a quello di fatto già compiuto della lettura epistolare. Tre lettere interpretate da Giorgio Albertazzi in un cd che di recente ho riascoltato con testo a fronte e alle quali ho voluto mescolare, adattandole, le immagini di tre films. Lettere d’amore indirizzate a donne. Ed è la donna nella sua forma essenziale, la  musa di Frans Zwartjes e Philippe Garrel, ed è alla donna/musa che è rivolta la  voce-medium-Albertazzi.

L’effetto Kulesov dimostra come l’associazione di due immagini può produrre un senso diverso di quello che lo spettatore percepirebbe se le vedesse singolarmente; analogamente, assemblando voce e immagini (immagini nelle quali il dialogo è assente e pressoché inesistente), l’effetto, il risultato, sono lo straniamento ora dalle immagini, ora dalla voce, ora dal contenuto. Fatto filmico e narrativo divengono e avvengono in quanto elementi decontestualizzati e decontestualizzanti, come attraverso una specie di intermezzo che nulla aggiunge e nulla toglie al senso primo delle due cose assemblate a forza e tra le quali non v’è e non vi può essere alcuna relazione, se non quella intima (mia) intenzionalmente e grossolanamente espressa, attraverso un montaggio audio-video elementare e casalingo. In tutti e tre i films il corpo è (così come la voce lo vorrebbe) una emanazione della mente dei due autori, una forma nello e dello spazio; il simbolo di un transfert, di un’alterità psicotica e violenta, senza pace: un corpo in crisi. In realtà io non ho montato un bel nulla, solo sequenze già compiute a fatti audio già esistenti. La cosa, non ha da chiedere nulla alla cosa, tanto meno all’uomo domanda o da esso esige d’assumere una forma ed una funzione; l’uomo stesso è cosa, o anche  intenzione oggettivale, asintoticamente  oggettiva di compiersi entro una funzione e per mezzo di un linguaggio (avendo cognizione che sia il migliore dei linguaggi possibili). Avendo cognizione di poter essere dunque, senza essere mai.

[Giorgio Albertazzi legge tre lettere. Le immagini sono adattate e montate da Negativegestalt (che sono io). Buon ascolto e buona visione.]

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3 thoughts on “Pavese, Freud, D’Annunzio: un video-saggio

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