Recensioni/Saggi

Filippo Tommaso Marinetti, l’aeropoeta di Venezia


di Stefano Bragato

 9788804612025gFilippo Tommaso Marinetti, Venezianella e Studentaccio, a cura di Patrizio Ceccagnoli e Paolo Valesio, Milano, Mondadori, 2013.

Credo che i romanzi postumi siano sempre un po’ una sfida. Avere sotto gli occhi un manoscritto orfano, pulito o pasticciato che sia, insinua sempre l’ineluttabilità di una scelta. Che fare? Liberarlo dagli scaffali del suo archivio, dandogli vita in un tempo che, però, non è il suo? E come guardarlo, maneggiarlo, adattarlo in assenza del suo creatore? Complicato decidere se la “morte dell’autore” sia davvero anche un fatto letterario, oltre che storico. Intenzionalità, ultima volontà, legittimità: i soliti incubi notturni del filologo.

Venezianella e Studentaccio nasce dal ritrovamento in un archivio privato di un manoscritto inedito, del quale si conoscevano già due copie dattiloscritte conservate alla Beinecke Library di Yale. Fu scritto e dettato da Marinetti nell’ultimo anno della sua vita, tra l’autunno del 1943 e l’estate del 1944 a Venezia, dov’era giunto con la famiglia da Roma e che lascerà poi solo per stabilirsi sulle rive del lago di Como, a Bellagio. In esso, la storia di un giovane (si legga futurista) studente universitario di architettura, appena tornato dalla guerra in Africa e impegnato in una duplice rincorsa: la conquista della bella crocerossina Venezianella, entità sfuggente e introvabile, sorta di nuova Venere futurista nata “da un tornio di schiume marine”, e l’impresa architettonica della costruzione, sulla Riva degli Schiavoni, di una “Nuova Venezia”, monumentale installazione artistica in vetro. Donna e città: due percorsi affiancati ma per nulla paralleli, che si fondono nella vera protagonista del romanzo, Venezia stessa, inafferrabile come la sua spiritualizzata interprete allegorica Venezianella (modello, oltretutto, dell’antropomorfico progetto architettonico di Studentaccio). In una città adagiata su acque più o meno torbide, la riuscita di Studentaccio non può essere minacciata, convenientemente, che da un’inquietante armata di pantegane.

Ora, dopo circa settant’anni, questo manoscritto lascia le mura domestiche ed esce in pubblico indossando le vesti di un romanzo, pubblicato da Mondadori e curato da Patrizio Ceccagnoli e Paolo Valesio. Chissà che cosa ne penserebbe Marinetti, uno che scriveva «i più anziani tra noi hanno trent’anni: ci rimane dunque almeno un decennio, per compiere l’opera nostra. Quando avremo quarant’anni, altri uomini più giovani e più validi di noi, ci gettino pure nel cestino, come manoscritti inutili. – Noi lo desideriamo!». Ma ci si sente di riconoscere che la sfida della posterità, questo romanzo, la vince. Anche gli scritti postumi, sebbene nati già vecchi, possono essere novità oggi. A distanza di circa due decenni da altri due romanzi tardivi, L’aeropoema di Gesù e Originalità russa di masse distanze radiocuori, Venezianella e Studentaccio pare davvero avere il pregio di inaugurare quella nuova ondata critica nella lettura di Marinetti la cui necessità è spesso stata invocata negli ultimi anni dagli stessi curatori del volume. Marinetti è stato sempre considerato e letto essenzialmente come fondatore e agitatore del Futurismo, tanto che i due termini (anche a causa dello zampino di Marinetti stesso) sono spesso oggetto di confusione sinonimica. Questo “aeropoema” rimette invece al centro della scena lo scrittore Filippo Tommaso Marinetti: un artista, un narratore, un uomo di lettere, soprattutto un poeta di talento. Rileggere e riscoprire il Marinetti scrittore: sotto quest’ottica, Venezianella e Studentaccio è davvero, come si rileva nell’Introduzione al volume, uno dei pochi romanzi veramente sperimentali nella moderna narrativa italiana. A partire dal linguaggio, genuinamente “aeropoetico”: abolizione della punteggiatura, sintassi creativa, neologismi, concentrazioni sintetiche di materiale verbale (si veda ad es. l’incipit del capitolo Alla ricerca della dolce simultaneità, dove l’estetica barocca è sintetizzata nell’espressione “lo scirocco consiglia alle onde che Bernini arrotonda”), il tutto inquadrato in una narrazione che procede per segmenti giustapposti, legati solo dal filo dell’analogia e da una costante, quasi onirica tensione verso il trascendente – altro vero elemento sperimentale del romanzo, come avverte Valesio, quasi punto d’arrivo della ricerca poetica di Marinetti di questi anni. Un volume affascinante nella sua complessità, arricchito dagli scritti dei due attenti curatori e dalle preziosissime note, bussola utilissima per muoversi all’interno del frenetico magma testuale.

Un Marinetti dunque ancora in prima linea. Mai seduto (nonostante l’età, la salute precaria, l’appena conclusa esperienza sul fronte russo), alla continua ricerca di nuove forme espressive, come il suo protagonista Studentaccio, e come il giovane intellettuale che anni prima dirigeva da via Senato la rivista “Poesia”. Un Marinetti non da “gettare nel cestino, come un manoscritto inutile”; e che scrive di una città, Venezia, da lui sempre riguardata come roccaforte del passato (“fradicia di romanticismo”, si leggeva nel Discorso futurista di Marinetti ai Veneziani). La sfida di Venezianella e Studentaccio, romanzo postumo, è quella della riscoperta di Marinetti scrittore.

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IMG_0202Stefano Bragato ha studiato a Milano e a Pavia, ed è ora dottorando in Letteratura Italiana all’Università di Reading. Tra i suoi interessi, i laboratori di scrittura di Filippo Tommaso Marinetti (su cui sta lavorando per la sua tesi) e di Gabriele d’Annunzio, sui cui taccuini è un suo recente contributo uscito in «Strumenti critici» (Maggio 2012). È cofondatore del forum di Italianistica ReadingItaly (readingitaly.wordpress.com).

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