Saggi

Ghostwriting e letteratura alternativa

Paul Schuitema, Self-Portrait, 1931

Paul Schuitema, Self-Portrait, 1931

di Marco Faini

1. A metà del Cinquecento Anton Francesco Doni, scrittore fiorentino ma trapiantato a Venezia, inserí nei suoi Marmi un’invettiva contro quegli autori che, servendosi di repertorî enciclopedici, assemblavano sveltamente opere di qualunque sorta per inseguire il rampante mercato editoriale di quegli anni: «Avete voi a rubar sempre da questo e quell’altro autore sí spensieratamente? non sapete voi che Oficina Testoris non è da essere spogliata, sí malamente, né la Poliantea da voi? Chi v’ha insegnato a rifare i libri vechi e tramutare il nome? […] Quei libri che son senza nome dell’autore, o un nome finto, mi danno il mio resto; e l’ho caro, per non avere a dir nulla de’ fatti loro, né in lode né in biasimo». Poco importa se poi lo stesso Doni fosse uno dei campioni di questa pratica. Importa invece questa idea della letteratura come assemblaggio di parti precostituite, tecnica che attinge da archivî preesistenti mettendo in discussione l’idea stessa di ciò che siamo abituati a chiamare autore. Esiste qualcosa di attuale in questa tendenza della Venezia di medio Cinquecento a far proliferare libri «senza nome dell’autore», o con «un nome finto»? Credo che la risposta debba essere decisamente positiva e una serie di articoli apparsi recentemente su La Repubblica ne dà una conferma palmare. Li ripercorro per i lettori di Samgha perché mi pare che costringano ad interrogarsi sullo statuto dell’autore e, di piú, sul senso dell’odierna pratica letteraria – investendo naturalmente anche campi di ovvio interesse come blog ed editoria on-line.

2. Parto dalle interessantissime osservazioni di Annalisa Merelli (I call center della scrittura. Il boom indiano dei libri confezionati su richiesta, 18 febbraio). In India prolifera il mercato dei ghostwriters, scrittori che, anonimamente e dietro corresponsione di un compenso, scrivono un libro per chi abbia idee ma manchi delle necessarie abilità. Che essi lavorino in proprio o facciano capo a vere e proprie agenzie come Writer4me, si impegnano a fornire al committente un prodotto il piú vicino possibile ai suoi ideali. Con qualche ripercussione psicologica, ché sarà poi quest’ultimo a sentirsi autore legittimo del testo scritto e curato dall’anonimo scriba. La giornalista ha conversato con una di queste scrittrici, Ruchika Sachdev e mi pare interessante riportare uno stralcio delle impressioni che ne ha riportato:

l’idea della scrittura come tecnica, priva di ambizioni letterarie, emerge chiaramente […]: dal vocabolario che usa per definire la sua professione sono assenti termini come “ispirazione”, “talento”, e perfino “creatività”. Il suo approccio alla scrittura sembra renderla immune dai cliché: Sachdev non cerca muse, non procrastina, non si riduce mai all’ultimo minuto. Il suo processo è pianificato e controllato al punto da poter essere monitorato.

3. E giungo al successivo articolo, dedicato ad una variante di ghostwriter: in questo caso la lezione è ancor piú calzante perché davvero si tratta di fantasmi. Se nel primo caso avevamo autori anonimi che scrivevano per aspiranti scrittori, impacciati con la penna ma reali, abbiamo qui scrittori anonimi che scrivono per autori inesistenti. Sí perché esiste un mercato letterario parassitario dei best-sellers di maggior successo. Lo ha illustrato brillantemente Stefania Parmeggiani (Titoli tossici. Dai plagi alle biografie il mercato segreto dei ghostwriter, 4 marzo) recando le testimonianze di alcuni tra i pochi ghostwriters che accettano di parlare del loro mondo sottotraccia. E, anche in questo caso, stralcio qualche breve passo. Dice ad esempio Erwin Taormina de Greef che «questo lavoro non ha nulla di istintivo, è un atto di volontà, pura tecnica». Ora, si badi che chi dice queste cose appartiene in effetti al mondo degli scrittori fantasma che danno voce ad autori viventi. Ma c’è anche chi scrive romanzi che verranno poi attributi a un autore inesistente, del quale verrà creata ad hoc la biografia; e mi pare incredibilmente interessante la descrizione del processo fatta per bocca di uno dei suoi attori:

Sto scrivendo una storia romantica evitando espressioni complicate e ambientazioni ricercate. Non vogliono un’opera letteraria, ma un libro commerciale, una fotocopia dei tanti che sono già in circolazione. Poi gli metteranno una copertina sgargiante e si inventeranno l’identità dell’autrice. […] Diranno che in patria è stato un successo […]. Leggete gli strilli sulla quarta di copertina, in questo genere di libri sono anonimi o attribuiti a sconosciuti blog letterarî.

Certo le rampogne di Doni si sarebbero fatte acute e violente. In ogni caso, si presti attenzione al ruolo che i blog letterarî possono rivestire come istanza legittimante di una letteratura programmaticamente squalificata.

4. Esiste l’altra faccia della medaglia di questo mercato? Esiste e viene dal Web. Se il mercato editoriale impone strettoie e giochi insopportabili, allora gli autori si organizzano attraverso blog e riviste on-line, ma anche case editrici indipendenti, e creano la propria letteratura indipendente. E la chiamano Alternative Literature, o Alt Lit. Ne ha offerto un panorama vasto e informato Marco Gigliotti in un bell’articolo intitolato Scrittori ribelli. Non solo “New Yorker” gli autori alternativi nascono sul web (5 marzo). L’Alt Lit è un fenomeno recente, della metà degli anni Duemila; le sue caratteristiche, oltre alla giovane età degli scrittori, tra i diciotto e i trentacinque anni, sono «temi legati al vissuto dell’autore, una marcata componente sperimentale, derive surrealiste». In effetti, basterebbe leggere la presentazione dell’editrice Lazy Fascist (http://lazyfascistpress.com) per averne conferma: «Lazy Fascist publishes authors who, through careful exploration of unique linguistic landscapes, create monstrous, unclassifiable fictions». Sperimentalismo linguistico che crea romanzi mostruosi e inclassificabili. Mi sembra altrettanto fondamentale però che questo fenomeno non sia solo circoscrivibile ad una rivolta contro l’industria editoriale, ma sia una sfida sociale ampia ed engagé:

These books tend to be difficult to pigeonhole under any one banner, but together they form a complex mosaic of the disenfranchised, the poor, and others who are struggling to survive — and make an impact — in an increasingly bleak world.

Questi libri non solo dunque non sono incasellabili ma rappresentano, dandole voce, anche un’ampia fascia di marginalità, di persone che si sentono spossessate dei proprî diritti in un mondo che è definito sempre piú cupo. Tra le realtà piú significative che fanno capo a questo movimento vi è il sito Muumuu House (http://muumuuhouse.com) dello scrittore Tao Lin (che ha pubblicato il suo romanzo Richard Yeats per il Saggiatore nel 2011). Anche in questo caso il concetto di autore viene fortemente scosso: scrive Gigliotti che «la selezione dei testi non prevede una divisione netta tra i ruoli di lettore, scrittore ed editore». In effetti, il sito pubblica poesia, fiction, tweet da Twitter, stralci di chat da Gmail; e, insomma «Muumuu House does not accept submissions for acceptance or rejection. All its content was first read on blogs, in books or literary magazines, on Twitter or Tumblr, or elsewhere on the internet». Un’idea di letteratura ready-made neo-dada, in un certo senso, dove il lettore che pesca tweet interessanti e se ne fa editor diventa un poco anche autore. Se poi si dà uno sguardo ad un altro sito capitale entro questo scenario, altlitgossip.com (http://www.altlitgossip.com/) si tocca con mano, nella sezione Pillars (pilastri, colonne portanti) che tra le ispirazioni vi sono anche modelle e modelline; e che compare una voce dedicata a scrittori anonimi: «One striking feature of alt lit is the presence of a number of online writers that hide their identity in alternative ways. This has added a strange liveliness to the online lit scene». L’anonimia ha aggiunto dunque vitalità alla scena letteraria on-line: ma, viene da dire, in senso diametralmente opposto a quanto visto nei primi due casi. E sarebbe forse bassa sociologia pensare a movimenti come Anonymous. Ma non sbagliato.

5. Dall’identità dell’autore e dallo statuto della letteratura si passa cosí a una questione generale, che è quella della trasmissione dell’informazione letteraria. Se da un lato i blog sono, come visto, fonte di legittimazione per una letteratura depotenziata, e dunque strumento essenziale di un movimento parassitario se non truffaldino, dall’altro lato sono mezzo di insorgenza e resistenza e diffusione dell’informazione. Il punto è sempre quello del sovraccarico informativo e della sua gestibilità da parte degli utenti. Torna a proposito un bell’articolo pubblicato da Alexis C. Madrigal su The Atlantic: When newspapers were new, or, how Londoners got word of the plague (uscito il 30 di gennaio). L’autore studia il Journal of the plague year di Daniel Defoe, pubblicato nel 1722 ma riferito al 1665, stampato come opera mai apparsa in pubblico e opera di un testimone oculare. L’autore nota come Defoe, visto da occhi moderni, sarebbe stato un blogger di successo, capace di attirare l’attenzione di numerosi potenziali lettori: e ricorda come la sua Review, sorta di giornale che raccoglieva notizie di varia provenienza, venisse pubblicata tre volte alla settimana, per ben nove anni. E, curiosamente, come sia stata recentemente rimessa on-line sotto forma di blog (defoereview.org). Ma ciò che colpisce l’estensore dell’articolo è come il Journal sia quasi ossessionato tanto dalla diffusione della peste quanto di quella dell’informazione. Se al momento della stampa i giornali erano una realtà ormai in via di definitivo consolidamento, al tempo della peste essi ancora non esistevano; ancora essi non disseminavano pressoché istantaneamente l’informazione in tutta la nazione e non diffondevano resoconti e voci circa ciò che accadeva rendendoli migliori attraverso una loro rivisitazione («spread rumours and reports of things, and to improve them by the invention of men»). Madrigal è colpito da questo atteggiamento apparentemente indecifrabile di Defoe di fronte all’informazione: un’ambivalenza che, dice, rassomiglia alla nostra di fronte alla sovrabbondanza informativa dei nuovi media. E certo se i giornali alterarono per sempre le antiche vie di trasmissione dell’informazione essi però contribuirono anche a far circolare notizie vitali sottraendole da un circuito clandestino fatto di un’oralità che spesso travisava i fatti, rendendosi responsabile, al tempo della peste, di drammatici incrementi delle morti (si parla allora di «mismanagement of information in the word-of-mouth networks»). Defoe, al contrario, si muove tra i numerosi circuiti dell’informazione: quelli del nuovo giornalismo, quelli legati alla trasmissione popolare di voci e credenze, i testi ufficiali emanati dalle autorità governative, addirittura i segni, anche quelli divini che sembrano suggerire il da farsi (sulla circolazione dell’informazione in Antico Regime ha scritto ora un bel libro Filippo de Vivo, Patrizi, informatori, barbieri. Politica e comunicazione a Venezia nella prima età moderna, Milano, Feltrinelli, 2012). Tutto ciò è molto facilmente trasportabile ai giorni nostri: il sovraccarico di informazione che si realizza ai tempi di Defoe è tanto piú evidente e se è scomparsa l’attenzione ai segni dell’ipotetico volere divino, si è moltiplicata quella alle tendenze imposta da una tecnologia onnipotente e onnipervasiva. L’atteggiamento scettico e disincantato di Defoe è quantomai necessario, sembra dire l’autore. Se tutto ciò è vero in generale, lo è anche al livello della circolazione dell’informazione letteraria: venuti meno, o allentato il controllo dei circuiti tradizionali, la letteratura tracima da infinite fonti – spesso per di piú in maschera o in forma fantasmatica. Non c’è nulla di male, né ciò è necessariamente un bene: ma ci impone, credo, un atteggiamento di sorvegliato e sornione scetticismo, anche nei confronti di noi stessi.

Annunci

One thought on “Ghostwriting e letteratura alternativa

  1. Mi chiedo se ci sia un collegamento tra declino del gusto e ghostwriters che confezionano identità di autori inesistenti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...