Interviste/Recensioni

“La produzione di meraviglia” e una conversazione con Gianluigi Ricuperati

di Silvia Tripodi

320636_10151156382052197_249405190_nLe ragioni per cui ho voluto scrivere tutto questo

Sono su Tumblr. Sono sulla dashboard. Le immagini scorrono: schiaccio la j sulla tastiera. Non mi soffermo, mi soffermo. Sto osservando un’immagine; l’immagine rappresenta un’opera di Lichtenstein. Si tratta di un quaderno sulla cui copertina c’è scritto Composition. La osservo per qualche secondo, poi continuo a scendere sulla dash, schiaccio il tasto j molto velocemente, non mi soffermo su nessuna immagine. Passano alcuni minuti, poi ecco che appare la sequenza di due immagini. La prima: il particolare di un dipinto di  Hieronymus Bosh (Temptation of St. Antony); la seconda è una foto in bianco e nero del 1926, di Ernst Schneider dal titolo “Roseray and Cappella in The Great Temptation”. Schiaccio k sulla tastiera del pc, torno alla foto precedente, a Bosh. Le immagini formalmente non hanno nulla in comune; la prima è un dipinto e rappresenta una specie di essere antropomorfo con un imbuto sulla testa, un becco e dei pattini; la seconda ritrae un uomo e una donna quasi svestiti che volgono lo sguardo verso il basso. Ciò che concettualmente hanno in comune le due immagini in sequenza è conforme (in qualche percentuale) nello spazio e nel tempo, ai titoli delle due opere contenenti entrambi la parola Temptation. La parola in questione è evidentemente funzionale al contenuto delle due opere, ma lo è diversamente, anche se a permanere è comunque la sostanzialità di un senso espresso attraverso due differenti chiavi di lettura oltre che per mezzo di tecniche diverse.  A generare stupore in me, non è tanto la bellezza delle due composizioni, quanto invece l’accadere di un fatto: che queste due immagini, postate da due utenti  differenti, “giacciano l’una accanto all’altra” su uno schermo e che in qualche misura costituiscano la struttura di un dialogo visivo che attiene ad un linguaggio primitivo e sofisticato insieme; sofisticato non solo perché all’interno di un sistema virtuale di corrispondenze e aderenze ai sensi, quanto piuttosto per aver suscitato in me, nell’esperire che io ho fatto e faccio di esse, un senso primitivo di stupore; e lo stupore è averle rinvenute con lo sguardo e attraverso esso averle comprese nuovamente, avendole fatte avvenire sullo sfondo di un senso che ri-produce la riflessione e il riflesso di un pensiero, di un concetto, di un contenuto che viene da matrice diversa e che pure alla medesima matrice tende a tornare, attraverso l’input/ output della mia percezione. Le immagini stanno alla sequenza così come la bellezza sta alla meraviglia. Alla produzione di meraviglia.

Le immagini stanno alla sequenza come la bellezza sta alla meraviglia.

Ora è questa un’equazione forse e/o non del tutto imperfetta. Eppure è una tra le possibili che ho formulato relativamente al romanzo di Gianluigi Ricuperati; relativamente a La produzione di meraviglia, ripeto. E nel procedere in modo sistemico, la lettura del romanzo sta dunque all’emozione, come l’esito finale di questo scritto sta (non del tutto) all’intenzione, a ciò che posso formulare attraverso l’intenzione.

La produzione di meraviglia

 Remì e Ione si trovano su un piccolo aereo da turismo, stanno attraversando le Alpi. Si conoscono e si scrutano da anni, abitano nello stesso palazzo. Lui è muto ed è un giocatore di poker professionista. Lei si trova su quel volo in seguito ad una scommessa. Lui comunica con lei mostrandole una collezione di immagini che ha fatto plastificare, come un mazzo di carte. Mentre i due interagiscono attraverso un codice di sguardi, memorie, gesti, silenzi, sotto di loro un terremoto devastante sta spaccando la crosta terrestre: è in atto uno dei più rovinosi cataclismi della storia. Quando Remì e Ione scenderanno dal velivolo, assisteranno ad uno spettacolo informe e terribile. Ed è sullo sfondo luttuoso di una terra dolorante e distrutta che cominceranno per la prima volta ad intendersi. Il romanzo di Ricuperati è strutturato in dicotomie, in salti quantici e reticoli sistemici. Non c’è dubbio: quella tra i due protagonisti Ione e Remì, è una storia d’amore. Una storia d’amore costruita attraverso una successione perfetta di immagini, di parole, di intervalli e di memoria (perfetta perché conforme, per rara bellezza, all’intenzione dell’autore). Ione e Remì sorvolano spazi terrestri, si trovano al-di-sopra e al-di-fuori di e da loro stessi, dentro un abitacolo intimo ed estremo. Intimo perché nel volo esso li trasporta verso l’approssimarsi del contatto inevitabile, necessario e decisivo delle loro menti; estremo, perché lì dentro stanno compiendo uno dei viaggi ulteriori che da sempre entrambi hanno immaginato fin da bambini: il sogno di una vita che passa attraverso le insidie di un’apparente incomunicabilità, sfiducia ed estraniamento. La vita che si svolge in un mondo fatto di codici, significati e significanti, di simboli, di icone, di colori e di suoni.

“Ione si fidava ancora delle persone, e di se stessa. Si fidava di una persona in particolare, ma questo non ha più importanza, oggi. C’erano due versi di una canzone che le suonavano spesso in testa: “Time has told me / you’re a rare rare find”. E c’era una canzone che ascoltava e una persona che vedeva, abitava a trentasette metri da casa sua. Lui, il ragazzo, si chiamava Grenoble, di cognome, e Ione crede tuttora che sia un nome perfetto – quello di un villaggio travestito da città, di un luogo sicuro che poi se n’è andato.”

Il mondo di Remì, la mente di Remì, sono il risultato di un adattamento alla sua impossibilità di parlare. Il mutismo di Remì è metaforicamente “la sottrazione alle intenzioni”, l’impossibilità effettiva di non poter comunicare quanto quella di non poter essere compreso. Ione è la femmina, (l’unica) che da sempre Remì vuole ostinatamente, così come si vuole una parte a completamento di un sistema, con la coscienza che volendola (amandola) misteriosamente si sta compiendo un’opera bella. Gli eventi, quelli non previsti, che sfuggono al controllo, sono produttori di meraviglia. Ciò che è nel regno dell’alea, fa parte delle regole del gioco che Remì edifica a strumenti di decodificazione della realtà, a metafore di una memoria pop e d’avanguardia. In realtà Remì è l’avanguardia di sé stesso. Essere muto lo induce ad escogitare attraverso il gioco delle carte una gamma di rappresentazioni del dialogo; imparare il poker diviene una modalità di adattamento alla realtà e, nello specifico, il poker è l’azzardo, la variante alla stasi dello stallo. Ciò che in una qualche percentuale può essere controllato, previsto (come nel poker), richiede capacità e abilità di adattamento e assimilazione. Allo stesso modo, tutto ciò che sfugge al controllo della volontà (tra cui sentimenti, reazioni emotive ecc…) fa parte di un sistema di possibilità che divengono nella testa di Remì un universo in espansione: il poker e internet, sono una combinazione di emotività/nevrosi/sublimazione. Internet e il gioco d’azzardo sono le protesi emozionali di Remì, il quale utilizza il linguaggio veloce e sintetico della chat per stabilire una sorta di interazione privata con il mondo, in particolare con le donne.

“La sua vita, prima di iniziare seriamente a giocare a poker e vincere dei soldi veri, gli era sempre sembrata una stanza in cui tutti i mobili a fine giornata venivano appesi ai muri, a potenti chiodi grossi come insetti africani: il tavolo a una parete, le sedie all’altra, le poltrone alla terza, e così via. La sera in cui si era trovato con le ginocchia immerse nel sale rovesciato, a casa di quella ragazza che in fondo non conosceva nemmeno così bene, e che occupava così a lungo la sua mente, aveva capito che i mobili della sua vita avevano perso il chiodo giusto, o la parete che doveva ospitarli per quella notte si era ritratta, ed era sconfortante: il vuoto, ma ricco di speranze: il momento ideale per ricominciare. E allora aveva iniziato a iscriversi a tornei, dopo aver imparato, migliorato, imparato a insegnare, meditato, e sublimato quasi tutti i giochi di carte inventati da quando esistono le carte.”

 Le carte vengono trasformate attraverso la manomissione ludica del protagonista, in uno strumento di controllo e potere; esse sono dapprima, un mezzo di interazione e poi, un mezzo di dominio sul reale. Remì le trasforma attraverso il collage, assegnando all’immagine il compito di comunicare, suggerire, quantificare; di fatto l’immagine-parola assolve anche nel privato (nella chat) il compimento di una vita intima. Remì e Ione sono parti di un’unica entità: come fossero lo spin +/-, come fossero “un verso maschile” ed uno “femminile”, intesi come simulazioni dell’uomo-macchina e che una volta incastrati agli eventi (una volta connessi) hanno e danno accesso alla visione del ricordo. Ricuperati struttura il romanzo attraverso una narrazione filmica alla quale viene dedicata la parte pulsante del libro. L’introduzione delle immagini, delle carte-collage non è tanto un’accattivante scelta grafica, ma funzione necessaria al racconto che si svolge e riavvolge alla stregua di una bobina mnemonica.

Il protagonista le utilizza per stupire Ione e per collaudare i propri sentimenti all’interno di uno spazio in cui immagine/parola/emozione/azione/reazione/coazione sono scarti di un disagio vissuto non soltanto da Remì, ma anche dalla sua metà ideale, Ione.

Ciò che Ricuperati ci suggerisce attraverso questa storia è che uno stato interiore di crisi o un evento traumatico, sono quasi sempre lo scenario ideale per compiere una rivoluzione; per modificare una situazione di stallo. Uscire dalla condizione del “neutro paralizzante” è per l’autore il leitmotiv, lo sfondo sonoro in un universo silenzioso; il noise sottile di un sentimento che lo pone in uno stato di costante tensione emotiva, una pulsione che vibra entro i cardini, tra il lecito e l’illecito, tra la possibilità e il caso, e le infinite varianti che sistemicamente, come in un domino stupefacente, sono meccanismo di controllo, ora della scrittura, ora di ciò che sottende alla scrittura stessa: quell’intima segretezza nella quale la storia trova la propria ragione d’essere. Una conformità che tende ad un senso intimo ulteriore, che come ho detto inizialmente, aderisce in maniera naturalmente conforme alla chimica espressiva di Gianluigi Ricuperati. Tutto il romanzo, l’intera storia è percorsa da  un mood struggente e sensualmente occulto, attraverso il quale ogni gesto di Ione e Remì sembra racchiudere nella sua innocenza, la volontà selvatica d’un possesso carnale  e spirituale insieme. Remì ottiene di avere Ione accanto a sé, disancorandola da  vicende che l’hanno sopraffatta (l’arresto improvviso del padre). Remì le “estorce” dolcemente una forma d’amore, con la delicata violenza che si conforma alla sua natura. Durante il volo, durante questa sorta di sequestro emotivo, entrambi sono assediati dalla loro stessa presenza; i codici sono adesso i segni/sguardi per decodificare le ragioni di quella vicinanza. Fiducia/paura/dipendenza/attesa/speranza/riconoscenza si alternano in volo, attraverso forme linguistiche che disorientano e affascinano per la fresca immediatezza che coinvolge e seduce il lettore, senza via di scampo. Il salto quantico, l’evento improvviso, che magistralmente Ricuperati utilizza a chiusura della sua storia, è un terremoto. La terra si spacca: mentre i due sorvolano una porzione di mondo, tutto appare remoto, lontano. La terra soffre del suo stesso trauma: docilmente la catastrofe avanza. Ma Remì e Ione sono al sicuro; dall’alto il cataclisma è l’ennesimo evento all’interno di una dinamica sistemica che (per caso?) s’infrange sul loro sguardo attonito e lontano. I due sono salvi e sono insieme, come due creature scampate al dominio di una logica, riconoscenti al caso e al caos d’essere salvi. La logica è anche quella dell’avvento; ciò che avviene senza controllo produce meraviglia, va assimilato, metabolizzato il più velocemente possibile. Il linguaggio è per Ricuperati strumento emotivo, sistema di segni che avvengono nello spazio e nel tempo. Il tempo è anche quello del desiderio, del sogno. La ricerca formale trova il suo climax nel mind game, ossia nell’espediente digitale che Remì utilizza per comunicare con Ione, irrompendo in lei, giungendo fino alla sua avanguardia, scardinandola.

“Sul tavolo di vetro avrebbe trovato un foglio, che recitava: Preparazione del gioco: Ti collegherai a una chat già installata sul portatile. Durante lo svolgimento del gioco potrai navigare e usare il computer liberamente. Verrai sottoposta a svariate scelte tra due opzioni, una di seguito all’altra, con due possibilità di risposta, a o b. Potrai trovarti di fronte a opzioni poetiche, pratiche, filosofiche oppure molto generiche. Il gioco si basa sull’opposizione tra generale vs particolare, senso vs ambiguità, sul contrasto tra gli opposti o sulla scelta del male minore. Naturalmente potrai alzarti e andartene quando vorrai. Basterà soltanto bussare alla porta accanto. Un mio assistente ti accompagnerà all’uscita. Vincerò io se sarò io a decidere quando te ne potrai andare. Sarai tu la vincitrice se deciderai di lasciare questa casa di tua spontanea volontà. Se vincerò io, tu passerai una giornata con me, domani. In caso contrario, non sentirai più parlare di me. 

Rules: 1. Non mettere mai in questione le domande

 2. Rispondere SEMPRE a o b, senza ricitare la domanda

3. Non proporre mai alternative all’aut aut. Per esempio:

a) la curiosità porta alla disperazione b) la curiosità potrebbe portare

 alla disperazione

b

Oppure:

a) mezzanotte b) mezzogiorno

a

E via dicendo. Spero sia tutto chiaro.

Remì”

Le stanze della casa del mind game.

La casa è la metafora del mondo virtuale delle chat, quello che Remì frequenta ormai da anni. Ogni stanza ha un arredo differente, ogni stanza è una scelta, una possibilità; ogni scelta conduce ad un esito. Ma se le stanze sono sul piano reale limitate e limitanti, le reazioni emotive possono invece essere infinite e imprevedibili: ed è questo l’azzardo, la cifra stilistica di Ricuperati, che nella sua poetica essenzialità è azzardo stesso, superamento, sublimazione, o una forma che sottende ad altra forma, l’avvenire di un fenomeno inatteso e prodigioso (la nascita di una vita umana, anche) che dalla parola all’immagine compie il senso ulteriore di ciò che (oggi) può e dovrebbe essere scrivere. Ed è anche questa, probabilmente, una specie di  produzione di meraviglia.

“Il vento si annulla. Un preside di scuola si annulla. Il sole si annulla. Una studentessa si annulla. L’ortogonalità dell’autostrada si incrina. La moglie di un avvocato di provincia è scomparsa. Spariscono famiglie, spariscono cantine. Spariscono i punti di riferimento. L’orizzonte si spezza in più parti. Un serbo dal passaporto svizzero si è spezzato le gambe. Non si possono raccontare quattrocentoventimila morti, il numero cresce, è una tomba senza vuoto.”

Il mind game ed alcune parole-chiave: una breve conversazione con Luigi Ricuperati

 Tripodi

a) IL SONNO è DANNOSO

Ricuperati

b) il sonno è dannoso è una bella frase che scherzando dice sempre Hans Ulrich Obrist e che io gli ho rubato gentilmente per il mio personaggio.

Tripodi

a) PRECISO E TOLLERANTE

Ricuperati

b) è una distorsione da un verso di una canzone dei Radiohead, loro scrivono in ‘Let Down’ Hysterical and useless e io ho aggiunto, precise and tolerant, citando pure isterica e inutile.

Tripodi

a) LOVE STORY

Ricuperati

b) è una delle pochissime concessioni autobiografiche del romanzo, nel senso che ho resuscitato un ricordo molto intimo e personale, e inevitabilmente kitsch come il film di cui si parla, Love Story: quando avevo quindici anni ero io stesso immerso in una storia d’amore intensa e adolescenziale al tempo stesso, e ricordo di aver visto quel film una notte e di aver provato emozioni mescolate.

Tripodi

a) AZZARDO

Ricuperati

b) gioco, inevitabilmente, la vendetta angelica fornita dall’eccesso di complessità nei confronti del povero ‘uno’ che siamo noi, infiniti e infinitamente concentrati sulla nostra estensione: mi piace il personaggio di Remì perché usa bene i suoi talenti ma anche perché li usa generosamente, e la generosità è la figlia minore del Rischio, essendo la maggiore il Self-Interest: il rischio del Rischio, piuttosto, è da indagare. Ma lo si indaga alla fine del libro, alla fine della storia, con quel pauroso terremoto visto aldilà di ogni rischio possibile, pur con tutta l’impressione del caso.  Il Rischio = l’Impressione del Caso.

Tripodi

a) EL MUDO MARAVILLOSO

Ricuperati

il Rischio = l’Espressione del Caso

Tripodi

Ricupearti

E’ il nickname professionale di Remì. Mi piacciono gli ‘sport’ assurdi e spettacolarizzati ossessivamente come Poker o il Catch perché ci sono questi teatralismi. Lui è muto, ma è anche produttore di meraviglia come Ciro di Pers nel ‘500.

Tripodi

a) ALMA

Ricuperati

b) è la Meraviglia. E’ mia Figlia.

Tripodi

a) FULL

Ricuperati

b) è una declinazione linguistica del poker, ovviamente, ma è anche la sindrome della pienezza, un’indicazione esistenziale, un’agenda decisamente stipata, sovrastimata e sovra-stipata, con sovra-corridoi e sovra-soffitti: è l’appartamento ideale di una vita piena, oggi.

Tripodi

a) COLORI

Ricuperati

b) le carte sono in bianco e nero. Che Remì sia daltonico, oltre che muto?

Tripodi

!

L’ultima parola chiave: a) REMì & IONE

Ricuperati

b) una storia d’amore, la più semplice e archetipica, ma fatta di fallimenti sangue e nervi e tensione spirituale verso uno stato di unicità: mi piace l’aggettivo ‘oblativo’, ha a che fare con il dono. Cosa dona Remì a Ione? La salvezza, da un lato

Tripodi

Le dona una possibilità?

Ricuperati

Ma pensaci: nella parola ‘produzione’ è contenuta la parola ‘Ione’. e nella parola ‘Meraviglia’ è contenuta la parola ‘Remì’. Questo è il chiasmo sentimentale del romanzo.

Ricuperati

Basta?

Tripodi

Se vuoi continuiamo

a) scrivere/parlare

Ricuperati

a

Tripodi

a) sognare b) decidere

Ricuperati

a

Tripodi

a) mettere b) togliere

Ricuperati

b

a) mettere b) togliere

Tripodi

a

a) terra b) cielo

 Ricuperati

a

Tripodi

a) osservare b) decifrare

Ricuperati

b

Tripodi

a) toccare b) guardare c) dire

Ricuperati

a

Tripodi

a) favola b) romanzo

Ricuperati

a

a) mettere b) togliere

Tripodi

a

a) declinare b) sciogliere

Ricuperati

b

Tripodi

a) maschio b) femmina

Ricuperati

b

a) maschio b) femmina

Tripodi

a

a) giocare b) vivere

Ricuperati

a

______________________________

Gianluigi Ricuperati è nato nel 1977 a Torino. È direttore della Domus Academy e collabora con “Repubblica”, “Il Sole 24 – Ore” e “Rolling Stone”. Ha pubblicato i saggi Fucked Up (BUR, Rizzoli, 2006), Viet Now (con Amedeo Martegani, Bollati Boringhieri, 2007), e La tua vita in 30 comode rate (Laterza, 2009). Nel 2011 è uscito il suo romanzo di esordio, Il mio impero è nell’aria (Minimum Fax).

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