Poesia/Recensioni

La mezzanotte di Spoleto

di Guido Monti*

show_image.phpIl libro La mezzanotte di Spoleto di Paolo Valesio, edito da Raffaelli (2013), ha una compattezza visionaria forte di memoria quasi espressionista; un grande occhio guarda gli spazi metastorici di certe chiese e teatri della città di Spoleto e due figure che dentro vi transitano tutte tese all’ascolto di cori e rappresentazioni: “ …/A Spoleto non passeggiavano,/ ma si trasferivano: da una strana/occasione in un’altra./ Ogni angolo un deserto palcoscenico/da cui erano appena via guizzati/i fantasmi degli attori/(fantasmi di fantasmi)/…”. Non è un caso che nella chiesa di San Giovanni e Paolo, i due visitatori si imbattano nella raffigurazione del vescovo di Canterbury Tommaso Beckett martire di tutti i tempi contro i poteri costituiti e violenti “…/Discesero poi cauti una scaletta/di legno lungo il muro di sinistra/coi resti di un affresco…/”, e non è un caso che Francesco d’Assisi serpeggi tra le navate e gli spazi circostanti; l’uno e l’altro in modi molto diversi, sono uomini della resistenza, delle resistenze ma anche delle supreme solitudini che vestono di ascesi chi veramente sa coltivarle; ed allora come non avvicinare queste nitide visioni spoletine a quelle che l’autore tratteggia perso nella New York di fine novecento. Perso dico esistenzialmente ed è in questa elementare equazione lontananza-mancanza-perdita, che ad ogni uomo è data la possibilità di giocare la carta dell’arte come strumento di riconquista, di riconoscimento autentico del sé: “ …/Nato secondo anagrafe in Italia-/ e a quella radice, fedele-/ lui sa però di essere/Renatus a New York./ Si sente a casa soltanto/quando cammina impolverato e solo/lungo certi isolati di Manhattan/…”.

E proprio tra questi camminamenti diacronici che percorrono tutto il libro, non importa se al museo metropolitano o in certi luoghi di Spoleto, si addensano le domande provocate e provocatorie : “ Che cos’è mai un uomo spirituale?//..” ed ecco, dagli spazi appunto del postmoderno o da quelli dell’evo antico le rade ma forti risposte: “ …/Ciò che importa è restare fedeli/ all’anima del passo/ che chiama un altro passo/ e così via e sia/”. La minuzia poi dei transiti interiori, si compatta con i corpi naturali ed arborei che si vestono appunto di accenti estenuati, quasi petrarcheschi ed anche luziani: “ …/egli quando distende/sopra gli occhi il ricamo delle palpebre/la vede:/…./la morbida la dolce/ più di ogni segno, la rada/l’insenatura oltre fiume/ l’accennante, insensibil/ mente declinante- la riva buia/…” divenendo storie che sono quasi lo svolgimento moderno di quelle classiche affrescate nelle chiese che fanno a loro volta da proscenio al coro dei cantori: “ Oggi dietro le femmine del coro,/dietro le cristiananti americane,/si vede un altro e differente ploro:/ i volti di due tragiche estranee/…”

Ed in questa spinta emozionale esistenziale, Valesio ci restituisce il fare di Francesco che continua a parlarci della sua scandalosa modernità così dentro il mondo, che pare ultramondana e quindi inservibile all’uomo mondano di ogni tempo; ma l’autore và oltre, si spinge e ci spinge con gli occhi dello stesso povero d’Assisi dentro le spinte centripete dei luoghi umbri, che del suo genius sono piene reinterpretando nuovamente il grande quadro delle Laudi con tutte le cose animate e care al Santo. Chi parla mi domando Valesio o Francesco: “ Gli animali sono canonizzati/dalla mite processione/del loro sguardo/forse curioso forse no/…” ed ancora: “…Gli animali, tutti, sono/agli uomini quasi uguali. /Ma i confini non sono cancellati:/…”. E tornano ancora memorie luziane: “…/A che mai giova il moto,/ a che la quiete?/” e come Luzi nel Viaggio terrestre e celeste con Simone Martini così Valesio continua ad entrare in ogni pagina nel gesto di Francesco: “ Ogni giorno che vola, egli sente/dentro di sé un rombo premente:/son le parole che vorrebbe dire/ prima che scocchi l’ora del finire,/…” ed ancora: “Preferisci la rosa oppure le spine?/Si chiede quando guarda le rovine/della sua a volte vita sorridendo/come dentro se stesso discendendo//…”.

Nel finale ecco che l’autore viene come ridefinito nella sua identità, torna la distanza discreta del discepolo dal maestro: “Ha seguito le orme di Francesco/lungo un erto sentiero secco bresco…” distanza tutta tesa all’avvicinamento nei tempi lunghi dello spirito che si da per fede e non per ragionamento, come sembra ammonire l’ombra del santo al suo inseguitore-camminatore nel dialogo finale: “…//fatti disindividuo, fatti cervo/che non ha occhi per il santo idolo/ma segue solo il richiamo e lo stimolo”. Ecco La mezzanotte di Spoleto è un libro sugli interrogativi primari del vivere e come dice Alberto Bertoni in prefazione è un libro escatologico, cos’è l’uomo? dove va? quali i nessi che regolano i rapporti regalando a volte, in questo mondo, vicinanza agli uomini di buona volontà?.

La mezzanotte di Spoleto è tra i volumi segnalati al premio Guido Gozzano 2013

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guido monti*Guido Monti è nato a San Benedetto del Tronto nel 1971. Laureatosi a Bologna, nel 2007 pubblica Millenario inverno (book editore) il suo primo libro, con postfazione di Alberto Bertoni, finalista ad Orta S.Giulio; esce nel 2008 una sua plaquette fuori commercio dal titolo Eri Bartali nel gioco per le Grafiche Fioroni a cura di Eugenio De Signoribus. È presente nell’Almanacco dello specchio a cura di M.Cucchi e A.Riccardi (Mondadori, 2009). Collabora con la Gazzetta di Parma e ai blog poesia del corriere della sera e di rai news24

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