English Samgha/Fotografia/Interviste

Eyes of the Jews in London: Dilshad Corleone

di Teresa Caligiure

I came from the outside, the rules of
photography didn’t interest me… there
were things you could do with a camera
that you couldn’t do with any other
medium… grain, contrast, blur, cock
eyed framing, eliminating or
exaggerating grey tones and so on. I
thought it would be good to show what’s
possible, to say that this is as valid of a
way of using the camera as conventional
approaches.

William Klein

1

Dilshad Corleone è un giovane  mobile photografer londinese di origini indiane. La sua passione per lo scatto che cattura gli istanti, i volti e l’anima dei suoi soggetti, è nata due anni fa, ma è già ampiamente riconosciuta in numerose esposizioni internazionali. Corleone, mediante raffinate prospettive, isola i soggetti nel momento in cui li riprende nell’ambiente circostante;  il suo obiettivo scava negli sguardi retrivi e profondi degli ebrei hasidici e ne coglie perfettamente la contraddizione di fondo: l’espressione meditativa e scrutante che quasi rallenta la loro andatura veloce e decisa. Il bianco e nero, scelto da Corleone per la sua affascinante esperienza fotografica nel quartiere ebraico di Londra, attira l’attenzione e assume una funzione narrativa, che rivela un viaggio alla scoperta del mistero. 

1.Cosa significa essere un Mobile Photographer?

La fotografia per me è sempre stata una gran passione,  ma in qualità di spettatore. I miei eroi si sono occupati di eventi bellici, come James Nachtwey o Donald McCullin, e di viaggio, come Steve McCurry. Poi ci sono i grandissimi quali Henri Ca2rtier-Bresson, William Klein, Robert Frank e la meravigliosa Vivian Maier che sono un modello per tutti noi.  Tuttavia,  io non ho una macchina fotografica e  non l’ho mai avuta. Anni fa, quando frequentavo la Scuola Normale di Pisa, avevo comprato un telefono Nokia, uno dei primi con la video-camera,  un piccolo grande aggeggio, e cominciai ad immortalare la mia vita in Italia. Poi, per vari motivi, ho tralasciato l’interesse per la fotografia. Anni dopo, con l’arrivo dell’Iphone, un inverno, mentre camminavo per le strade di Londra, l’occhio mi cadde sull’insegna rossa di  un negozio e su una Mini Rover rossa in vetrina. L’effetto ottico era particolarmente seducente  poiché nevicava, così decisi di tirar fuori il mio iPhone e iniziai la mia nuova  avventura. Ritornato a casa, pensai di iscrivermi ad un corso specifico e da allora, sono due anni che  ho sempre in tasca il mio iPhone. Non credo potrei portare con me la macchina fotografica. Il telefono è un mezzo comodissimo e potente che, a seguito dell’evoluzione tecnologica, può ormai raggiungere altissimi livelli di produzione artistica, come dimostrano alcuni  fotografi di grido e le numerose e importanti  esposizioni presenti nel mondo. Essere un mobile photographer  è un modo per distinguersi, per catturare un momento prezioso della vita, una  parte della realtà, cercando di raggiungere l’eternità  e, al tempo stesso, condividendo la propria esperienza con il mondo immediatamente.  Avere uno smartphone è come avere uno studio fotografico in tasca: si possono fotografare, modificare e condividere, nel giro di alcuni minuti, i propri scatti. L’immediatezza nel vero senso della parola,  ecco che cosa significa puntare il mirino mediante un iPhone.

2.Da Londra ai numerosi luoghi visitati, la fotografia è dunque un viaggio? 6

Londra per me è l‘hic et nunc, il luogo in cui vivo,  una città che offre molteplici opportunità, momenti ineguagliabili. Il mio desiderio più grande è quello di viaggiare per scoprire nuovi luoghi da riprendere.  Prima di dedicarmi alla fotografia, ho girato il mondo, visitando posti bellissimi dell’est asiatico, dal Pakistan, all’Iraq, alla Malesia, al Laos, al Vietnam; ora che ho scoperto le potenzialità della fotografia vorrei ritornare in quei luoghi, per raccontare ciò che va aldilà delle comuni esperienze occidentali, calandomi nella realtà indigena. Anche durante i miei recenti viaggi a Barcellona e in Italia, soprattutto a Napoli, ho scoperto realtà inimmaginabili, avvicinandomi alla gente del posto e ritraendo i caratteristici volti partenopei. Viaggiare significa catturare l’anima di un luogo, provando delle sensazioni indicibili. 

3.Perché ti ha affascinato la comunità ebraica di Londra?

In numerosi scritti su Israel ben Eliezer,  più comunemente conosciuto come Ba’al Shem Tov, si sostiene che l’ebraismo hasidico sia  stato da lui fondato  e che, durante lunghe passeggiate notturne e solitarie nella foresta, egli abbia ricevuto le rivelazioni del Dio 3Onnipotente di Israele. A Stamford Hill, che è una piccola zona di Londra, vive la più grande comunità hasidica nel Regno Unito. La comunità ebraica londinese abita in un quartiere dove tutti gli altri,  inglesi compresi, son diventati stranieri in casa propria. Le insegne dei ristoranti e dei i negozi e tutti i cartelli presenti sono in ebraico. Si tratta di un posto quasi surreale, che durante il venerdì sera e il sabato, il  loro sabbath, si trasforma in un andirivieni di uomini dai volti rugosi che portano grandissimi cappelli e lunghe barbe, camminando con passo svelto da una una sinagoga all’altra o da un negozio all’altro.  È un’area urbana molto particolare, credo eguagliabile solamente ad uno dei quartieri più nascosti di Gerusalemme, dove non è possibile entrare se non sei un ebreo hasidico.  Ho voluto catturare l’essenza quasi mistica di questi ebrei. Così, quando decisi di andarci fu per cogliere i loro sguardi, le loro espressioni e quella fretta che tutti sembrano avere. Mi recai nel quartiere per due intere giornate: la prima fui notato, ma nessuno mi fermò o mi chiese nulla,  durante la seconda tutti sapevano chi fossi e per quale motivo fossi là.  Non è stata un’impresa semplice a causa della diffidenza che questa comunità  nutre nei confronti degli  estranei, ed io ero ritenuto tale poiché mi intromettevo nella loro vita, osservando il loro mondo. Essi sono completamente appartati e non vogliono far parte della società comune, vivono con le loro regole,  senza uscire quasi mai da quella zona. Tuttavia due giorni non sono sufficienti per cogliere il fascino e il mistero di questa comunità ebraica, per cui presto ritornerò fra loro.

 ***

4The photographic artistry that is transmitted to us from the eye and circuit board of Dilshad Corleone is a moving and unique vision that reaches the depths of human emotion and the stark reality of everyday life. Corleone has the power to transform ‘nothing’ into ‘something.’ This ‘something,’ is often, surreal and transcendent. Corleone’s transmission to us, coded in ones and zeros is clearly a penetrating journey from the external to the internal. Corleone adeptly captures and transforms moments with clarity and respect into profound visual statements with burning intensity. His works stare and pry into the very nature and soul of the human and architectural entity and with a gentle touch and tap, with a blur and a scratch, he melds color and the greyscale to create poignant interactions, moments of joy, solitude and hope that are extruded with care from the crackle and buzz of the city streets. This is where he roams and hunts his photographic prey. He floats with us, next to us, above us and behind us, in the circus of life, snapping away, his keen eye focused on capturing the ambiguity of moments in the fog of human existence. Filtered through technology Corleone offers illumination. Look closely, pay attention and you can feel how completely absorbed he is in the minutiae of life that we overlook and ultimately, we should applaud him for bringing such beauty to the surface.

(tratto da Shooter Magazine n. 3, 2013)

Richard Hernandez Koci

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1622351_615917578480666_1099320190_oDilshad Corleone aka italianbrother on Instagram, albeit in love with the photography of Henri Cartier-Bresson and his 35mm format, considers himself to be a true Mobile Photographer. Recently, Dilshad was the main contributor for an inspirational video that saw him walking on the streets of Barcelona while photographing; this video has been received with very positive reviews widely from the Mobile-Photography World. His street photography has been exhibited at the Vyner Studio in London for the Photomonth East London; at KCC Chelsea Gallery in London A Collective Iphoneography Exhibition; at the Truman Brewery in London for the Iconic London Exhibition; at the Unit24 Gallery in London for the MobilePixation Mobile Arts Exhibition; At the Laboratorio de Artes Variedades, Guadalajara, Mexico for the Dreams Without Borders Exhibition; at the Garden Gate Creativity Centre in Berkeley, California and at the Galerie OutOfMyMind in Bremen, Germany as part of the Third Wave Iphoneography Exhibition; at MacWorld International Conference in Los Angeles as part of the Mobilmasters Exhibition; at the Soho Gallery For Digital Arts in New York as part of the Mobile Photo Award Exhibition; and in Windsor during the Address-Unknown Exhibition, part of Glow Magazine. Dilshad has travelled widely, especially in East Asia, Africa and recently in Iraq where he worked in an orphanage as a volunteer. Dilshad’s work has also been published in international magazines, books, online magazines and he is also a columnist for Theappwhisperer.com and an active member of WeAreJuxt.com. His work is gracing the wall of private owners in London, Italy, France, Spain and the USA. Website: http://www.italianbrother.com
Video: http://youtu.be/HD7LTi1ZEn8
Twitter: @italianbrother
Instagram: @italianbrother
Flicker: http://www.flickr.com/photos/italianbrother/

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