Poesia e traduzione

Poesia e traduzione: Paolo Valesio e Barbara Carle

a cura di John Taylor

Paolo Valesio

Inediti di Paolo Valesio tradotti da Barbara Carle

Inedito

OSTUNI, II

Gli è guida la compagna del suo amico:
una fanciulla-antilope in latenza,
o un lama dolce e pacifico;
un’esile sul punto di opulenza,

una di questa assorta gioventù
che gli parla ridente e disinvolta
ma rifiuta di dargli del “tu”.
E lui lento la segue e l’ascolta.

Lei gli spiega la differenza estiva
(Ostuni è bianca e tutta una terrazza),
ma adesso è inverno e scorre la deriva

d’acqua e di vento  –  sorge un’idea pazza:
restarsene qui solo e asserragliarsi,
nella rocca la vita riplasmarsi.

*

OSTUNI, II

His guide is the companion of a friend
an antelope maiden in latency
or quite a gentle and peaceful llama,
a frail being on the point of opulence

one from this all absorbed young generation
who talks to him while laughing, quite at ease
refusing still to call him by his first name.
And slowly he follows her and listens.

She glosses the summer difference to him
(Ostuni is white a vast open terrace),
but now it’s winter and the water deluge

flows on with wind – a mad idea arises:
remaining alone, barricading himself
remodelling his life in this stronghold.

*

Inedito

SALERNO

Ieri notte ha riveduto la città
vecchia, dopo un lustro più vent’anni
e ha camminato nella de-realtà
di una notte di antichi inganni e sganni.

Dopo il convegno tenuto in Certosa
(performanze a Padula, nell’interno,
in un’aura stracciona e sontuosa)
le propose di andare a Salerno

e cenarono in stile di taverna
impigliati nel vago rendezvous
di una monologazione alterna.

Troppo alta la fronte, quando fu
con lui nell’alta stanza allunata:
gli apparve una donna scotennata.

*

SALERNO

Last night he saw the old city again
a lustrum plus twenty years afterward
he walked through the unreality of night’s
time honored deceptions and revelations.

Ensuing the conference in Certosa
(performancies in Padula, within
a tattered and sumptuous aura)
he offered to take her to Salerno

and so they dined simply in a tavern
entangled in the apparent rendezvous
of alternating their monologues

her forehead became too high when she was
with him within the high moonlit room
she seemed like a woman who had been scalped.

 

***

Barbara Carle

From Sulle orme di Circe, Ghenomena, May 2016, p. 8.

 

formelle antiche fanno
rime nel foro di Formia.
All’ora della pennichella
la piazza è deserta
l’oro di questo mare
fa tacere il lavoro
salvo delle formiche
inaudite che recano
le molliche di luce
nelle orme di Circe.

All English versions are unpublished and rendered by the author.

Ancient forms rhyme
in Formia’s forum.
The midday sun
shines nautical light
in the empty piazza
frames the hold of time
for the afternoon siesta
except for tiny ants
foraging crumbs of gold
in soil that retains
the remains of Circe.

*

From Sulle orme di Circe, Ghenomena, May 2016, pp. 11-12.

 

VINCOLI

[…] cum aut scribo ad vos aut vestras lego,
conficior lacrimis sic, ut ferre non possim.
[…]  Sed quid Tulliola mea fiet?

[…] quando poi o scrivo a voi o leggo lettere vostre
 sono travolto dalla commozione,
 al punto da non farcela più.
[…]  Ma che sarà della mia Tulliola?

(Cicerone, Ad familiares, 14, 4)

 

Gechi vagano sulla superficie
dell’imponente edificio isolato
dall’alto cancello di ferro. La cima
conica è stata decapitata. Le sue
budella cave guardano il cielo.
Più un tempio che una tomba
il rudere romano segna lo spazio
dove Cicerone espropriò la lingua
porgendo il collo alla proscrizione.

Ora blocchi di pietra s’incastrano
saldamente nei reciproci solchi.
I papaveri spuntano dalle crepe.
Echi floreali di sangue si nutrono
dai flussi luminosi che superano
la guardia stoica dei cipressi. Mille
ginestre imitano il sole nelle colline.
Le ombre inargentate degli uliveti
consacrano la fecondità dei campi.

Un tumulo di luna sfiorita
guarda verso la tomba vuota.
Tulliola la figlia si rivolge
al padre. Tra di loro tutto
è svanito tranne l’allineamento
perfetto dei vincoli sepolcrali.

 

BONDS

 […] cum aut scribo ad vos aut vestras lego,
conficior lacrimis sic, ut ferre non possim.
[…]  Sed quid Tulliola mea fiet?

[…] then when I write to you or I read your letters,
 I am overcome by emotion and cannot go on.
[…]  But what will become of my dearest Tulliola?

(Cicero, Ad Familiares, 14, 4)

 

Gekos roam over the surface
of the imposing edifice cloistered
behind lofty gates. Its conical tip
has been toppled. Its empty bowels
face the sky. More of a temple
than a tomb the Roman ruin marks
the space where Cicero disowned
his tongue, offered his neck
to the sword of proscription.

Now blocks of stone find
homes in each other’s grooves.
Red poppies sprout between crevices.
Floral echoes of blood nourish
themselves with light streaming
through the stoic guard of cypress
trees. In the surrounding hills
a thousand broom flowers
imitate the sun. The silver shades
of olive groves consecrate
the fecundity of abandoned fields.

A wilted funerary mound
points down at the empty tomb.
Tulliola the daughter looks
at her father. Between them
everything is gone except
the perfect alignment
of sepulchral bonds.

 

From Sulle orme di Circe, Ghenomena, May 2016, pp. 14-16.

 

FILASTROCCA DIALOGATA TRA LE COMARI DEL PARADISO DI SAN MARTINO E IL FICO  

Per Chiara, David, Giuseppe, Matilde e Raphaël

[Mela Cotogna:]
Io sono la Mela Cotogna di Babilonia,
cara ad Afrodite, anche alle vostre vite
col mio basso apporto calorico
e dosaggio forte di vitamina C.
I miei fiori bianchi e rosa sono profumati
quanto il mio pomo
dono offerto alle spose novelle.
Riempio i vostri armadi
come un tempio di fragranza…

[Sorba Selvatica:]
La tua rinomanza fu di un tempo, dicesti bene!
Tu sei figlia del Melo cotogno e ti vanti
non poco. Non sei l’unica cara agli dei!

[Mela Cotogna:]
Osi ancora rivolgerti ai miei, Sorba comune?

[Sorba Selvatica:]
Certo! Ho la fortuna di essere
moglie del Sorbo selvatico. Le mie doti
taumaturgiche curano le coliche dei bimbi,
incanto gli uccelli con i miei frutti
rossi e lucenti. Essi sono ghiotti
dei miei rubini che resistono oltre il novembre.
Solo io so fare l’aurora d’inverno!

[Mela Cotogna:]
Tutte chiacchiere le vostre, comare!

[Corbezzola:]
Io sono madre del corbezzolo, pianta
tipica della macchia mediterranea, cara
alla storia italiana, ispiratrice del tricolore
e di tutto il folclore italico. Ho il fiore
e il frutto nello stesso momento-
invento il sempreverde immortale!

[Mela Cotogna:]
Vanesia sei! Nessuna pianta è tale!

[Corbezzola:]
Io lo sono, dopo il fuoco rinasco
più forte come l’ araba fenice …
genitrice di vita mi scrisse Pascoli !

[Giuggiola:]
Comare, chetati un poco. Nessuna
di voi mi dice perché è felice.
Avete tutte il senno di poi
ma nessuna possiede il mio
splendido nome…

[Corbezzola:]
Forse nessuno ti vede. Diteci il tuo cognome!

[Giuggiola:]
Ziziphus vulgaris si chiama mio marito, soprannome Zizzolo.
Venne tutto solo dall’Asia come il Cotogno. Il poeta Virgilio
lo cantò per il saporito brodo. Il mio frutto
ha il modo dell’oliva, ma il nostro verde è più vivo.
È una piccola drupa carnosa e dolce come il miele.

[Mela Cotogna:]
Io scendo dalle stelle, e sono cara
alla lupa di Afrodite…

[Il Fico:]
Cosa dite Comari? Io sono il Fico…
il più bell’antico presente…
apporto calorico nutriente
non solo per il vostro ventre
con dosaggio forte di vitamina A, B 1, 2, 3…
Perciò vi dico chi è più ricco di me?

[Tutti:]
Ognuno possiede delle vitamine necessarie per il corpo
e per la mente, per l’aria e per l’ambiente. Insieme siamo
il paradiso vivente della beatitudine…

 

DIALOGUE BETWEEN THE FORGOTTEN FRUIT TREES OF SAN MARTINO’S PARADISE AND THE FIG

For Chiara, David, Giuseppe, Matilde e Raphaël

 

[Quince:]
I’m from the Cydonia Oblonga family of Babylon,
dear to Aphrodite and to your waistlines
with my low count of calories
and strong dose of vitamin C.
My fruits taste sweet and fresh;
they’re favored by young brides.
My blossoms are white and rose.
I fill your closets with scent
like a balmy temple …

[Sorb Apple:]
From Babylon, long gone, I agree!
You are the daughter of Master Quince Tree
and more braggart than he!
You are not the only one dear to the gods!

[Quince:]
You dare to address me and my own,
you– a commonly grown Sorb?

[Sorb Apple:]
Of course I do! I am lucky to be
wife of Master Sorbus Aucuparia,
or Master Rowan Berry Quickbeam,
as we call him. Our thaumaturgic
properties cure infantile colic. We lure
stunning birds with our soft red fruit.
They are merry over our sorb cheeries
that ripen even after November. We alone
know how to harvest in December!

[Quince:]
Your claims are nothing but talk!

[Strawberry Tree:]
I am mother of Master Arbutus Unedo,
nicknamed Strawberry Tree, typical
plant of the Mediterranean maquis,
dear to Italian history, source of unification folklore
and the green, white, and red striped flag.
I make the flower and the fruit at the same time—
I invent the immortal evergreen!

[Quince:]
No plant is such, you preen too much!

[Strawberry Tree:]
I don’t dream! After fire
I never expire, but am born anew
like the Arabian Phoenix…
I remix ashes to life!
Pascoli wrote an entire ode to me!
Ovid was inspired to quote my fruits!

[Jujube Tree:]
Mistress, be quiet! No one
of you can really say why
they are that way!
You teach the wisdom of hindsight.
But none of you can deny your trite names,
I, on the other hand…

[Strawberry Tree:]
Help us understand, we don’t know your man!

[Jujube Tree:]
Ziziphus Zizyphus is my husband’s name,
Jujube or Zizzy for short. We are quite exotic.
We flew the coop from Asia like the Quince.
The great Virgil celebrated our tasty broth in his verses.
Our fruit looks like an olive, but is greener,
it’s called a drupe, is tender, sweet as honey, slightly quixotic…

[Quince:]
I converse with the stars, am beloved
of Aphrodite, divinely bizarre…

[Fig Tree:]
My Mistresses, what are you saying?
How can you play without me?
Remember Master Fig, the hottest
Mediterranean antique?
My kinswoman don’t you peak
on my super doses of Vitamin A, B, 1, 2, and 3?
Pray tell me, who is richer than me?

[All:]
Each of us has nutrient vitamins
for the vitality of body and mind,
for the delight of air and Autumn.
Together we comprise the forgotten
fruits of San Martino’s paradise…

______________________________

Valesio, PaoloPaolo Valesio, nato a Bologna, ha trascorso la maggior parte della sua attività universitaria negli Stati Uniti, cominciando con un periodo di studio e insegnamento all’Università di Harvard. In seguito Valesio ha insegnato all’Università di New York, a Yale University (per circa 25 anni) e alla Columbia University, dove ha, da poco, concluso la sua carriera come Giuseppe Ungaretti Professor Emeritus in Italian Literature. A Yale, Valesio aveva fondato e diretto il “Yale Poetry Group”, riunione bisettimanale di discussioni e letture poetiche (1993-2003). Nel 1997 ha fondato e diretto la rivista “Yale Italian Poetry (YIP)”, che nel 2006 è divenuta “Italian Poetry Review (IPR)” co-diretta con Alessandro Polcri presso la Italian Academy for Advanced Studies in America at Columbia University. Oltre a numerosi articoli, saggi e racconti Paolo Valesio ha pubblicato cinque libri di critica e sedici volumi di poesia (uno dei quali, Il volto quasi umano, è stato finalista al “Premio Luzi”, e il più recente dei quali è La mezzanotte di Spoleto). Il suo ultimo libro, Il servo rosso / The Red Servant: Poesie scelte 1979-2002,  Puntacapo, 2016, è un’antologia bilingue della sua produzione poetica tra il 1979 e il 2002.  Lui ha anche pubblicato due romanzi, una raccolta di racconti brevi, e un racconto lungo; e si è occupato della messa in scena di un suo atto unico in versi e delle versioni drammatiche di alcune delle sue raccolte di poesia. Nella primavera del 2013, Paolo Valesio ha fondato il “Centro Studi Sara Valesio” che svolge la sua attività presso il Museo della Città di Bologna, con sede in Palazzo Fava a Bologna.

429 Barbara Carle -Barbara Carle è  poeta, traduttore, e critico. La sua tesi di dottorato alla Columbia University esplorava i rapporti intertestuali tra Ungaretti e Valéry (1988). Autrice di tre libri di poesia bilingue: Don’t Waste My Beauty, Non guastare la mia bellezza, Caramanica, 2006,  New Life Nuova vita,  Gradiva, 2006 e Tangible Remains Toccare quello che resta,  Ghenomena, 2009, e di un nuovo libro di prose e poesie, Sulle orme di Circe, Ghenomena, 2016, ha tradotto anche vari autori italiani contemporanei, Domenico Adriano (Bambina mattina, in inglese e francese Ghenomena 2013), Domenico Cipriano (November, Gradiva 2015),  Rodolfo Di Biasio, Other Contingencies Caramanica/Gradiva 2002 e Patmos in inglese e francese, Ghenomena 2013),  Tommaso Lisi (Liturgia familiare, Family Liturgy, Edizioni Il Labirinto, 2015) Gianfranco Palmery (Garden of Delights, Gradiva,  2010). Ha tradotto vari poeti contemporanei e classici per diverse riviste, Dante, Petrarca, Stampa, Scotto, Valesio, Zinna ed altri. Traduce anche dall’inglese all’italiano (Marianne Moore, Rachel Hadas, T.S. Eliot) e ha scritto numerosi interventi su poeti italiani contemporanei e sulla traduzione. Le sue poesie sono apparse su varie antologie in italiano e inglese. È docente d’italianistica alla California State University di Sacramento ed attualmente sta lavorando su un’antologia trilingue con Curtis Dean Smith dal cinese classico all’inglese e  all’italiano per La vita felice di Milano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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