Poesia/Recensioni

Silvia Molesini, un recinto informa di rosa

di Nerina Garofalo

 

All’incrocio esatto fra significante e significato troviamo la voce di Silvia Molesini, poetessa in vita a Costermano, venuta il luce a Bussolengo nel ’66. Quest’anno, ci regala, di Silvia Molesini, Mazzo di fiorellini, per Oèdipus  (2016), e noi con questi fiorellinii ce ne andiamo, come si va quando si coglie, e si raccoglie in vaso piccolo, perché la casa ci conservi vivida una luce d’incontro, sebbene ci sia un taglio, e uno sradicamento.
Non amo le poesie, né le ricerche, dove per senso il verso ti corrode nel cercarlo, ma qui, l’incanto, è che ogni verso si radica nel fondo della lingua, la porta fuori, la distorce, la modella. Ne fa un qualcosa che si muove solo, e tu lo guardi, muoversi, abitarsi, dirsi, darsi senza mai venir fuori dal suo luogo, che è natio. Perché la Molesini è come Giacomo, da Recanati, attenta al minimo sospiro che dilati il mondo in apparenza. Come per le apparenze di Gianni Celati, è novelliere in versi, un canzoniere che accompagna. In questo caso, fuori da amore, e ancora dentro. Come un congiungimento, sparso sangue, e poi c’è come un bianco, di fazzoletto, che ci ricama intorno, che ne fa macchia, un dito che lo lecca. Come una marachella.
Bella che è bella, questa raccolta, fiore di campo, bianco. Ci vedi dentro quelle Corsie per gli incurabili, ma ridestate ad un qualcosa che si fa affondo nel moderno. E’ antica e nuova, questa poesia che scorre e stagna. Tiene premuto il sentimento, perché non possa spargersi, ci nutra, affondi.
Leggo la Molesini che son anni, a volte abbiamo fatto anche un duetto. A lei mi sembra di parlare a volte, a notte, quando se scrivo, come dall’altra parte di uno stesso mondo che si arrovella e spera in un cesello, trovo con lei un cestello, ci metto dentro le uova, e sono uova d’oro che mi ritornano al suo palmo.
Apre che è l’alba, il bar del suo mattino, ci sono dentro nascite, e poi muori, Muori mentre lei muore accanto, a quel qualcuno di cui non sa, non sai, vorrei che lei potesse dire e dire. E dice. Esatta. Muore l’amore, e nasce. “Un uovo, come”.
Non so se leggerla sia facile, non credo. Credo che la si debba accompagnare. Come viandante, come paesaggio che si deforma all’ombra del tramonto, tardo, tardissimo, involuto e infine aperto. Vivido di un bagliore che s’allodola e sconcerta. E ti accarezza, teca su ogni dolore, pur nel portarlo in luce. Esce, questa raccolta, questo mazzetto, come da una risacca, come da un’ansa. Ferito a molte “feritoie della notte”, ascolti il canto come se fosse, come sirena che si dimena e allunga a mar lontano.
Prenderla, usarla, farne convegno e dirla in mantra, così si legge, Silvia, così si porta: a farci varco, entrando.

 

 

Testi di Silvia Molesini tratti da Mazzo di Fiorellini, Oedipus, 2016

 

(L’alba schianta e) poco inferno

L’alba, un giorno che è arrivata
faceva ciocco
e la lingua leggeva la strada, una lunga
fino lì, dove si ferma biforca e
disapparendo
tramonta.
Emma, ora, queste parole non arrivino
dove povera lei, che sbagliava,
e per giunta ch’adesso c’importi
dove andasse l’alba se un giorno
congiungeva cioccando
con quella lunga lingua madre
e l’asfalto, e che giungesse al bivio
e che faceva notte:
ai bivi hanno dedicato monumentali,
una casa di diavolo, ella bambina infangata,
le viteinmmorte percolanti
come sai un’alba è arrivata al giorno sbrindellata
e nella bocca cera lingua bastarda e lava.
Sì che alle strade rotte guidavamo i diavoli:
il loro poco inferno ci sembrava una sera.

*

Agosto shutta via come uno sbrano

Agosto shutta via come uno sbrano
parte a palla rimorde concàvo e
agosto pena nato mi s’torce
non l’amo, non
l’amo
tirapiedi le ha prese con sé
le smorfiette bambine, agosto
sublime spezzato e munto
si spacca che ha un giunto sulle presine
si contratta stabilendo le possibili fini
s’involucra e contrae risulte pese state
infatti era estate, si nasce così
pilloli, smaestrati
con tanta volontà di forza spotica
ed invece è una fame:
l’io s’inchina a superbi scempi
e quel che gli resta, finestrada
(che è un molare di vento)
spanna, digrada. Non si è mai vista
tanta profusione di conigli e
si vorrebbe inventare qualcosa
sul pergolato delle metafore marcite.
Io, così, gli chiedo d’uscire.
Gli dico: “dove l’hai messo, e nascosto, dove
so che filava bene, dov’era di cuccia
cosa guardava per prendere il colore, so
come si chiama, come si schiava, socome
e seppellito, l’hai seppellito, giù”
e parlo troppo. E non si parla più.

*

Bere un aceto

Bere un aceto
umidamente e
umilmente, discreto
nei mesti tattili a papille
divieto bere un aceto
ma me lo mettono sotto davanti
bicchiere cristallo di vetro vero
ah! beverlo duro
con le note pensanti, quelle di vite, quelle
frizzicanti, acedule, disagranti
bere ’sto aceto a tratti
spiccano i toni alti, il sentore
d’aneto, la lilli del basilico
la mela, l’agrumeto, bere questo
un aceto, bloccato al legno cedro
inchiodato all’abetaia
in una stravolta schifa sete
ero.

__________________________

Silvia Molesini vive e lavora come psicoterapeuta a Costermano. Ha pubblicato le raccolte Nuova noia (Ibiskos ed. 1987), L’indivia (Campanotto ed. 2001), Il corpo recitato (I figli belli ed. 2004), Lezioni di vuoto (Liberodiscrivere ed. 2006), Cahier de doléances (Samiszdat 2009), 13 algebriche mistiche (voici la bombe 2010). Un Es opaco (Amazon, 2014) e Mazzo di fiorellini (Oèdipus, 2016). È presente in diverse antologie, su riviste letterarie , fascicoli e siti web (Le voci della luna, Filling Station, L’ortica, Critère, Niederngasse, Progetto Babele- Il foglio letterario- Historica, Absolute Poetry, Lettere Grosse, La dimora del tempo sospeso, Podcast di Poecast, La poesia e lo spirito, Private, Tellusfolio, Nuove Tendenze).  È stata segnalata in alcuni concorsi di poesia (nel 2008 : con Esanimando al Premio Montano e al premio Mazzacurati/Russo con Cahier corpo piccolo ). Letture su http://www.myspace.com/molesini (Alle quattro e venti circa) e su http://www.youtube.com/molesini.

 

Nerina Garofalo narrative thinker, esordisce nel 2008 con La circoncisione delle parole (Format, Novi Ligure). Con Giuseppe Varchetta pubblica On s’est reconnus, Paris (Edizioni del Foglio Clandestino, 2014) e Complice lo spazio (in «Educazione sentimentale» Franco Angeli, 2016). Con Maurizio Puppo, A teatro con Nerina – 10 monologhi in cerca di voce (Lulu, 2015) Ha collaborato come autrice e curatrice con l’editore Gianmario Lucini. Suoi testi sono presenti in riviste, raccolte e antologie. Opera come Formatrice, Personal e Corporate Coach, Social Dreaming Host. Il sito personale è http://www.nerinagarofalo.net. Cura in progress una rassegna critica su http://www.nerinagarofalo.com.

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2 thoughts on “Silvia Molesini, un recinto informa di rosa

  1. Pingback: Silvia Molesini, un recinto informa di rosa– Su Samgha – Bergasse Stress … strascichi del millenovecento

  2. Ciao :) ho trovato il tuo blog tra i suggerimenti e mi è piaciuto parecchio, ho deciso di seguirti. Se ti va di dare un’occhiata al mio sarebbe un piacere. Un saluto, Yashal 😊

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