Interviste/Saggi

Intervista a Egidio Chiarella autore di “Sui sentieri del vecchio Gesù”

                                                                                                                                                                                                                          di Teresa Caligiure

volto-libro-viewerSui sentieri del vecchio Gesù è il titolo dell’elegante volume di Egidio Chiarella, pubblicato pochi mesi fa dalla Casa Editrice IF – Press  Roma. Autore della prefazione è Mons. Costantino di Bruno, noto e raffinato teologo, assistente ecclesiastico centrale del Movimento Apostolico, esorcista, che negli anni molto ha scritto sullo studio della Parola, con la costanza e con l’umiltà di chi svolge quotidianamente un’instancabile attività di pastore e di profondo conoscitore dell’animo umano. Il libro prosegue con la presentazione di Antonio Gaspari, giornalista e direttore di Zenit, sito di informazione cattolica di portata internazionale. Conclude il saggio il prezioso contributo di Padre Paolo Scarafoni, Rettore dell’Università Europea di Roma.
Il volume risulta notevole per il settore tematico cui appartiene, in quanto attesta la conversione di un uomo che, ponendosi apertamente dinnanzi allo specchio della verità, accetta di mettere in relazione la propria esperienza umana, lavorativa e culturale, con la “novità” del Vangelo. Chiarella non fa della  propria scrittura un’apologia, egli affronta piuttosto eterogenee dimensioni dell’esistenza per introdurre il lettore ad un pregnante messaggio: l’uomo contemporaneo ha bisogno di stimoli forti che lo risveglino, poiché cuore e intelletto sono intorpiditi e stanno annichilendo la cognizione dell’individuo e conseguentemente di Dio. Il libro, che sviscera gli argomenti con schiettezza e profondità, si compone di una serie di brevi, ma intensi, capitoli che coniugano il messaggio teologico con le dinamiche del mondo moderno, rimarcando la necessità di rispettare la realtà che ci circonda: dall’ambiente, alla scuola, dagli affari pubblici, sino alla dimensione più intima dell’animo. L’unica modalità che ci permette di riscoprire la Verità di Cristo.

L’aggettivo “vecchio”, affiancato al nome di Gesù, è risultato provocatorio. Perché?

In molti mi hanno rimproverato per questo titolo che appare sconcertante nell’immediato, come scrive Padre Paolo Scarafoni, ma che invita ad interpretarlo come un preciso riferimento ad un vecchio amico, che non tradisce mai. Accolgo tale osservazione sempre positivamente, perché di fatto sollecita un approfondimento in merito. Quando si afferma che Gesù non può essere definito “vecchio” vi è molta ipocrisia, poiché spesso tale affermazione appartiene a coloro che di Gesù parlano solo la domenica o nei convegni di quartiere, ricoprendo “la luce del mondo”di vecchie regnatele. Nella prefazione del teologo Costantino Di Bruno, dal titolo “Lettera al vecchio Vangelo”, si legge: «Nonostante la tua bellezza e eterna attualità, gli uomini ti snobbano, ti citano maldestramente, si servono di te per affermare le loro eresie, usano qualche tua frase per ratificare teorie infernali. Tu sei il libro più falsificato della terra». Questa citazione fa comprendere ai lettori il senso dell’aggettivo, pur forte, che ho voluto accompagnare al nome di Gesù. Il teologo utilizza diverse e singolari parole nell’immaginare questa insolita missiva, che ci aiutano a carpire il significato vero del termine in esame:  «Tutto sembra svanire nel vuoto. È come se ogni cosa fosse inghiottita da un buco nero. Tu invece, caro vecchio Vangelo (Gesù), rimani sempre nuovo, attuale, vero, intramontabile, senza mai invecchiare. Di te si può dire, parafrasando il Salmo, che resti sempre lo stesso. Per te gli anni non passano, non trascorrono». Il vecchio Gesù rimane nell’attualità che si rinnova e apre ogni giorno le porte alla speranza tradita dagli uomini.

Come inizia il suo percorso spirituale?

Dopo anni di successi e di consensi significativi in diversi campi, attraversando un momento di grande tumulto interiore, ho avuto la possibilità di immergermi nella verità evangelica. Grazie al mio teologo,che ha curato la prefazione del libro ed è oggi la mia guida spirituale, mi sono aperto ad una conversione autentica del cuore. Tutto questo dopo anni di vita cattolica curata spesso nelle sue forme esteriori e ritualistiche, ma non nella sostanza del messaggio cristiano. Non ho mai avuto indugi nel dichiarare che mi stavo perdendo, non per la posizione sociale ed economica, piuttosto per la mia dipendenza da uno stile di vita lontano dal Vangelo e dalla sua sconvolgente verità. Da cattolico praticante avevo bluffato con me stesso e con Dio. C’è anche da dire che per ben tredici anni, prima di intraprendere il dialogo con  Mons. Di Bruno, avevo evitato di seguire l’invito ad iniziare un cammino spirituale.

Come nasce l’idea del libro?

Ascoltando le omelie del teologo Di Bruno, seguendo la sua catechesi,[1] dialogando con lui su numerose problematiche, personali e pubbliche, ho maturato l’idea di trasferire agli altri, in piena umiltà, quanto di straordinario stavo avvertendo, convinto che il prossimo va sollecitato nell’animo, affinché diventi consapevole delle sue scelte di vita. Nonostante avessi scoperto la Parola dopo troppi anni, ho compreso che essa libera e guida oltre le macerie della storia e delle mille tentazioni che, da sempre, portano l’uomo a sprecare le meraviglie della vita. L’incontro con il direttore di Zenit, Antonio Gaspari, ha fatto il resto. Per un anno, ogni settimana, su questa agenzia cattolica internazionale, sono state pubblicate le mie riflessioni su quanto vivevo; le stesse sono diventate i capitoli del libro, che di fatto nasce sul web.

Perché il libro è rivolto a tutti e non esclusivamente ai lettori credenti?

Poiché  “ognuno di noi si può salvare”….. Con questa frase ho voluto cominciare uno dei capitoli del mio volume.  Si tratta di una certezza che nasce con l’uomo stesso e va oltre la sua condizione culturale, sociale, religiosa o economica, rendendolo libero dalle insoddisfazioni terrene, create spesso artificiosamente per annientare la forza interiore che ognuno possiede, difficile da sottomettere altrimenti. Cristo non viene a salvare una nazione o una parte del mondo. Gesù, che non è stato accettato all’epoca dai sacerdoti e dai farisei, falsamente depositari del verbo di Dio, è venuto per liberare e redimere l’uomo, il quale, durante il suo cammino strettamente personale, sentirà  la chiamata del Signore, destinata, prima o poi, a tutti e non solo agli eletti. Una verità evangelica questa, che va al di là anche degli errori della Chiesa stessa nel tempo, che non la delegittima nella sua missione, ma ne insanguina le sue ferite. Papa Francesco è il “medico” mandato oggi dal Signore per curarle. Mi auguro che si dia, perciò, voce alle periferie, alle parrocchie dimenticate, ai laici credenti o in cammino, ai sacerdoti che nel silenzio, nella sapienza e nell’umiltà quotidiana, guidano il gregge lontano dai mille lupi presenti nel bosco della vita.

Oggi che le nuove tecnologie hanno un potere smisurato nel mondo dell’informazione, come avviene la manipolazione della Verità?

Nonostante milioni di funzioni e innumerevoli omelie, l’ateismo cresce e il cristiano si ferma ai precetti comandati. Si ferisce il corpo necessario della Chiesa, inteso come carne viva di Cristo. Perdiamo noi credenti che siamo Chiesa attiva, al di là del compito in parrocchia. Troppi ministri della verità alzano la voce attraverso il “ministero del megafono”, orgoglio del loro modo di comunicare, ma senza toccare i cuori o far germogliare i semi nascosti nell’animo dell’uomo. Il Papa richiama alla coerenza della vita rispetto al Vangelo annunciato e al coraggio del cristiano troppo “inamidato” e tiepido nel parlare di Dio. Non sono essenziali proclami, anche se biblici, serve piuttosto gridare quanto Lui sia grande nella nostra vita. La manipolazione della Verità è frutto della malvagità  e rappresenta l’immagine più chiara del novello satana, che utilizza il germe della distorsione dei fatti, per guidare la storia verso confini apparentemente sicuri, ma sempre esposti alle rovine più grandi. Tutto questo si verifica in campo politico, culturale, ambientale, religioso, comunicativo e nella vita privata. Massacrare la Verità, per salvare le proprie convenienze o di gruppo, significa sotterrare il Vangelo, anche se poi si applaude il pontefice e si partecipa alle veglie di preghiera. Ritengo che gridare la verità non ne attesti l’autenticità.

Lei scrive “senza l’ascolto siamo vecchi”. Cosa intende per silenzio?

Gesù ci chiede, nella preghiera, di immergerci in un silenzio assoluto, in ascolto del Padre con il cuore pieno della sua Parola. Un silenzio che azzera il volume dei suoni terreni e alza quello dei palpiti interiori, che legano l’uomo al cielo. Papa Francesco, insediandosi,  ha chiesto il silenzio a migliaia di persone, per pregare assieme Maria Vergine. Un chiaro segnale ad una società che vive e pensa nel rumore. Sant’Agostino, nel quale si ritrova l’uomo tormentato dei nostri tempi alla ricerca di una conversione teologica, che precede quella morale, ci insegna a pregare: “Aut mali,aut male,aut mala”: non si prega bene nella cattiveria, nel disordine interiore, nel rancore verso il prossimo. Il mondo di oggi invecchia sempre di più, proprio perché ha perso il piacere dell’ascolto. Senza ascolto l’uomo rischia di non porsi più in una dimensione di contemporaneità. Ascoltare la voce di Cristo oggi significa capire il vento del cambiamento in qualsiasi settore del quotidiano, evitando così di essere “fuori mercato”. Il Cristiano che non sa ascoltare la Parola di Cristo, non può attualizzare Dio nella storia e non può aiutare nella conversione chi  non conosce il Vangelo. Chi crede è responsabile della salvezza del prossimo.
Per saper ascoltare è necessaria un’autentica conoscenza di sé. Siamo privi della scienza di noi stessi e rischiamo di procedere contro natura, persino contro la storia della nostra stessa persona. Saper ascoltare racchiude il senso alto della giusta lettura della storia. Si legge in modo equo tutto ciò che esiste oltre noi, solo se si conosce perfettamente la forza generatrice che ci appartiene. I danni che abbiamo attorno riflettono la vita di una società, degradata interiormente, caduta in un relativismo che non parte da un corretto ascolto di sé, ma che costruisce nuovi vitelli d’oro per tentare di arginare i transitori sensi di colpa della coscienza.

 Qual è il valore che assume il tempo dedicato alla preghiera?

La preghiera che Cristo ci insegna non conduce mai l’uomo lontano dal suo mondo, dalle sue responsabilità, dalla sua missione terrena, dal suo mistero personale. Come spiega il teologo Costantino di Bruno,il tempo dedicato alla preghiera è fondamentale per riattivare le giuste direttrici per una vita, spesso disastrata e rotta, incapace di ritrovare la sua verità, perché attratta dalle sirene di un mondo che nasconde Dio. A questo pensiero si intreccia la regola agostiniana della preghiera, che trova nella frequenza la sua stessa perfezione.

Chi è Cristo oggi? (Quel “vecchio” Gesù?)

L’uomo vive oggi non solo una crisi economica, ma soprattutto una crisi interiore, per cui egli sfugge alla dimensione spirituale che gli è propria. Tale decadimento ha spinto la società a perdere il controllo dell’attuale declino pubblico. Senza quel “vecchio” Gesù rischiamo di perderci nell’additare chi ha maggiori responsabilità riguardo allo sfascio generale e chi ha sperperato il massimo del denaro dei contribuenti. E poi? Necessita un uomo nuovo che cammini con Cristo visibile per tutti. Bisogna tornare al Vangelo e non vergognarsi di viverlo, attraverso il suo messaggio che illumina le nostre azioni. Gesù, con le sue parabole e i suoi insegnamenti diretti, ha offerto all’umanità le vie per poterlo incontrare, vedere e raggiungere. Cristo non va cercato nell’invisibile, perché si rischia di fuggire dalla realtà, bella e dura, che ci circonda e di evadere per non mettersi in gioco e assumersi le proprie responsabilità. Incontrare Cristo visibile è tutto l’opposto.                              
Chiudo con il pensiero di Mons. Di Bruno, che ho scelto per la copertina del libro e che riflette l’urgenza dell’autentica mediazione di ogni cristiano nella Chiesa, per condurre il mondo Sui sentieri del vecchio Gesù ed avviare, finalmente,  un tempo di pace e di vera giustizia tra gli uomini: «Il mondo moderno non può essere condotto a Cristo dalla sola mediazione sacerdotale. Urge la mediazione capillare di ogni cristiano. È però la storia che accredita il cristiano. Chi vuole essere riconosciuto vero cristiano deve illuminare la storia con opere nuove. Il cristiano mostra nella storia di essere nuovo in Cristo Gesù e l’uomo conosce, vedendola, la sua verità e diviene libero».

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foto chiarella*Egidio Chiarella, pubblicista-giornalista, fa parte della redazione di Zenit.org – Roma (http://www.zenit.org/it). Ha conseguito la laurea in Materie Letterarie con una tesi sulla Storia delle Tradizioni popolari all’Università di Messina. È stato componente dell’Ufficio legislativo del Ministero dell’Istruzione, della ricerca e dell’Università. Docente di ruolo di Lettere presso vari istituti secondari di I e II grado a Lamezia Terme (CZ). Dal 1999 al 2010 è stato Consigliere della Regione Calabria. Proviene dalla Scuola Cattolica di Formazione all’impegno sociale e politico. Si è occupato, tramite il Centro Studi “Segnali Mediterranei”, di Minoranze Linguistiche e ha diretto per dieci anni il comitato di gestione per il volontariato in Calabria, sostenuto dalle Fondazioni Bancarie Italiane (ACRI). È autore del romanzo La nuova primavera dei giovani, Edizioni Ibiskos, 2011 e del saggio Sui sentieri del vecchio Gesù, Edizioni IF-Press, Roma, 2013. www.egidiochiarella.it

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2 thoughts on “Intervista a Egidio Chiarella autore di “Sui sentieri del vecchio Gesù”

  1. Una bellissima testimonianza di una autentica conversione del cuore, perchè “ognuno di noi si può salvare”. Grazie e continui così Professore!

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