Frammenti di scrittura/Poesia

Frammenti di scrittura: “Oggi all’Hospice. Quando un luogo diventa persona” poesie di Dianella Bardelli

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di Dianella Bardelli

Scrivo molte poesie che raccolgo in due blog; alcune nel 2008 le ha pubblicate l’editore Raffaelli, la raccolta si intitola Vado a caccia di sguardi. Sono poesie di stampo naturalistico e hanno quasi tutte a che vedere con i dintorni campestri del luogo dove vivo e con il mio approccio al Buddismo. Poi ho continuato a scriverle, sono il mio diario personale su quel che accade dentro e fuori di me; sono una forma di testimonianza. Quest’anno ho raccolto in un libretto autoprodotto al computer tutte quelle che sono il frutto di un mio piccolo volontariato presso l’Hospice di Castel San Pietro Terme, vicino a Bologna  per un progetto chiamato “Il thè del mercoledì”.  Si tratta di questo: ogni mercoledì pomeriggio noi volontari offriamo ai pazienti, ai loro visitatori, e al personale sanitario presente libero da impegni, thè, caffè, dolciumi vari e soprattutto compagnia e chiacchiere. Il tutto avviene nella bella tisaneria dell’Hospice.

Le poesie contenute in Oggi all’Hospice quando un luogo diventa persona, sono tutte nate prima o dopo ogni mercoledì pomeriggio, in macchina, appena arrivata a casa, o prima di entrare all’Hospice stesso. Sono poesie che  rivelano, esplicitamente e senza mediazioni estetiche, stati d’animo personali. Cercano cioè di raccontare e trasmettere cosa significa, per chi non abbia una formazione professionale ad hoc, essere così vicino alla sofferenza e alla morte.  Ci ci sente coinvolti, a volte impotenti eppure ci si sente utili. Ecco perché si continua ad andare all’hospice. Non è una grande opera la nostra, eppure ci dicono che il Thè del mercoledì sia una cosa utile,  una cosa che “fa bene” a chi viene offerto, che si tratti di pazienti, visitatori o personale del reparto. I componimenti testimoniano anche i motivi superficiali e meno superficiali che mi hanno portato già da alcuni anni a frequentare l’Hospice. All’inizio fu il bisogno di avvicinarmi alla morte in  maniera non teorica e generale, ma concreta; andare dove la morte avviene, dove la morte si vede mentre accade, in chi accade. Quello che di me  mi stupì fu che ebbi fin da subito la sensazione di trovarmi in un “luogo amico”, un luogo del dolore, sì, ma anche del suo sollievo. Infatti gli Hospice sono i luoghi delle cure palliative, che prima di tutto cercano di eliminare il dolore fisico e poi anche quello psicologico  grazie alla presenza di psicologi specializzati.

Ora ho un altro tipo di consapevolezza rispetto a quel bisogno che mi aveva inizialmente portato all’Hospice. Intanto ho capito che la vicinanza all’altrui morte non allena alla propria; però ci si familiarizza, non con l’idea ma con la realtà della propria morte. Un po’ quello che faceva Allen Ginsberg in India negli anni ’60:

Allen Ginsberg andava ai Gat di Calcutta 

Allen Ginsberg andava ai Gat di Calcutta
dove la gente arrivava morta
e veniva bruciata su grandi pire –
ci andava per abituarsi a morire
per abituarsi all’idea di cos’è morire
essere morti –
era la sua terapia
la sua scuola di formazione –
dal punto di vista egoistico
vado per lo stesso motivo
all’Hospice
dove la gente è malata e muore –
poi c’è l’altro motivo:
che lì, non so perché,
sto bene

***

L’idea della mia morte non la scaccio più, ma questo non vuol dire che per me sia diventata una cosa normale. Ora il mio piccolo volontariato all’Hospice è meno pieno di entusiasmo per me stessa, ma al contrario  è po’ più carico di semplice attenzione verso gli altri; questo almeno è quello che cerco di fare.

A volte

A volte sono piena di timori
per me, per loro
per cosa dire
e cosa fare
offrire il thè caldo o freddo
o invece non offrirlo
e attendere
un loro cenno
una loro disponibilità –
nei momenti migliori
sto con  quello che c’è lì
senza richieste, aspettative
è la tavola apparecchiata
che fa il grosso del lavoro

***

Soprattutto all’inizio, quando cominciai ad imparare a conoscere  le persone che lavorano e vivono all’Hospice, le loro amorevoli cure,  i riti e gli usi di questo luogo, capii che quello che si pensa “fuori” degli Hospice non è vero; non solo i luoghi dove si muore. Come mi disse la psicologa che allora era presente nell’Hospice:

“Mi piacerebbe sfatare il luogo comune che negli Hospice si va a morire; è un luogo dove si vive, c’è vita, d’altra parte si muore in tutti i reparti, e fuori dagli ospedali… semplicemente l’Hospice è un posto più raccolto”. (http://www.lankelot.eu/letteratura/bardelli-dianella-hospice-di-castel-s-pietro-terme-assistenza-domiciliare-integrata-inte).

Su questo tema scrissi “Muri”:

Muri

L’emozione che ti viene
è come un’onda
con la quale vorresti abbattere
questi muri
e la costruzione stessa
e permettere
a quelli di dentro
di stare con quelli
di fuori-
abbattere questi muri-
o almeno costruirne
di trasparenti
che si possano
attraversare con una mano-
che siano liquidi
fatti di uno strano materiale
non ancora inventato
ma che lo sarà-
in cui
vita-malattia-morte
non siano così
crudelmente separate-
vedere il mare
assaporare con la mano
la sabbia-
sentire il vento
fino all’ultimo-
fino all’ultimo
minuto
secondo
fino all’ultimo respiro-
vivere insomma-
prima e anche dopo la morte       .

***

Interessandomi di buddismo tibetano ho sentito molte volte Lama e insegnanti parlare di Impermanenza. Ma quando esci dal discorso teorico e l’impermanenza la vedi, la tocchi, succede questo:

Impermanenza

Si parla di impermanenza-
la si definisce
la si descrive
come si fa con i fatti-
i fatti verificabili della vita-
ma c’è anche il sentimento dell’impermanenza-
quando tutto esplode, si dissolve
si rompe:
legami, viaggi, oggetti
discorsi
insomma tutto ciò
di cui è fatta la nostra vita-
voglio dire
che quando la tocchi
davvero
non è così semplice
asettica evidente
come quando la senti descrivere
o la descrivi-
come quando la senti insegnare
o la leggi-
quando ti capita
o gli capita
quando la vedi capitare
allora c’è anche
il sentimento dell’impermanenza
ed è tutta un’altra cosa, amici-
allora è perdita
non solitudine
neanche cenere
perché non c’è qualcosa
che si distrugge
non c’è distruzione-
tutto rimane lì
è esistito- esiste ancora,
ancora per un po’ –
ma c’è già perdita
nel senso letterale della parola:
una cosa che si perde-
e allora
volgi lo sguardo al cielo
alle nubi
per assorbire
anche questa perdita
questa separazione-
siamo tutti oggetti
a cui teniamo
e man mano perdiamo
e non troviamo più

***

Osservando medici, infermieri e tutto il personale sanitario, osservando gli ammalati e i miei colleghi volontari spesso mi meraviglio:

All’Hospice

E’ come se i gesti
avessero un modo diverso
un valore diverso
come se anzi
qui acquisissero un valore
che altrove
non hanno più
o non hanno mai avuto –
gesti di mani
di occhi
di mente –
gesti
che qui hanno un peso
perché nulla qui è per caso

Natale all’Hospice

A volte
basta
stare uno accanto
all’altro
senza neanche
guardarsi
senza neanche sapere
che si è vicini di sedia
mentre si ascolta un canto di Natale –
a me è bastato

La preghiera

Ho pregato per lui
abbiamo pregato per lui
e tu hai detto
preghiamo anche per te –
facciamo circolare preghiere –
sono il saluto semplice
al mondo

***

Poi c’è il dolore, quello dei pazienti e quello dei loro familiari:

***

La prova interiore

Com’è guardarsi
negli occhi nella malattia?
Temere per lui/lei
trattenere la disperazione e il pianto
gioire del suo sorriso
che scaccia la morte nera
la fa per un attimo
bianca di luce –
voglio le prove
voglio dentro di me le prove
della nostra
prossima vita

***

Riferimenti internet:

http://poesiaprosaspontanea.wordpress.com/category/hospice/

http://www.lankelot.eu/letteratura/bardelli-dianella-hospice-di-castel-s-pietro-terme-assistenza-domiciliare-integrata-inte

http://www.volontariato-cspt.org/vinco-club.htm

è possibile ricevere l’intera raccolta in formato digitale, richiedendola al seguente indirizzo mail: dianella.bardelli@libero.it

 

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2 thoughts on “Frammenti di scrittura: “Oggi all’Hospice. Quando un luogo diventa persona” poesie di Dianella Bardelli

  1. Una poesia scevra da intellettualismo proprio perché la morte non sopporta artificiosità e labirinti mentali. L’ ispirazione assolutamente sincera sobria e accorata mi ha conquistato. Tutto essenziale e vero come le camere degli ospedali.

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