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Librazione di febbraio – Vanni Santoni

di Diego Bertelli*

pprecariPer arrivare in treno da Firenze a Faenza ci sono due possibilità: la prima è passare da Bologna; la seconda, invece, è attraversare il Mugello partendo da Santa Maria Novella o salendo alla stazione di San Marco Vecchio, a Le Cure. Optando per questa scelta non si deve cambiare, ma per giungere a destinazione ci vogliono quasi due ore di viaggio. Si tratta di un tempo sufficientemente lungo per leggere dall’inizio alla fine Personaggi precari di Vanni Santoni (Voland 2013, postfazione di Raoul Bruni).

Devo ammettere che nel mio caso la lettura è avvenuta in una circostanza del tutto particolare. Dopo aver interrotto per almeno due o tre volte il cruciverba a schema libero della persona con cui viaggiavo per condividere alcuni dei personaggi di Santoni, mi è stato detto: «perché non me lo leggi tutto a voce alta»?

Cominciando dai nomi, e proseguendo attraverso le microdescrizioni di quei personaggi, non posso nascondere che una modalità di lettura come quella sia risultata la più efficace per la comprensione del libro. Più andavo avanti, più era chiaro che nella mia mente si era formata una scena: su uno sfondo completamente nero, un personaggio dopo l’altro, col solo volto illuminato, appariva e scompariva da una parte e dall’altra delle quinte: il tempo della sua presenza coincideva con quello del racconto.

La cosa che mi interessava maggiormente era distinguere la “vita raccontata” dal “racconto della propria vita,” ossia la distinzione tra due voci: quella del narratore e quella del personaggio che si racconta. Sono infatti due i soggetti caratterizzanti Personaggi precari: quello di terza e di prima persona singolare, che si alternano e si intrecciano per descrivere momenti esemplari: «GIANNA. Ha comprato una casa in multiproprietà alle Baleari. Non ci andrà che una volta, da sola»; «ANGEL. Le otto della sera. Angel chiede a se stesso cos’ha fatto di utile oggi; “mi son fatto la barba,” si risponde, e ride»; «MARGHERITA. “A giudicare dai capelli queste son tutte più brave di me…”».

Personaggi precari richiede senz’altro un piccolo aggiustamento iniziale. È necessario leggere alcune pagine per familiarizzare con la struttura del libro e con le sequenze di vite con cui il lettore s’incontra. Superare l’apparente disordine della trama significa entrare in questa galleria di personaggi come si entra in una galleria di ritratti e autoritratti. Sono esistenze “precarie” in quanto slegate tra di loro nello spazio e nel tempo, rette soltanto dal valore della testimonianza che coglie sia il dato sensibile, esterno, sia quello più inconfessabile e intimo: «PENELOPE. Quando era piccola già dormiva nove o dieci ore a notte. Durante l’adolescenza è arrivata fino a tredici, poi, verso i vent’anni, sembrava essersi assestata. Invece ora che di anni ne ha ventinove, e vive sola, mantenendosi con delle rendite finanziarie, nel giro di pochi mesi è arrivata a dormire diciotto, diciannove e anche venti ore al giorno. Quando è sveglia, Penelope è sempre di ottimo umore»; « ANNAMARIA. Mentre la figlia Gaia è all’asilo, Annamaria – sentendosi un po’ meschina – le entra in camera, prende quel pupazzo di Woody Woodpecker che se tiri l’anello dice “eccomi qua!” oppure fa la sua tipica risata (Gaia l’anello lo tira di continuo) e con uno spillone lo pugnala quattro volte all’altezza del meccanismo»; «ISABELLA. La forza che spinge le gemme fuori dai rami ti porta altrove; quella che asciuga il terriccio e l’empie di crepe ti farà tornare. Riflessa nel vetro del treno non vedi che tua madre (e come lei ti spezzi)».

È nel cambio vicendevole di prospettiva, descrittivo o dialogico, dalla prima alla terza persona, che è data la possibilità di non dover assistere soltanto a ciò che Santoni crede necessario. È qui che ogni personaggio riesce a compiere quello che ho definito il “racconto della propria vita”. La parte più riuscita del libro risiede nella capacità che ha l’autore di mettersi a disposizione dei suoi personaggi, anche da un punto di vista linguistico. Santoni riesce a variare registro con grande naturalezza, alternando a momenti volutamente prosaici una profonda consapevolezza poetica, grazie alla quale il verso sorge senza alcuna stonatura: «FRANCESCO. Appena l’hai capita, questa città, e già ti opprime / tremi a pensare di girarla da solo, la sera, / per tema d’incontri, dover render conto a qualcuno / del tuo vagare o dei pensieri brutti. / Vorresti fosse di nuovo straniera / e la piangi come fosse già morta». Anche dal punto di vista specifico della versificazione, l’abilità dell’autore nel muovere la penna su toni così diversi tra loro, dal lirismo all’ironia («MIRKO. Nano, ma pinato. / Pelato, ma barbuto. / Punto, ma truccata») è sempre in grado di mantenere i personaggi coesi come gli elementi che compongono un collage.
Il riferimento più diretto per me è stato la copertina di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles. E forse questo affastellarsi tanto pop quanto simbolico di volti fra loro profondamente distanti è stato il pensiero sotteso al gesto di Claudio: «CLAUDIO. Dopo una mezza giornata su photoshop, Claudio è andato in copisteria e si è fatto la t-shirt che voleva, con Tex, Gramsci, Scirea e Grace Kelly». Proprio come nel caso dell’album dei Beatles, l’insieme corale di esistenze del libro rappresenta narrativamente un concept.

Nel caso di Personaggi precari si può riconoscere all’operazione di Santoni anche il valore di un esercizio di stile portato agli estremi; istrionismo narrativo perfettamente congeniato. Ma qualcosa che va ben oltre la capacità di cimentarsi in forme e stili fra loro così diversi garantisce al lettore un chiaro senso di famigliarità e appartenenza.

Lo sguardo di Santoni, col suo carattere enciclopedico, mette in gioco un tipo di conoscenza circolare e concentrica, che può essere ristretta e ampliata a piacimento; di questo libro, che è un documento del tempo, sarebbe bello vederne edizioni ampliate a discrezione dell’autore, senza alcuna scadenza precisa. In fondo, a interessarci veramente è il voyeurismo implicito in ogni descrizione: la possibilità di continuare a spiare nel tempo i pensieri di chi sa rendere, col massimo dell’egoismo, il massimo dell’altrusimo. È così che leggendo Personaggi precari, noi tutti sappiamo che è vero non soltanto quello che è stato più nostro, ma anche quello che non ci è mai appartenuto: «FEDERICA. “Ma quanto erano buoni, i piedi delle Barbie…?”»

1082254_10151595998948027_1615104595_n Le librazioni sono lievi oscillazioni della luna che rivelano all’osservatore terrestre margini del suo lato oscuro. Stupidamente, nella mia testa, sono anche le azioni che i libri compiono su di noi, rivelandoci sempre qualcosa, se è vero che il verbo rivelare vale tanto svelare quanto velare nuovamente. Potete leggere le precedenti puntate di Librazioni sul blog Tono metallico standard: http://tono-metallico-standard.blogspot.it/
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IMG_0130_1*Diego Bertelli vive e lavora a Firenze. Ha pubblicato saggi e articoli su riviste italiane e internazionali e su litblog come «Le parole e le cose», «Minimaetmoralia» e «Puntocritico». Collabora con la sezione secondo Novecento della «Rassegna della letteratura italiana», con la rivista «Atelier» ed è il curatore del sito ufficiale di Bartolo Cattafi (www.bartolocattafi.it). Nel 2005 ha pubblicato la raccolta di poesie L’imbuto di chiocciola (Firenze, Edizioni della Meridiana, Premio Astrolabio Opera Prima 2008). Nel 2011 è stato finalista al Premio Alinari con la raccolta inedita Lo stato delle cose in sospeso, uscita su Italian Poetry Review, 6, 2011. Un suo racconto, Il sogno di Amanda, è apparso in Toscani Maledetti, a cura di Raoul Bruni (Prato, Edizioni Piano B, 2013). Contatto: diegobertelli@gmail.com.
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